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La «Vergine» del Carracci dall'asta di New York alla procura di Bologna

  • –di Gabriele Biglia

E' difficile enfatizzare l'importanza storico-artistica del pittore bolognese Annibale Carracci (1560 - 1609). Chi si trova a percorre sino in fondo la navata sinistra di Santa Maria del Popolo a Roma, ha difronte a sé la cappella voluta dal tesoriere papale Tiberio Cerasi, sul cui altare è collocata una delle pale più importanti del Seicento, l”Assunta” che Carracci dipinse nel 1601 in competizione con Caravaggio, che ai lati della stessa collocò due capolavori, la “Crocifissione di San Pietro” e la “Conversione di San Paolo”.
Non stupisce, pertanto, che una preziosa tela giovanile del maestro bolognese, raffigurante la “Vergine in preghiera” lo scorso 28 gennaio sia stata venduta per 965.000 dollari da Christie's nell'asta di dipinti antichi tenutasi a New York (Lotto 15), quasi triplicando il prezzo di aggiudicazione raggiunto poco più di un anno prima in asta a Vienna da Dorotheum (389.300 euro).
Sorprende, invece, che questo dipinto, fino alla metà del XIX secolo conservato a Palazzo Gnudi Scagliarini a Bologna, poi passato in mano ad un erede della famiglia, nel 2013 abbia potuto oltrepassare i confini italiani e venire messo all'incanto in Austria, per poi attraversare l'Oceano Atlantico e venire nuovamente messo in vendita a New York.
La conferma attributiva a Carracci è avvenuta nel 2013 dal professor Daniele Benati, ordinario di storia dell'arte moderna all'Università di Bologna che visionò direttamente l'opera. “Dorotheum - afferma Benati - è una casa d'aste seria e avrà verificato se il quadro era autorizzato a uscire dall'Italia. Se non lo ha fatto è un guaio, e sarà il Nucleo di Tutela del Patrimonio artistico a stabilirlo”.
Infatti, a seguito della recente denuncia del critico d'arte Vittorio Sgarbi, si è aperta sul caso una inchiesta conoscitiva della Procura di Bologna. Occorre però chiedersi perché la denuncia sia stata fatta solo ora e non nell'ottobre del 2013 quando il dipinto era ben visibile nel catalogo di vendita della casa d'aste viennese?
L'attribuzione a Carracci è stata sostenuta anche da altri studiosi come Keith Christiansen, curatore del dipartimento di dipinti europei del Metropolitan Museum of Art di New York, e Nicholas Turner, ipotizzando una datazione della tela tra il 1582 -1585, quando Annibale, insieme ai fratelli Agostino e Ludovico, era impegnato probabilmente nella decorazione del piano nobile di Palazzo Fava a Bologna.
Il catalogo di vendita di Christie's l'ha descritta come una importante riscoperta, la maggiore aggiunta al corpus pittorico dell'artista.
Com'è possibile allora che il dipinto non sia stato riconosciuto di particolare interesse storico-artistico dalla Soprintendenza, onde evitarne la fuga all'estero?
La domanda per la licenza di esportazione richiede rigorosamente la compilazione di una scheda identificativa dell'opera con tutte le informazioni in possesso da parte di chi ne fa richiesta, oltre un'immagine fotografica, in modo che i funzionari possano valutare la richiesta. Per consuetudine, trovandosi il dipinto in una collezione privata bolognese, la domanda sarebbe dovuta essere presentata alla Soprintendenza locale. Angela Cicogna Mozzoni, direttrice in Italia di Dorotheum, ha confermato che “è stata sottoposta regolare domanda di esportazione alla soprintendenza come avviene per tutte le opere d'arte che hanno più di 50 anni”, non volendo però indicare presso quale ufficio. Certo non quello della soprintendenza di Bologna: “presso i nostri uffici non è stata effettuata alcuna domanda per richiedere l'attestato di libera circolazione per l'uscita definitiva del dipinto” conferma Armanda Pellicciari, responsabile dell'ufficio esportazioni di Bologna. La domanda, pertanto, potrebbe essere stata sottoposta alla soprintendenza di un'altra città. Per quanto sia consentita questa procedura, solitamente le motivazioni sono quelle di fare richiesta a una soprintendenza meno attenta o preparata su uno specifico campo di studi, in questo caso la pittura bolognese del XVII secolo, per evitarne la notifica; oppure per ovviare lunghi tempi di attesa utilizzando un ufficio esportazioni che le case d'asta sanno essere particolarmente intasato di richieste.
In questo caso, occorrerebbe capire cosa c'era scritto di preciso sulla domanda: era indicato il nome di Annibale Carracci, visto che la tela era stata all'epoca già a lui attribuita? Oppure venne indicata una più generica dicitura, ad esempio “scuola italiana del XVII secolo”. Nel primo caso, la responsabilità ricadrebbe sui funzionari della soprintendenza e sul Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che hanno concesso il benestare all'uscita del dipinto dal nostro paese, nel secondo caso si ravviserebbero gli estremi del dolo.

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