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Buona affluenza a MIA Photo Fair ma qualità altalenante

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Buona affluenza a MIA Photo Fair ma qualità altalenante

Gohar Dashti, HOME, 2017
Gohar Dashti, HOME, 2017

Si è tenuta a Milano l'ottava edizione di Mia Photo Fair (9-12 marzo 2018), la fiera per la fotografia ideata dal collezionista Fabio Castelli nel 2011 e allestita presso lo spazio The Mall tra i nuovi grattacieli di Porta Garibaldi. Una fiera che riesce ad attrarre pubblico interessato (i visitatori sono passati da 15.000 della prima edizione a 25.000 di quest'anno, confermando l'affluenza dello scorso anno) e a far registrare ai galleristi un buon numero di vendite favorite dai prezzi accessibili (da 350 a 20.000 euro), ma che deve ancora lavorare sulla selezione delle gallerie, poiché la qualità dell'offerta tra i vari stand rimane molto altalenante. Le fotografie esposte spaziavano dalla fotografia classica a quella contemporanea, ma troppo spesso erano complementi d'arredo più che opere d'arte. Ma per chi ha un occhio allenato e conosce il settore c'erano proposte interessanti.
“Milano sta diventando una città sempre più interessante e attrattiva per il mercato” ha dichiarato Fabio Castelli ad ArtEconomy24, “infatti il numero delle gallerie straniere partecipanti è raddoppiato rispetto allo scorso anno fino a 37”.

Il focus internazionale. La Spagna era rappresentata dall'Institut d'Estudis Baleàricscon una piccola mostra dedicata al tema della ricerca dell'identità declinata attraverso il lavoro di quattro artisti: Toni Amengual con una serie di opere sull'identità politica (6.000 euro per il polittico o 1.200 per la singola fotografia), Tomeu Coll con dei lavori in bianco e nero sull'identità storica delle Baleari (500-1.000 euro), Marta Pujades con dei video sul tema dell'identità di genere (750-1.000 euro) e, infine, Beatriz Polo Iañez con dei polittici sulla società e la ricerca dell'identità da parte dei giovani delle Baleari (2.100 il polittico e 500 euro la singola fotografia). Le opere erano vendute direttamente dagli artisti.
L'Africa, invece, era presente allo stand diOfficine dell'Immaginedi Milano con vari artisti tra cui Maurice Mbikayi, un artista nato a Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo nel 1974 e che vive e lavora a Cape Town. Il suo lavoro, particolarmente interessante, si concentra sull'impatto della tecnologia nel tessuto sociale africano, come denuncia l'imponente immagine (120x120 cm) in 5 esemplari “The Guardian 1” (2017) in vendita a 7.000 euro.
L'Ungheria, un paese noto come terra d'origine di grandi maestri della fotografia come László Moholy-Gagy, André Kertész, Robert Capa e Brassai, era rappresentata da tre gallerie e un archivio con opere dall'era socialista ad oggi. La Fondazione Mizerákdi Ozd, infatti, ha partecipato per valorizzare il lascito di István Mizerák, fotoreporter che nell'era della Cortina di ferro scattava istantanee di vita quotidiana senza mai perdere una certa ironia e il gusto per i piccoli piaceri (prezzi da 360 a 10.000 euro). “Il pubblico di Milano è un pubblico molto interessato” ha dichiarato la figlia del fotografo scomparso nel 1998 e fondatrice dell'archivio, “che acquista per passione e spinto dalla ricerca del bello, non tanto dalla smania dell'investimento “. La risposta non si è fatta attendere e già durante l'inaugurazione la galleria ha venduto alcune opere.
La fotografia ungherese contemporanea, invece, era presente allo stand della galleria Inda Gallerydi Budapest con tre artisti: Ágnes Eperjesi, i cui fotogrammi ottenuti ponendo oggetti sulla carta fotografica ricordano proprio le sperimentazioni dei grandi maestri della fotografia (2.200 euro a fotografia), Lilla Szász, presente con fotografie di due donne che ha accompagnato per mesi per ritrarre l'intimità della loro amicizia (2.000 euro a fotografia) e András Nagy, un noto cameraman di cui sono stati esposti alcuni paesaggi toscani che si rifanno al teatro e al paesaggio rinascimentale (1.300 euro a fotografia).
Infine, la galleria Isolo17 di Verona ha dedicato un Focus a Cuba, un progetto pluriennale che verrà sviluppato anche nelle prossime edizioni di MIA. Lo stand della galleria ha proposto fotografia cubana contemporanea con opere di Jorge Otero, Yuri Limonte, Gabriel Guerra Bianchini che mettono in luce diversi aspetti sociali della storia e della cultura cubana.

Il Premio BNL Gruppo Paribas 2018. Premiata in fiera anche la fotografia italiana. Quest'anno tra i 15 finalisti proposti dalle gallerie espositrici, infatti, a ricevere il premio BNL Gruppo BNP Paribas è stata Letizia Cariellocon il progetto “Joie de Vivre”, artista promossa e rappresentata dalla Galleria Massimo Minimidi Brescia, presente in fiera con uno stand monografico: “La giuria ha scelto il lavoro dell'artista ferrarese Letizia Cariello in quanto la ricerca concettuale presente nella sua opera indica quel fragile, labile confine tra fotografia e arte contemporanea”, ha spiegato Fabio Castelli, che era membro della giuria
L'opera vincitrice è entrata così a far parte del patrimonio artistico della Banca, che ad oggi conta oltre 5.000 opere. “I membri della giuria erano divisi sull'assegnazione del premio, trovando anche la serie fotografica “Home” dell'artista di origine iraniana Gohar Dashti, rappresentata dalla galleria Officine dell'Immagine, altrettanto interessante”, conclude Castelli.
L'assegnazione del premio BNL alla Cariello ha generato qualche malumore tra i galleristi: rumors ritengono infatti che la scelta del lavoro della Cariello sia stata un modo indiretto di MIA per ringraziare la Galleria Minini per aver partecipato all'evento fieristico, più che il frutto di una oggettiva valutazione critica dei lavori degli artisti finalisti.
“Il progetto di Letizia Cariello ha richiesto un anno e mezzo di ricerca - racconta Viviana Bertanzetti della Galleria Massimo Minini - le opere sono un “cassetto della memoria” dove le fotografie vintage degli anni '60, che ritraggono la vita spensierata spesa tra balli e gite in barca in Côte d'Azur dei genitori e amici della scrittrice Cristiana Carminati, amica dell'artista, sono affiancante da copie delle stesse immagini dove Letizia interviene manualmente”. La richiesta per ciascun lavoro è di 5.000 euro (Iva inclusa).
L'artista Gohar Dashti (Ahvaz, Iran - 1980), invece, è tra le autrici più interessanti della scena contemporanea iraniana, ed è presente in importanti collezioni pubbliche come il V&A Museum, il Mori Art Museum di Tokyo, il Museum of Fine Art di Boston: “La serie “Home” (2017) che stiamo attualmente esponendo nella monografica negli spazi della nostra galleria, vede la Natura riappropriarsi degli antichi edifici iraniani abbandonati dai loro proprietari durante la rivoluzione islamica” racconta Marco Massaro della galleria Officine dell'Immagine. “L'artista ha un mercato internazionale e le quotazioni sono pertanto in crescita. Le fotografie in tiratura di 15 edizioni (50 x 75 cm) hanno un prezzo di 2.100 euro (Iva inclusa); mentre quelle di dimensioni più importanti (80 x 120cm) costano 4.400 euro. Invece le opere che appartengo alle serie precedenti possono arrivano a costare anche 9-10mila euro”.
Tra i finalisti troviamo anche uno dei fotografo italiani più apprezzati e stimati a livello internazionale, Davide Monteleone (n. 1974), che nella scorsa edizione di MIA, nel 2017, è stato insignito del Premio Codice MIA per l'immagine “The Great Game”: un riconoscimento importante perché assegnato da una giuria composta da soli collezionisti che creava una interessante sinergia tra artista, galleria e collezionista, ma che quest'anno non è stato rinnovato. “Davide Monteleone ha ottenuto diversi premi internazionali come il World Press Photo - racconta Giuseppe Violetta, titolare della galleria Heillandi di Lugano. “Le opere esposte nel nostro stand riguardano diversi progetti, relativi al suo studio delle questioni sociali, in particolare i rapporti tra potere e individuo, civiltà e potere. Monteleone è conosciuto per il suo specifico interesse nei confronti dei paesi ex-sovietici. L'opera finalista di quest'anno è stata “A New Silk Road #001” (2017), una fotografia a tiratura limitata (n° 5+2ap) scattata in Cina e che fa parte di un progetto pubblicato dal New Yorker”. I valori di mercato delle opere di Monteleone variano dai 3.000 ai 6.000 euro in a base alle dimensioni.

La fotografia del Novecento. I collezionisti della fotografia classica e contemporanea hanno avuto modo di vedere per la prima volta a MIA Photo Fair le opere di un grande della fotografia italiana, Mario Cresci (n. 1942), esposte nello stand dellaMLB Home Gallery. Si tratta di alcuni rari storici scatti come gli interni di Barbarano Romano (1978-79), accanto ai recenti, originali lavori come “D'Après Parmigianino,” o “D'Aprés Picasso” (6.800 euro) dove il maestro prende a riferimento alcune opere d'arte del passato rielaborandole con intelligenza e ironia. Cresci è un artista che ha sempre amato sperimentare, rimasto per lungo tempo defilato rispetto al mercato, come racconta ad ArtEconomy24Guido Bertero, il più importate collezionista di fotografia Neorealista italiana che ha formato una raccolta di oltre 2mila opere: “La vita di un collezionista è fatta di occasioni fortuite e disattese. Durante la mia ho avuto il piacere di conoscere personalmente molti fotografi con i quali si è creato un sincero rapporto di amicizia, mente con altri il rapporto era in “punta di fioretto”. Talvolta bisognava insistere per riuscire ad ottenere uno dei loro scatti, come è capitato con Enzo Sellerio (1924 -2012) di cui ho poi acquistato alcune bellissime immagini. Ai tempi non esisteva ancora un mercato strutturato della fotografia e tutto il discorso delle tirature, e molti fotografi non avevano ancora ottenuto fortuna. Si andava a casa loro a scegliere le immagini. La maggior parte dei fotografi non erano organizzati, scattavano solo alcune copie delle loro immagini, quelle che oggi sono definite vintage, attualmente molto difficili da reperire, e le mandavano tutt'al più ai concorsi. Il fotografo stampava per sé, per i parenti… insomma per pochi. Ricordo di aver corteggiato Mario Cresci per avere alcuni suoi scatti e alla fine arrivò da me con due valige piene zeppe di fotografie e me le lasciò fiducioso affinché potessi scegliere quelle che preferivo. Passai diverse giornate a selezionare e riselezionare quelle fotografie che erano più di un centinaio, ma avrei dovuto comprarne più di quanto feci: oggi è molto difficile riuscire a trovare i vintage dei suoi lavori più celebri” conclude Bertero.

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