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Beirut Art Fair: visitatori in aumento e molta arte politica

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MERCATO DELL'ARTE

Beirut Art Fair: visitatori in aumento e molta arte politica

Rabih Mroué, Leap into the Void (2011) Ourouba, The Eye of Lebanon Courtesy, collezione privata
Rabih Mroué, Leap into the Void (2011) Ourouba, The Eye of Lebanon Courtesy, collezione privata

Con 25mila visitatori (23mila nel 2016) si è chiusa l'8ª edizione di Beirut Art Fair(BAF) in programma a Beirut dal 21 al 24 settembre. Beirut è sempre stata considerata in Medio Oriente una delle capitali dell'arte e del design, nonché un luogo di incontro per curatori, artisti, operatori culturali e appassionati d'arte provenienti da tutto il mondo. Uno dei pilastri della scena artistica è la fondatrice e direttrice Laure d'Hauteville che, per questa edizione, ha portato a 51 il numero delle gallerie presenti, molte locali e regionali ma anche internazionali, provenienti da 23 paesi, con oltre 230 artisti che hanno esposto 1.400 opere d'arte.
Alla fiera tuttavia continua a mancare il sostegno da parte del Governo, mentre sono molto presenti le istituzioni bancarie. In particolare, BankMed è il main sponsor che - secondo Nicola Zanella, art advisor indipendente - fa acquisizioni soprattutto di arte locale, e Byblos Bankpresente in fiera con uno stand in cui espone opere fotografiche e organizza un premio dedicato alla fotografia.
Gli organizzatori della fiera hanno lanciato per la prima volta quest'anno un evento parallelo, Beirut Design Fair (BDF) , sponsorizzata da Credit Bank che ha riunito 44 designer libanesi, giovani e sconosciuti a livello mondiale. Come fa osservare Nicola Zanella «unire due fiere, quella d'arte e quella di design ha senso in quanto a Beirut al momento gli acquisti di opere d'arte più significativi, avvengono da parte di interior designer, architetti secondo quanto emerge dalle vendite che le gallerie hanno effettuato nei giorni di apertura».
Sostenuta da numerosi patron e collezionisti, che ogni anno prestano le proprie opere a mostre speciali senza scopo di lucro, il tema principale della fiera è stata la mostra Ourouba, The Eye of Lebanon curata da Rose Issa, che attraverso 62 installazioni, video, dipinti, fotografie, sculture e calligrafia di 39 artisti, provenienti da 20 collezioni libanesi privati riflette sulle preoccupazioni estetiche, concettuali e sociopolitiche che nell'ultimo decennio hanno interessato tutto il mondo arabo. Molti artisti in mostra sono del Libano, ma la curatrice Issa ha anche incluso opere di artisti siriani, iracheni, palestinesi, nord africani, armeni e sauditi. Alcuni artisti son tra i più conosciuti della regione, tra cui Ayman Baalbaki, Rabih Mroué - Walid Raad, Mona Hatoum, Marwan (Kassab-Bachi), Adel Abidin, Hanaa Malallah, Ahmed Matar e Mounir Fatmi.
«La presenza di gallerie straniere, in particolare dall'Europa - prosegue Zanella - è dettata dal fatto che molti dei loro collezionisti sono libanesi, soprattutto della diaspora (soprattutto Francia, Svizzera) o rappresentano artisti libanesi. Pochissimi sono i collezionisti provenienti dal Golfo e dalla Turchia, qualcuno in più dalla vicinissima Siria nonostante l'attuale situazione» conclude Zanella.
Le quotazioni delle opere sono mediamente alte e il mercato è molto chiuso, a causa dei dazi di import ed export elevati soprattutto per l'Europa e in misura inferiore per il Golfo e va segnalato che le opere comprate in Libano rimangono nel paese proprio per l'effetto dazi.
Tra le gallerie presenti Mark Hachem (sede anche a Parigi e a New York) è tra le principali gallerie libanesi propone una delle opere più costose, un dipinto dell'artista libanese Chaouki Chamoun con l'opera Flocking in Love (2017) in vendita a 145mila dollari. Altra galleria molto importante con sede a Beirut è Saleh Barakat, presente con opere dell'artista Ayman Baalbaki offerte fino a 200mila dollari.
Tra le gallerie estere più importanti e nuova entrata Nathalie Obadia (sede a Parigi e Bruxelles) con una serie di acquarelli su carta di piccole dimensione dell'artista turco Sarkis realizzati a Istanbul tra il 1963 e il 1964 erano in vendita a un prezzo compreso 19.500 euro e 34.500 dollari e sono stati quasi tutti venduti.
Altra galleria presente Analix Forever (Ginevra). La galleria svizzera «con uno stand molto raffinato esponeva le opere di tre artisti - racconta Zanella - tutti con riferimenti socio politici con prezzi che oscillavano dai 3.500 fino a 32.000 dollari per un'installazione fotografica in bianco e nero (edizione di ‘) dell'artista marocchino Mounir Fatmi». «L'artista - prosegue Zanella - è stato scelto dalla galleria perché fa già parte di collezioni libanesi e perché incluso dalla curatrice Rose issa, nella mostra Ourouba, The Eye of Lebanon» conclude Zanella.
Infine per quanto riguarda l'organizzazione non esiste un programma di ospitalità per i collezionisti stranieri, mentre una maggior attenzione è rivolta alle gallerie che sono invitate a partecipare ad incontri con i collezionisti e le fondazioni locali nel mese di maggio.

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