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La Biennale Paris si presenta con Ottocento, design e archeologia

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mercato dell’arte

La Biennale Paris si presenta con Ottocento, design e archeologia

La Biennale Parisè arrivata nel 2018 alla sua 30ª edizione e come tradizione si svolgerà sotto la cupola del Grand Palais, dall'8 al 16 settembre 2018. Benché un terzo delle gallerie partecipanti (oltre 60 in totale) siano internazionali, La Biennale, ormai con cadenza annuale, vuole essere un tripudio alle più importanti gallerie francesi, in particolari parigine, che hanno deciso di partecipare a questo evento commerciale confermando ancora una volta come Parigi rimanga la capitale mondiale dell'antiquariato in quanto a numero di gallerie con sede nella capitale francese e richiamando col proprio indistinguibile fascino collezionisti e curatori di fondazioni e musei da tutto il mondo. Le gallerie partecipanti sono state selezionate dalla Commissione della Biennale costituita dai 6 membri ex-officio del board del Syndicat National des Antiquaires(SNA) il cui presidente è il gallerista Mathias Ary Jan e da nove personaggi qualificati sotto l'egida di Christopher Forbes, presidente della Commissione. Tutte le opere esposte sono esaminate ed approvate da un vetting presieduto da Fréderic Castaing, presidente dellaCompagnie Nationale des Experts(CNE) e da Michel Maket, presidente del Syndicat Français des Experts Professionnels en Œuvres d'Art et Objets de Collection (SFEP).
Sicuramente questo primato de La Biennale Paris nel settore dell'antiquariato deve competere con altri eventi commerciali che sono apparsi in altre capitali internazionali, come il Tefaf di New York, Frieze Master e Masterpiece a Londra che si aggiungono alla classica fiera annuale del Tefaf di Maastricht che rimane l'evento più prestigioso al mondo. Senza dimenticare che nel 2019 è annunciata una nuova Biennale a Parigi, SUBLIME ideata dall'esperto di archeologia orientale Christian Deydier (ex presidente di SNA dal 2002 al 2008 e dal 2010 al 2014) che intende raccogliere una selezione delle più prestigiose gallerie internazionali e maison d'alta gioielleria, ma limitando la partecipazione a 50 professionisti.

Gli italiani. Opere di Boldini, Severini e Fornasetti di antiquari italiani attireranno l'attenzione dei collezionisti internazionali. Tre i dealer italiani che quest'anno parteciperanno a La Biennale: per Bottegaanticadi Milano si tratta della terza partecipazione alla Biennale. Come ha illustrato Enzo Savoia, titolare della galleria, ad ArtEconomy24: “abbiamo pensato di diversificare la nostra proposta, ponendo particolare attenzione alla pittura e scultura italiana del secondo Ottocento e del primo Novecento, non mancheranno comunque opere di alcuni principali esponenti dei movimenti dd'avanguardia europei. Infatti il parterre di acquirenti de La Biennale è molto ampio e comprende sia collezionisti privati che enti museali di caratura internazionale. Le opere da noi presentate nell'edizione dello scorso anno hanno incontrato l'apprezzamento di entrambe queste categorie: un prestigioso museo europeo ha acquistato due dipinti a olio di Giovanni Boldini e Giacomo Balla, un collezionista tedesco ha acquistato una grande tela simbolista di Emilio Longoni, mentre una raffinata tavola di Giuseppe De Nittis è confluita nella raccolta di un noto amatore d'arte parigino. Tra le opere proposte in questa nuova edizione, “Balfiore”, una coloratissima tavola futurista del 1928 di Giacomo Balla dal forte impatto decorativo (i Balla proposti in queste due edizioni oscillano tra i 150 e 250mila euro), e due importanti ritratti di Giovanni Boldini, tra cui “Lettera mattutina” del 1884 (prezzo richiesto intorno a 900mila euro). Ci saranno inoltre opere di Fortunato Depero, Mario Sironi, Federico Zandomeneghi. Ma l'attenzione principale, credo (e spero) sarà rivolta a un importante dipinto surrealista di Max Ernst, presentato per la prima volta alla celebre personale tenutasi a Houston nel 1952 (“Dancers underage starry sky, 1951”, 61 x 35,5 cm), e da allora mai più esposto pubblicamente”.
Importanti opere di arte moderna saranno proposte da una delle gallerie storiche più attive del panorama nazionale, la Galleria Russo di Roma, in via Alibert, nata nel lontano 1897 ed oggi diretta da Fabrizio Russo, che spazia dall'800 alle avanguardie storiche, dal Novecento classico ad alcuni artisti contemporanei: nello stand al Grand Palais spiccherà tra le altre un “Autoritratto” di Gino Severini 30 x 22,5 cm del 1904, un pastello che l'artista regalò ai suoi genitori e che ora viene proposto intorno ai 150mila euro, mentre un disegno di Henri Matisse, “Donna in piedi” sarà offerto intorno ai 50mila euro.
Non mancherà anche quest'anno, sotto la cupola del Grand Palais, il Design italiano, uno dei settori più ambiti dalla clientela internazionale, proposto dalla galleria milanese Robertaebasta con opere dei nostri grandi maestri: una scrivania disegnata nel 1950 da Gio Ponti e Piero Fornasetti, decorata con il motivo “Coromandel”, in legno litografato, mogano, bakelite e ottone, con etichetta del creatore in un cassetto “Fornasetti Milano” Italia 1960, 90 x 44 x 79,5 cm ha un valore di 50mila euro, mentre una coppia di lampade da terra di Angelo Lelli, produzione Arredoluce 1955, base circolare in marmo, stelo in metallo verniciato nero, diffusore mobile, Ø30 cm, h 198 cm, saranno proposte ciascuna per 30mila euro.

L’archeologia. Brilla a La Biennale non minacciata da vincoli. Il panorama delle opere di antiquariato proposte dalle gallerie internazionali è molto vasto e va dall'archeologia classica (Cahn A.G. di Basilea) alle opere orientaliste (Galerie Ary Jandi Parigi), dagli antichi arredi (Charles Hooreman e Steinitzdi Parigi) alle opere di arte pre-colombiana (Galerie Mermoz di Parigi), dalle antiche stampe giapponesi (Tanakaya di Parigi) all'archeologia orientale e arte islamica (Galerie Kevorkiandi Parigi). Ed è proprio il titolare di una di queste gallerie, Jean-David Cahn di Basilea, a fornire ad ArtEconomy24, oltre alle sue impressioni sulla passata edizione del 2017 alla quale il gallerista svizzero aveva partecipato, i suoi commenti sul mercato internazionale dell'archeologia, non alterato dalla scure delle notifiche che appesantiscono il mercato nazionale: “La Biennale 2017 non è stata affollata ma la qualità dei visitatori è risultata estremamente alta, come pure la presenza dei curatori dei musei francesi e internazionali. Anzi posso affermare che è stata l'affluenza più colta che abbia incontrato, paragonabile solo a quella italiana della Biennale di Roma alla quale avevo partecipato molti anni fa. L'edizione 2017 al Grand Palais ha offerto l'opportunità di incontrare molti nuovi clienti, alcuni dei quali con grande potenziale, il che ci ha permesso di coprire i costi de La Biennale, ricavandone anche con un profitto. In quanto al mercato internazionale dell'archeologia, malgrado il parere negativo della stampa, posso dire che gode ottima salute. Questo è dovuto al fatto che rimane vivo il desiderio dei collezionisti di possedere opere d'arte che rappresentino il nostro background culturale e la nostra storia. Sicuramente la provenienza degli oggetti rimane un'esigenza importante, ma non lo è meno la qualità dell'opera. Spesso la provenienza di un reperto viene “celata”, ad esempio i vecchi restauri del XVIII e XIX secolo rivelano che il reperto possiede una lunga storia collezionistica, anche se non ci sia alcuna documentazione a riguardo. Reperti di alta qualità e con una buona storia collezionistica hanno un brillante futuro sul mercato, poiché i reperti archeologici sono ancora sottovalutati se paragonati alle altre categorie di opere d'arte. Buona regola d'acquisto è essere prudenti su dove e da chi acquistare. Perciò suggerisco di acquistare solo nelle fiere più prestigiose dove valgono regole ferree nel vetting, come può essere La Biennale o il TEFAF”.
In questa edizione la galleria proporrà, tra gli altri reperti, un “Torso di Afrodite Anadiomene” (prezzo 200mila franchi svizzeri), una “Testa arcaistica di giovane” (95mila CHF) e una “coppa in argilla di origine attica, ultimo quarto del VI secolo a.C.”, con due occhi dipinti, probabilmente attribuiti al pittore Oltos, proveniente da una collezione privata di New York (82mila CHF).

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