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ArtVerona: «La sfida dei collezionisti» parlaAdriana Polveroni

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Mercato dell'arte

ArtVerona: «La sfida dei collezionisti» parlaAdriana Polveroni

L'edizione 2017 di ArtVerona si è appena conclusa e il primo bilancio, confermato anche dai numeri, è positivo: 23mila visitatori, 221mila euro il valore delle opere acquisite in fiera, grazie ai premi e ai fondi d'acquisto. Ad Adriana Polveroni, direttore artistico della manifestazione, abbiamo chiesto di raccontarci questa prima esperienza.

Un bilancio della fiera: cosa ha funzionato e cosa deve essere migliorato? Le sfide future?

Direi che è migliorato il livello delle gallerie, con una maggiore spinta all'area contemporanea più di ricerca, ed è migliorato il display, che si presenta più “fiera” vera e propria senza rinunciare alla caratteristica che contraddistingue ArtVerona e cioè essere un appuntamento di mercato con respiro, con la possibilità di incontrare sul serio i galleristi accanto a realtà che non sono gallerie ma spazi indipendenti ai quali da quest'anno si sono aggiunti anche gli “artisti indipendenti” di Free Stage. Dobbiamo fare uno sforzo per migliorare e caratterizzare meglio il comparto del moderno e per sostenere ancora di più le giovani gallerie che credono in noi. Quindi, rafforzare quel collezionismo che già ci sostiene, indirizzandolo e ampliandolo a favore della ricerca contemporanea. Direi che intanto queste sono le prime sfide future.

Il tema “Viaggio in Italia #backtoitaly”, simbolo del fascino che il Paese ha esercitato e continua ad esercitare sugli artisti. Secondo Lei il sistema Italia difende e promuove il lavoro degli artisti italiani?
Penso che il sistema Italia sostenga poco e male i propri artisti, anche se finalmente si registra un'inversione di tendenza: come ad esempio la nascita un anno fa dell'Italian Council che però deve mettere meglio a fuoco la propria mission. La debolezza del sistema Italia è un discorso complesso dove ognuno ha le proprie responsabilità: i galleristi che spesso non propongono gli artisti italiani, i collezionisti che, a differenza dei collezionisti di qualunque paese, comprano più volentieri stranieri che italiani, i musei che a loro volta non fanno un lavoro convinto e realmente propositivo su di essi. Ci sono delle ragioni storiche (la nascita tardiva dei musei d'arte contemporanea) e di mercato (l'idea che con l'artista italiano difficilmente si realizzeranno delle plusvalenze) e sono fattori intrecciati tra loro. ArtVerona crede e punta sul valore dell'arte italiana, non solo privilegiando gallerie italiane che lavorano sui nostri artisti – e i dati delle vendite che hanno premiato soprattutto artisti italiani ci danno ragione - ma anche promuovendo il network Level 0, con cui si invitano i direttori dei musei d'arte contemporanea italiani a venire in fiera e a scegliere degli artisti con cui fare poi un progetto presso le loro strutture.

Al centro del progetto di ArtVerona, la figura del collezionista. Com'è cambiato in questi anni il collezionismo in Italia?
La risposta richiederebbe un manualetto sul collezionismo. Cerco di farla breve, ma spero non superficiale, dicendo che è cambiato nel senso di una maggiore visibilità, centralità, autorevolezza e, a volte, responsabilità. Da un lato perché il collezionista è uno degli attori del sistema con più possibilità di spesa e quindi, per certi versi, è centrale e autorevole di default. Dall'altro, la scarsa presenza di musei d'arte contemporanea nel nostro paese ne ha facilitato la visibilità e l'iniziativa, specie in termini di fondazioni legate al collezionismo. Per fortuna esiste anche un collezionista socialmente responsabile che crede in certi progetti: ho l'ambizione di pensare che ArtVerona sia uno di questi. Qui il collezionista acquista opere per una finalità precisa insieme ad altri collezionisti, le rende disponibili e dialoga con le istituzioni e i curatori più interessati al fenomeno. Il Consorzio dei Collezionisti delle Pianure, nato intorno ad ArtVerona, testimonia questa positiva evoluzione del collezionismo.

Con fiere d'arte che spuntano ogni anno come si fa a garantire e a mantenere l'interesse dei collezionisti?

Facendo proposte non fotocopia. Originali, quindi, e soprattutto sensate. E facendo anche fiere che si distinguano tra loro, con un carattere preciso.

E in Italia non ci sono troppe fiere d'arte contemporanea? Cosa ne pensa?
Il mercato non sempre riesce a sostenerle tutte, ma d'altra parte mi sembra che le quattro maggiori fiere d'arte moderna e contemporanea: Artissima, Miart, Artefiera e ArtVerona riescano a trovare e a soddisfare un proprio pubblico. Inoltre le fiere oggi non sono solo un appuntamento di mercato, ma anche occasione di approfondimento sullo stato dell'arte, luogo dove si incontrano vari attori del sistema.

Arte e impresa è un altro progetto che ArtVerona ha portato avanti. Può raccontarci gli sviluppi e gli aspetti economici in termini di risorse destinate all'arte?

Non posso raccontarne gli sviluppi e le risorse economiche perché sono questioni che affronteremo nei prossimi mesi. Mi limito per ora a sottolineare che Veronafiere è diventata partner quest'anno del Premio nazionale Cultura+ Impresa che, dall'edizione 2018, intende dare riconoscimento proprio a quelle aziende espositrici del suo portafoglio che nella propria attività business e di marketing, incrociano il mondo dell'arte e della cultura in senso lato. E direi che, anche con l'idea di far dialogare ArtVerona con le maggiori fiere come Vinitaly, Marmomac e Fiera Cavalli, Veronafiere parte con il piede giusto.

Curatrice e direzione artistica di Artverona: come si conciliano questi ruoli con una fiera che vive se prevale l'aspetto commerciale?
Si conciliano nel proprio modo di lavorare e di pensare. Se non fosse una parola troppo impegnativa, direi nella propria etica di lavoro, nel senso di cercare di fare anzitutto bene le cose che si fanno e, sia pure da mondi apparentemente lontani, di farle con coerenza. Aggiungendo che sono sempre stata convinta che il mercato sia un tassello irrinunciabile del sistema, con cui cercare di dialogare al meglio, senza farsi egemonizzare ma senza neanche demonizzarlo. W lo sguardo laico!

L'arte, a suo giudizio, può essere un considerata un investimento ?

Perché no? Lo è, nei fatti. A me interessa che non sia solo un investimento.

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