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Nel Palazzo della Comit una bellissima collezione del Novecento

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Nel Palazzo della Comit una bellissima collezione del Novecento

  • –di Silvia Anna Barrilà

Intesa Sanpaolo ha aperto oggi il secondo capitolo della sua collezione alle Gallerie d'Italia in Piazza della Scala a Milano, quello dedicato all'arte del Novecento.
In mostra ci sono 189 opere della seconda metà del secolo di 153 artisti tutti italiani. L'allestimento è curato dal professore Francesco Tedeschi, impegnato in un lavoro di catalogazione della collezione della banca: un patrimonio di circa 3mila opere provenienti dai diversi istituti di credito confluiti nel Gruppo negli anni, che permette in qualche modo di ripercorrere anche la storia bancaria italiana. In questo caso si tratta di opere provenienti per la maggior parte dalla Banca Commerciale Italiana, dal Banco Ambrosiano Veneto e dal Gruppo Sanpaolo IMI. Oltre a Raffaele Mattioli, furono Vittorio Corna e Giorgio Ferretti, capi del personale di Comit, a promuovere il collezionismo delle opere qui esposte, il primo a partire dalla metà degli anni '60, il secondo dal 1990.

ll luogo è proprio la sede storica della Banca Commerciale Italiana, convertita dall'architetto Michele De Lucchi in un luogo espositivo che per condizioni e luci potrebbe ospitare un Leonardo. "Un modo di onorare il passato della Banca Commerciale Italiana" ha detto Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

Le Gallerie d'Italia vanno ad integrarsi così nel tessuto urbano e nell'offerta artistico-culturale milanese completandola. L'assessore Boeri, nel suo intervento in conferenza stampa, ha parlato della creazione di una "Via dell'Arte" nel cuore di Milano, che nulla ha da invidiare all'Isola dei Musei di Berlino o alla zona intorno al Victoria & Albert Museum di Londra: 900 metri di via pedonalizzata da Brera fino a Palazzo Reale e Museo del Novecento passando per Piazza della Scala, con eventi e biglietterie comuni e programmazione integrata. Peccato che in questo sbocciare di musei privati, la Grande Brera ancora non decolla e riceve lo stop dal vincolo (D.Lgs. n. 42/2004) posto sugli edifici delle Ex-Caserme Mascheroni e Magenta dalla Direzione regionale per i Beni e le Attività Culturali della Lombardia, vincolo che rende "incompatibile la funzionalità di quegli edifici con le esigenze di spazi atti all'Alta Formazione Artistica dei quali l'Accademia necessità" come ha scritto Gastone Mariani, direttore dell'Accademia di Brera. Così rinviando il progetto di un Grande campus Brera.

Boeri intanto sogna un nuovo "Quadrilatero" a Milano e vi aggiunge la Casa del Manzoni, un progetto di rivalorizzazione che Intesa Sanpaolo si è impegnata a seguire in collaborazione con il Comune di Milano, che molto vuole puntare sulle Case Museo di Milano.
Tornando alle Gallerie d'Italia, i vertici di Intesa Sanpaolo non hanno rilasciato informazioni sul valore della collezione e sull'investimento per il restauro del Palazzo, definendolo un investimento accettabile per una superficie tale (8.300 metri quadri complessivi di cui 3.500 di superficie espositiva), ma hanno parlato di 1,5 milioni di euro di costi d'esercizio per entrambe le Gallerie.

Dal punto di vista delle opere in mostra, si parte dagli anni '50 con Burri e Vedova, passando per Fontana, lo Spazialismo, l'Arte Nucleare, MAC, e poi il rifiuto della superficie pittorica con Castellani e Manzoni, l'Informale, la Pop Art, l'Arte Povera e l'Arte Costruttiva fino ad arrivare agli anni '80 e '90. Intesa Sanpaolo ha smesso di acquistare da 15 anni: ora lo scopo è studiare e valorizzare ciò che già c'è. Tra gli highlight in mostra c'è una "Venezia" di Lucio Fontana di dimensioni molto grandi su fondo scuro con vetri colorati (una "Venezia" più piccola su fondo oro è appena stata venduta da Sotheby's a Londra per 1,9 milioni di euro) e "L'ora italiana" di Emilio Isgrò, a cui è dedicata una sala di approfondimento.

Su prenotazione si può visitare anche il caveau della banca, che è stato trasformato in un deposito di opere che verranno poi esposte a rotazione, ma senza una programmazione rigida. Anche questo aspetto di apertura è stato sottolineato da Boeri come emblematico, un segnale importante per la città, visto che a Brera il 50% delle opere non sono visibili.

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