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Villa Croce e la gestione pubblico-privato alle corde

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musei e biennali

Villa Croce e la gestione pubblico-privato alle corde

Negli ultimi giorni il Museo d'arte contemporanea “Villa Croce” di Genova si trova al centro di una protesta che ne minaccia la regolare apertura al pubblico. Open, società a cui è stata affidata la gestione, è ferma da giovedì 18 gennaio, lamentando l'insostenibilità del programma curatoriale che, a detta dell'srl, ha portato a un consistente decremento di accessi rispetto agli anni precedenti a fronte dell’ introduzione di un biglietto intero da 5 euro. I dati forniti dalla società indicano che da settembre 2016 a luglio 2017, su 1.713 ore di apertura, il pubblico ammonta a 9.084 unità, di cui 2.890 per le mostre allestite, 4.289 per gli eventi culturali, 536 per gli altri eventi e 1.331studenti partecipanti all'attività didattica. Se negli anni precedenti l'affluenza registrata era maggiore (12.600 nel 2015, 12.900 nel 2014, 14.527 nel 2013, 12.997 nel 2012 – dati forniti dal museo), va considerato però che fino a dicembre 2015 l'accesso a Villa Croce era gratuito.

In ogni caso, il tanto atteso allargamento del pubblico non è ancora avvenuto e ci si domanda se il motivo sia da rintracciare nell'inadeguatezza del programma artistico, come insiste Open, o se sia invece legato a inefficienze di gestione, a carico della società. O, ancora, alla nuova gestione museale pubblico-privata, che ha messo il museo civico nel caos. L'attuale gestione di Villa Croce è frutto di un modello sperimentale inaugurato nel 2012 per salvare il museo dalla chiusura.

APalazzo Ducale Fondazione per la Culturaè stata trasferita la gestione amministrativa e contabile di tutto ciò che attiene alla programmazione artistica. Con i main sponsor del museo e l'assessore alla cultura in carica, Palazzo Ducale forma il Comitato di indirizzo di Villa Croce, supportato dall'associazione Amixi di Villa Croce, che contribuisce alla promozione e al sostegno economico della proposta artistica. Il Comitato approva il piano espositivo annuale proposto dal curatore in carica, selezionato tramite bando pubblico da una commissione di esperti che ne valuta, oltre alla proposta espositiva e allo sviluppo di collaborazioni con altre istituzioni culturali, la capacità di reperire fondi a sostegno della programmazione. Il budget stanziato per le mostre è, infatti, molto limitato, pari a 70.000 euro annui, corrisposti da finanziatori privati e da Palazzo Ducale, che si fanno carico anche dello stipendio del curatore di 35.000 euro annui. Il Comune di Genova mantiene su di sé le spese di manutenzione e le utenze del museo, oltre a tre dipendenti fissi.

Nel 2016 a questi soggetti se ne è aggiunto un terzo, Open, società che attraverso un contratto di concessione ha assunto fino al 2020 l'impegno della realizzazione e della fruizione del progetto culturale. Composta da tre imprenditrici che provengono da esperienze quali cooperazione internazionale, turismo culturale e servizi legali, la start-up ha potuto contare su 50.000 euro ripartiti su tre anni. L'accordo per la gestione del museo prevede la fornitura di servizi quali accoglienza, biglietteria, punto informazioni, guardiania e assistenza alla visita, fino a quel momento in carico alle casse comunali, a fronte della concessione a titolo gratuito dell'uso dell'immobile, anche a fini commerciali, nonché degli introiti provenienti dalla biglietteria. Questa formula gestionale è frutto di una sperimentazione unica in Italia, nata dalla collaborazione tra il Comune di Genova, la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale e la Fondazione Edoardo Garrone.

Il team di gestione del museo non è stato selezionato per concorso pubblico né tramite gara d'appalto, ma a seguito di un percorso formativo, un Master in Management dei Beni Museali, con accesso tramite concorso, ideato e strutturato da Fondazione Garrone proprio con l'intento di rilanciare il museo. L'ingresso di Open a Villa Croce è avvenuto nel settembre 2016, tre mesi prima che la curatrice Ilaria Bonacossa si dimettesse dall'incarico per assumere la direzione di Artissima. Il museo per tutto il 2017 è dunque rimasto senza un curatore di riferimento, ma con una programmazione già approvata e da mettere in atto. Il concorso per individuare il curatore per il biennio 2018/2019, pubblicato nel maggio scorso, ha portato alla nomina del giornalista Carlo Antonelli, ex direttore di “Rolling Stone” e “GQ” e della casa discografica “Sugar d”, il cui programma espositivo è stato presentato per linee generali in una conferenza stampa tenuta il 28 dicembre.

La protesta di Open avviene in questo scenario. La portavoce Elena Piazza afferma che “la società subisce le scelte curatoriali e la mancanza di un programma culturale definito per tempo, che impediscono una reale sostenibilità del progetto, procurando dunque un danno economico diretto alla società stessa”. L'affiancamento di una figura manageriale a Villa Croce era stata pensata come modo per far risparmiare alle casse comunali spese come la guardinia e la mediazione culturale nelle sale – i dipendenti comunali di Villa Croce sono scesi, con l'arrivo di Open, da dieci a tre – e per allargare il bacino di utenza del museo, realizzando eventi, campagne di comunicazione ecc. “Ma non si può dialogare con chi decide che cosa il pubblico venga a vedere. Chiediamo da mesi un momento in cui queste due entità che gestiscono Villa Croce si confrontino sugli ingressi e il prodotto-mostra, che risulta debole se analizziamo i dati relativi agli accessi” continua Piazza. “Il curatore non ha nessun vincolo di risultato, non ci sono verifiche”. Per tale motivo, la società chiede ufficialmente da marzo dello scorso anno di poter presenziare al Comitato di indirizzo e che vengano forniti dalla gestione culturale i dati relativi agli obiettivi di pubblico del nuovo piano presentato. Un altro dato da rimarcare è che non vi è alcun obbligo di rendicontazione al Comitato di indirizzo in termini di affluenza di pubblico. I numeri del 2017 evidenziano che il piano è stato molto debole, ci sono mostre che hanno registrato 170-200 ingressi nell'arco di un mese e mezzo”.

Un salto nel buio? Se la gestione Bonacossa ha portato il museo a posizionarsi a livello internazionale, i 10.000 ingressi complessivi, nell'arco di un anno e mezzo, di cui solo un terzo relativi alle mostre sembrano confermare la difficoltà del museo di aprire a un pubblico più ampio. Open non è stata finora in grado di allargare l'utenza, e sulle cause assistiamo a un rimbalzo di responsabilità. Per il bilancio dell'attività di gestione 2017 della società si dovrà attendere maggio. Al momento conosciamo l'entità dell'investimento su comunicazione e promozione, che tra settembre 2016 e agosto 2017 è pari a 17.000 euro. L'attività didattica è ancora oggi portata avanti da un unico dipendente comunale perché il programma dedicato alle scuole ideato da Open è rimasto solo sulla carta.
Non è ancora chiaro che cosa accadrà nei prossimi giorni. Al momento, questa gestione sperimentale pare aver giovato solo alle casse comunali in termini di risparmio. La società sostiene di voler trovare un accordo e di portare avanti il suo incarico fino al 2020. In questione non sono tanto le proposte espositive, ma il modello di governance.

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