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A spasso con Michael Hawley a Paris Photo

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A spasso con Michael Hawley a Paris Photo

William Eggleston Untitled, 1976 stampa pigmentata d'archivio © Eggleston Artistic Trust, courtesy of ROSEGALLERY, Santa Monica Exhibitor : Rosegallery
William Eggleston Untitled, 1976 stampa pigmentata d'archivio © Eggleston Artistic Trust, courtesy of ROSEGALLERY, Santa Monica Exhibitor : Rosegallery

A Paris Photo, in scena dal 10 al 13 novembre 2016 nell'anno del suo XX anniversario, il collezionista americano Michael Hawley è arrivato con un gruppo di 40 amici e membri del PAC Los Angeles (paclosangeles.com), un'associazione di collezionisti di fotografia fondata nel 2012 che oggi conta oltre 300 affiliati. “Ci siamo conosciuti in un comitato che sosteneva il dipartimento di fotografia del Lacma Los Angeles County Museum (www.lacma.org), e quando è stato smantellato abbiamo fondato il PAC per diffondere l'interesse sul linguaggio fotografico ed educare al collezionismo” racconta. Iscriversi costa 200 dollari all'anno, deducibili al 98% secondo il sistema fiscale americano, e il PAC è un progetto su base volontaria che distribuisce tutti i suoi proventi.

Michael Hawley è un vero appassionato: ha una collezione di oltre cento opere fotografiche, e ad acquistare ha cominciato prima di diventare un imprenditore di successo nel marketing online di film hollywoodiani. “Erano gli anni '90 quando ho comprato la mia prima fotografia, uno scatto del 1973 di Dave Heath (1931-2016), indebitandomi per 2.000 dollari e i miei genitori mi guardavano con sospetto: dicevano che mi sarei ridotto a dormire su una panchina adornata da un'opera d'arte” ricorda sorridendo. Sul suo rapporto con l'arte non avevano tutti i torti: “Io non colleziono per speculare né per pagare un magazzino, vivo con le mie opere e la fotografia te lo permette perché la puoi appendere al muro” spiega.

A spasso in fiera. A Paris Photo ha visitato subito gli stand di Rose Gallery di Santa Monica (www.rosegallery.net/) e di Gitterman di New York (gittermangallery.com), che mostravano entrambi una selezione assai eterogenea di opere dei fotografi rappresentati. “È importante mantenere un rapporto con gallerie che coltivano il loro rapporto con i collezionisti, li educano e non li spingono verso acquisti non adatti alla loro sensibilità” spiega, e aggiunge: “ho conosciuto Tom Gitterman quando ancora lavorava per Howard Greenberg, sempre a New York, e Rose Shoshana, dell'omonima galleria, rappresenta Manuel Avarez Bravo, di cui esistono molte stampe da valutare attraverso uno sguardo esperto”.

Le tendenze. Oltre ai maestri della fotografia, Hawley ha esaminato le nuove tendenze, sempre più orientate verso sperimentazione tecnica e i processi, per cui l'immagine non è più una stampa ma rivela diversi livelli di intervento, anche tridimensionale. “La galleria Anita Beckers di Francoforte (www.galerie-beckers.de) ha presentato uno stand quasi interamente dedicato a Christiane Faser (1977; prezzi da c.ca 9.000 euro), giovane artista che traduce la fotografia in una scultura mescolando stampa, carta e oggetti” ricorda. Yossi Milo di New York (www.yossimilo.com/), invece, ha offerto una rassegna a tre, con le proposte di Marco Breuer (1966), Allison Rossiter (1953) e Chris McCaw (1971), tutte in un range di 10-30 mila dollari. “L'immagine ha ancora un rapporto con la realtà e quindi con la figurazione, ma è anche il prodotto di una bruciatura o dell'azione di agenti chimici su vecchie carte fotografiche” spiega il collezionista.

Nuove tecniche. Il rinnovato interesse del mercato per la tecnica e per ciò che si cela dietro le immagini offre lo spunto, inoltre, per riscoprire stampe speciali come cianotipi e fotogrammi nell'opera di fotografi non occidentali. “Paris Photo è la fiera fotografica più aperta alle esperienze non occidentali, e in questi dieci anni da quando ho cominciato a frequentarla ha sensibilmente allargato il suo orizzonte geografico” afferma Hawley. Così quest'anno il collezionista ha scoperto per la prima volta le solarizzazioni di Otono Sutezo (1905-88), affiliato al club fotografico Tampei e presentato in fiera da Mem di Tokyo (http://mem-inc.jp), che dello stesso gruppo - attivo negli anni '30 e ‘40 - rappresenta anche il più noto Shiihara Osamu (1905-74). “Per me è stato l'occasione di entrare in contatto, per un prezzo di poche migliaia di euro, con una tecnica che è stata al centro della sperimentazione modernista da Man Ray in poi” racconta.

Foto e Musei. Paris Photo di tentazioni ne offre molte, e per tutti i gusti. Hawley ha passato in città dieci giorni, per godere dell'offerta dei musei – primo fra tutti il Centre Pompidou (https://www.centrepompidou.fr/) - e concentrarsi poi sugli stand. “Eppure non basta se quando torni a casa non studi e fai ricerca su internet, dove le informazioni sono abbondanti e gratuite” spiega, e ammette: “non c'è collezionista che non incappi in qualche errore, ma il segreto per ridurre gli errori è aspettare e desiderare, perché l'impulso del momento può tradire anche il collezionista di lungo corso”.

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