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In Primo Piano

La crisi favorisce il mezzo. La crisi spinge a guardare alla fotografia come a un investimento sicuro. Spesa contenuta, piacere estetico altissimo, ottima rivalutazione nel tempo. A parlare con entusiasmo e una biografia che sostiene e nutre ogni parola, è Fabio Castelli, industriale, ideatore e direttore del MIA, Milan Image Art Fair, ma soprattutto collezionista raffinato e sensibile che da quarant'anni, anche fuori dalle congiunture economiche più difficili, ha guardato alla fotografia, molta italiana, come a un bene prezioso, imbattibile su due fronti: artistico – la raccolta di Castelli è pura luce – ed economico, vista l'incredibile crescita del mercato negli ultimi due decenni.
Forte del successo della passata edizione, Fabio Castelli ha quindi rinnovato all'interno di BolognaFiera la presenza di MIA Fair, il primo e più autorevole evento-mercato d'arte dedicato alla fotografia in Italia. Subito una cifra incoraggiante: alla rassegna del 2015 parteciperanno ben ventiquattro gallerie prestigiose, italiane e straniere, con nove presenze in più rispetto all'anno scorso. Di pari interesse, la scelta degli autori, ed è indicativo che accanto a personalità di riferimento internazionale, parliamo di Bill Brandt, Edward Weston, Ugo Mulas e Luigi Ghirri, le gallerie abbiano proposto con lungimiranza altri nomi, in fieri, alcuni già blasonati da premi importanti, tutti di sicuro talento e molto avvicinabili dal punto di vista economico. «La mia è una collezione didattica, che segue la storia della fotografia dal disegno fotogenico al contemporaneo. Ma negli anni ho sempre seguito con attenzione i nuovi autori. E posso dire di avere avuto il piacere di conoscere Gabriele Basilico, Olivo Barbieri e Vincenzo Castella, tra i tanti, e di acquistare i loro lavori quando non erano ancora personalità così famose. Il mio consiglio a quanti vogliano collezionare fotografia, dunque, è questo: guardare anche ai futuri maestri e avere fiducia, slancio e cuore. E in questa edizione, di incontri speciali ce ne saranno tanti».
Un tema, più di altri, sembra aver unito gli sguardi dei fotografi e dei galleristi, quello del paesaggio, forse il genere che oggi ci permette, specie nelle sue note più elegiache, un momento di riposo e di respiro. Nasce così, per esempio, il progetto di Mario Daniele, presentato dalla Must Gallery di Lugano, omaggio delicatissimo alle terre innevate delle Langhe. Per contrasto al bianco su bianco di questo poetico inverno, la galleria di arte contemporanea di Sabrina Raffaghello, a Milano, rilancia scurendo i toni con la natura tempestosa e neo pittorialista dell'inglese Michael Kenna.
Di nuovo luce, accecante, tanto da togliere ogni ombra agli oggetti e trasformare la geografia minima di una stanza in un luogo di illuminazione, perché assolutamente vuoto. Dove può avvenire oggi il miracolo della conoscenza di sé, se non nella cancellazione del superfluo e nel più grande silenzio? Muove da questo interrogativo il progetto di Luca Gilli, Blank – nella doppia lettura linguistica di "vuoto" in inglese e "bianco" in francese – rappresentato dalla galleria Weber&Weber di Torino.
Alla luce e al suo eccesso si affida anche Massimiliano Gatti, presentato dalla galleria RB Contemporary di Milano. Suo il lavoro intitolato In superficie, interpretazione personalissima di una campagna di scavo archeologico nel nord dell'Iraq. Accanto ai reperti di civiltà sepolte – un frammento di vaso che diventa il busto di un uomo – appaiono le vestigia di una guerra ancora in corso. Il paesaggio attira, consola, è bello in ogni stanza. Ma poi arriva la storia a chiederci di fare i conti e a ricordarci in quali tempi, spesso senza luce, viviamo.
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