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Biasi, un'esposizione al Marca rilancia l'opera e il mercato -

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Mercato dell'arte

Biasi, un'esposizione al Marca rilancia l'opera e il mercato

  • –di Stefano Cosenz

Grande attenzione ha attirato la personale inaugurata il 17 ottobre al Museo Marca di Catanzaro di Alberto Biasi (classe 1937), organizzata a cura della Fondazione Rocco Guglielmo e sostenuta dal finanziamento Por Calabria Fesr 2007/2013. “Start up & Environment”, che rimarrà aperta fino al 15 novembre, vuole dimostrare come una buona sinergia d'intenti tra le forze istituzionali e private possa realizzare una grande mostra in una città non al centro del mercato dell'arte. L'importanza di Alberto Biasi è ormai acclamata dal mercato nazionale e internazionale: tra le gallerie italiane che lavorano sull'opera del maestro si possono citare la Maab Gallery a Milano - anche riferimento per l'Archivio Alberto Biasi -, Dep Art, sempre a Milano e Tornabuoni Arte a Firenze e Parigi, infatti all'estero si occupano di Biasi anche The Mayor Gallery a Londra e Allegra Ravizza, Lugano.

“Alberto Biasi”, come ha dichiarato ad ArtEconomy24 Michele Casamonti, titolare di Tornabuoni Art a Parigi, che proprio all'inizio di quest'anno ha organizzato una retrospettiva dell'artista con più di 40 opere nella sua sede di Avenue Matignon con grande successo di vendite, “si distingue tra le avanguardie ottico cinetiche dei primi anni ‘60 innanzitutto per il fatto di essere stato un autentico pioniere e precursore del movimento, in secondo luogo per aver sperimentato sia materiali plastici come il PVC, sia per aver osato sviluppare esperimenti ottici con la luce come l'opera straordinaria Light Prisms del 1962 esposta alla Biennale di Venezia del 1964, ove la luce bianca si scinde nei colori dello spettro attraverso una serie di prismi. Infine non ha esitato a usare materiali inediti per gli artisti cinetici come ferro curtain, tessuti o la classica tela. L'interesse per l'arte cinetica vede Biasi nel novero di artisti estremamente ricercati dai collezionisti internazionali, come Soto, le Parc e Leblanc”.

Indubbiamente l'artista è un osservatore attento e acuto della realtà, capace di interpretare il mondo esterno, di coniugare arte e scienza, aspetti razionali e creativi, sperimentando nella sua lunga carriera artistica diverse strade. Un esempio vale per tutti: la sua arte ottico cinetica nacque nel 1960 con l'ombrello giapponese: “avendolo osservato da dentro e percependone una visione dinamica”, così l'artista ha spiegato a Teodolinda Coltellaro, del Comitato Scientifico del Marca, nella lunga intervista contenuta nel catalogo della mostra, “ne ho smontato e rimontato le stringhe di bambù per capirne la costruzione, poi l'ho rimontato, trasformandolo e creando quello che intitolai oggetto ottico-dinamico”.

La punta del suo mercato è rappresentata dalle opere ottico-cinetiche (da Christie's a Milano quest'anno il suo Ottico dinamico del 1961, stoffa e legno 84 x 84,5 x 7,4 cm ha realizzato 152.400 euro contro una stima di 20-30mila, mentre da Meeting Art di Vercelli nel dicembre 2014 un suo Rilievo ottico-dinamico del 1964, rilievo in PVC e inchiostro su tavola 128 x 56 x 4 cm è stato aggiudicato per 80mila euro) e dalle Torsioni. E a tal riguardo Michele Casamonti aggiunge: “diverse opere in transazione privata come in aste pubbliche ormai raggiungono la soglia dei 100mila euro; solo opere di piccolo formato e le più recenti si possono acquistare sotto i 20mila. Fa particolarmente piacere constatare che un gran numero di collezionisti delle sue opere provengono dal Nord e Sud America. D'altra parte, anche la mia esperienza alla fiera di Basel Hong Kong ha fatto registrare un altissimo interesse per i suoi lavori, specialmente le Torsioni monocrome”. Sicuramente il mercato di qualche anno fa fatto di opere storiche vendute per poche migliaia di euro è solo un ricordo. E come ricorda lo stesso artista, le sue opere negli anni '60 erano quotate tra le 100mila e le 450mila lire.

La mostra al Marca comunque ha inteso allargare la sua attenzione verso quei frammenti progettuali che portano in sé una parte della struttura mentale dell'artista, a volte più indicativi di quelli presenti nell'opera cosiddetta “maggiore”. Come ha osservato Marco Meneguzzo, curatore del volume sulla mostra, ”le opere iniziali, germinali, rappresentano possibili strade che avrebbe potuto prendere e che non mostrano quelle caratteristiche che lo hanno poi reso famoso. L'artista si è diretto subito verso una direzione dadaista-futurista che è risultata minoritaria, ma sempre presente nel gruppo N da lui fondato assieme a Manfredo Massironi, nel gruppo T milanese e in Azimuth. Le trame esposte alla mostra sono le antecedenti delle Torsioni e di tutto il versante ottico-dinamico: la sovrapposizione di fogli fustellati rappresentava un primo esempio di effetto ottico-dinamico, e non erano altro che i fogli usati nelle rastrelliere per l'allevamento di bachi da seta nel Veneto di allora, un esempio che dimostra la capacità dell'artista di osservare la natura. Nella stessa mostra è esposto il pannello nero a sfere bianche a movimenti eolici, progettato per la Biennale di Venezia del 1964, che doveva rappresentare la consacrazione della tendenza ottico-cinetica e che, invece, si rivelò un disastro di fronte alla vincente Pop Art americana. E così pure le tre tele nere del gruppo N, non firmate ma realizzate da Biasi, che rimandano con evidenza alle tele blu di Klein e che dopo essere state esposte alla galleria Apollinaire di Milano nel 1958 vengono inviate al Premio Marche e qui rifiutate”. Miglior fortuna hanno goduto gli “Environments” in cui sono messi al centro i sensi dello spettatore, dell'artista stesso e del progettista dei dispositivi: oggi i Light Prisms, sculture storiche 50 x 50 cm (con la luce), sono proposti dalla Maab Gallery di Milano, che è anche riferimento per l'Archivio Alberto Biasi, a partire da 130mila euro.

“Il percorso di Alberto Biasi è un percorso legato non a meccanismi commerciali ma alle esperienze internazionali di esposizione” precisa Michele Casamonti. “Dopo Azimuth nel 1960, si lega a Nuove Tendenze a Zagabria nel 1961, poi partecipa alla Biennale di Venezia nel 1964 e a The responsive eye al MoMA a New York nel 1965. Se l'arte ottico cinetica è stata meno al centro dell'attenzione a partire dagli anni Ottanta, essa è ritornata recentemente ad essere un target di musei, fondazioni e di importanti collezionisti internazionali”. E nella prossima asta di Sotheby's a Milano del 24 e 25 novembre saranno proposte altre due opere di Alberto Biasi che attendono la risposta del mercato, ciascuna stimata 60-80mila euro: Dinamico Visiva del 1967, PVC su tavola 80 x 50 x 4 cm, e Politipo del 1969, 60 x 60cm.

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