ArtEconomy24

Mps, Soprintendenza emana vincolo su tutte le opere d'arte

  • Abbonati
  • Accedi
arte e finanza

Mps, Soprintendenza emana vincolo su tutte le opere d'arte

Domenico Beccafumi, Sposalizio Mistico di Santa Caterina -  Dipinto Olio su tela - XVI secolo - cm 310 x 230 (Palazzo Chigi Saracini - Collezione: Ritorno alla luce)
Domenico Beccafumi, Sposalizio Mistico di Santa Caterina - Dipinto Olio su tela - XVI secolo - cm 310 x 230 (Palazzo Chigi Saracini - Collezione: Ritorno alla luce)

Per evitare sorprese la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo guidata dall'architetto Anna Di Bene si è mossa in anticipo. Spingono all'azione sia il sindaco di Siena Bruno Valentini che laFondazione Mps affinché la collezione d'arte, composta da 30mila lavori con un valore in bilancio 121 milioni non vada dispersa. Così qualche ieri la Soprintendenza ha fatto sapere che, in merito all'ipotesi di vendita delle opere d'arte di Banca Mps contenuta negli accordi presi con la Ue sul piano di ristrutturazione per il via libera agli aiuti di stato: “ha già avviato il procedimento e l'iter amministrativo necessario, emanando un nuovo vincolo per quanto riguarda i beni di interesse storico artistico di proprietà della Banca Monte dei Paschi, facenti parte della storica Collezione Chigi Saracini, vincolandoli come collezione indivisibile e pertinenziale al Palazzo Chigi Saracini in Siena”. Il vincolo è attivato dal CoRePaCu, la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale, nella quale siedono il Segretario regionale, Giorgia Muratori, con la funzione di Presidente, Andrea Pessina, Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le provincie di Pistoia e Prato; Luigi Ficacci, Soprintendete Archeologia, Belle arti e paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara; Andrea Muzzi, Soprintendente Archeologia, Belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno; Anna Di Bene, Soprintendente Archeologia, Belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, e Stefano Casciu, Direttore del Polo Museale regionale.

La nota, a firma della Soprintendente Di Bene, conferma che: «la stessa verifica è in itinere per tutti gli altri beni di interesse storico artistico che costituiscono i vari gruppi collezionistici presenti nelle varie sedi della Banca Monte dei Paschi. Anche questi beni – prosegue – a seguito di valutazione, saranno vincolati come nuclei collezionistici indivisibili, legati alla storica città di Siena», dopo aver richiamato come i beni storico e artistici di Mps siano tutelati “ope legis” nonostante il cambiamento della natura giuridica da Istituto di diritto pubblico a Spa. «La banca per quanto riguarda la gestione dei propri beni di interesse storico artistico era soggetto alle disposizioni della Legge di tutela n. 1089 del 1939 e quindi tutti i suoi beni tutelati “ope legis”. Il cambiamento della natura giuridica del Monte dei Paschi, da Istituto di diritto pubblico a Spa, non ha liberato dalla tutela “ope legis”, fino a che non sia espletata la verifica dell'interesse culturale di tali beni, come è disposto dal Dlgs 4 del 2004, art. 12» spiega la Soprintendente Di Bene ad ArtEconomy24. «In questo senso la Soprintendenza ha avviato gli atti amministrativi necessari. È stato già emanato il vincolo per quanto riguarda i beni di interesse storico artistico di proprietà della Banca Monte dei Paschi, che fanno parete della storica Collezione Chigi Saracini come collezione indivisibile e pertinenziale al Palazzo Chigi Saracini e lo stesso procedimento è in itinere per tutti gli altri beni di interesse storico artistico che costituiscono i vari gruppi collezionistici presenti nelle varie sedi della Banca Monte dei Paschi» conclude.

Il messaggio è forte e chiaro, già esisteva un vincolo di tutela sulla collezione, secondo la legge del 1939 e poi il Codice dei beni culturali del 2004, ma ora la Soprintendenza rinnova e sembra voler allargare il vincolo.

La stessa Fondazione Mps, azionista storico della banca oggi con una quota simbolica, in queste ore ha lanciato un appello al nuovo socio di riferimento, il ministero dell'Economia, affinché non metta sul piatto della ristrutturazione anche la collezione. La Deputazione generale (l'organo di indirizzo) della Fondazione presieduta da Marcello Clarich di fronte all'ipotesi di vendita della collezione, in quanto rientrante negli impegni con la Commissione europea, «sente di esprimere un forte appello alla Banca ed ai suoi attuali nuovi azionisti - si legge in una nota - affinché venga salvaguardato il prezioso patrimonio artistico-culturale dell'istituto bancario, accumulato in così lungo tempo, che contribuisce a rendere unico e distintivo l'intero patrimonio artistico-culturale di Siena e di tutto il territorio, come testimoniato anche dai riconoscimenti Unesco; un bene comune da conservare e tutelare».

Il valore della collezione. La collezione ha cominciato ad avere un suo sviluppo negli anni ’80 e l’ultima acquisizione della banca è datata 2003, negli anni si è incrementata grazie alle donazioni e agli acquisti talvolta fatti anche in asta a suon di rilanci. Si è così formata una collezione di dipinti, sculture e arredi, principalmente di scuola senese dal XIV al XIX secolo, con incursioni anche nel ‘900 italiano. Gran parte del suo valore però, è nelle opere del Trecento, in particolare quelle della “scuola artistica” senese. Per la banca la via della cessione della collezione vincolata sarebbe decisamente in salita e agli addetti ai lavori è apparso più un atto dovuto alla Bce che un reale asset da mettere sul mercato. Come ben sanno gli operatori il vincolo riduce del 40-50% il valore dell’opera, restringendone al territorio italiano la circolazione e, quindi, escludendo compratori stranieri, se non nel caso di filantropi decisi poi a donare la collezione alla città, visto che da Siena non può muoversi! E del resto anche pensare di porla come sottostante a garanzia di “pagherò” appare un’ipotesi poco credibile. La Sovrintendenza con la sua mossa esclude eventuali dispersioni, la collezione resta un unicum non disaggregabile. E in ogni caso il mercato italiano degli old master resta quello meno scambiato in asta proprio perché le regole della tutela prevalgono su quelle della valorizzazione e della circolazione. Nel primo semestre di quest’anno il valore scambiato dagli old master in Italia è stato pari a 6.805.726,8 euro (fonte artprice), si capisce bene che la via della cessione delle opere, prevalentemente antiche, della Banca Mps non porterebbe grandi risorse in cassa.

Secondo quanto scritto da ArtEconomy24, nel bilancio 2008 era valutata 114,4 milioni di euro e comprendeva 98 milioni della collezione Bmps, 9 milioni di quella della Banca Agricola Mantovana e 7 di quella di Antonveneta, entrambe incorporate nel corso del 2008. La voce in bilancio all’epoca comprendeva le rivalutazioni, per quasi il 100%, del totale del patrimonio artistico della banca, realizzata nel 2005 in conformità ai principi contabili Ias, con la consulenza degli esperti di Open Care. Le rivalutazioni effettuate allora risultavano pari a un valore di 90 milioni dagli iniziali 7 milioni iscritti nello stato patrimoniale al 2005 per Bmps e di 6 milioni dagli iniziali 2 milioni per Banca Agricola Mantovana.

QUOTA DI MERCATO IN ITALIA PER PERIODO DI CREAZIONE DELLE OPERE
Primo semestre 2017. (Fonte © Artprice.com )

© Riproduzione riservata