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Sulle tracce degli emergenti della World Bank

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Sulle tracce degli emergenti della World Bank

Di Tammam Azzam, «Syrian Spring», 2012, in mostra ad aprile (COURTESY DELL'ARTISTA)
Di Tammam Azzam, «Syrian Spring», 2012, in mostra ad aprile (COURTESY DELL'ARTISTA)

Come parte della sua missione, il World Bank Group accoglie tutte le voci nella lotta alla povertà estrema, impegnandosi a combattere le disparità economiche nel mondo. L’arte gioca un ruolo etico in questo dialogo, raccontando storie di sofferenza, speranza e obiettivi personali e comuni. Questa narrazione la Banca l’ha affidata ad un’italiana: Marina Galvani, la curatrice della collezione e dell’Art Program, cerca le voci che più espandono il ruolo degli artisti visti come “barometri sociali” ed agenti di cambiamento.

Una collezione emergente
Fondato nel 1997, il World Bank Art Program mette in connessione lo sviluppo globale, la giustizia sociale e l’arte contemporanea grazie a un piano di mostre mensili, sia internazionali che nazionali focalizzate su questioni scottanti come il lavoro minorile e la tratta di esseri umani o le emergenze globali come il cambiamento climatico e la violenza di genere. Le mostre itineranti espongono, di volta in volta, parte della collezione permanente, prestiti degli artisti, dei collezionisti privati e delle istituzioni artistiche. Ultima mostra al World Bank Group Visitor Center di Washington DC durante lo Spring Meetings (20-22 aprile 2018) «Uprooted: The Resilience of Refugees and Internally Displaced People and Host Communitiese» con opere di artisti visivi e performativi originari dei paesi colpiti dalla crisi dei rifugiati e degli sfollati, con nomi noti come l’artista multimediale siriano Tammam Azzam, il pittore camerunense già pluripremiato Barthelemy Toguo, lo scultore e architetto siriano Mohamad Hafez e il pittore siriano Kevork Mourad, e meno noti come la muralista iraquena Maryna Jaber Al-Shawaili e la fotografa afgana Hanifa Alizada. La mostra accresce la consapevolezza sulle questioni dei rifugiati, degli sfollati e delle comunità di accoglienza, così come il lavoro su «Resilience Against Instability», una delle quattro priorità del World Bank Group per il 2018-19.

Sono tante le mostre che in questi anni hanno raccontato le vicende di povertà e disparità sociale attraverso la testimonianza di artisti vietnamiti, nigeriani come Emeka Okereke, peruviani come Cecilia Paredes e indiani come Amit Romani. Il programma ha contribuito a promuovere l’artista libano/americana Helen Zughaib con la mostra «The Arab Spring-Unfinished Journey» appena conclusa sulla Primavera araba.

La corporate collection
La collezione d’arte del World Bank Group comprende oltre 5.000 opere internazionali provenienti da circa 150 paesi diversi e nasce dalle donazioni di 189 paesi membri, dagli acquisti degli architetti che hanno costruito l’edificio della World Bank a Washington D.C. e dal prestito del presidente della Banca James Wolfensohn dalla sua collezione. All’inizio il gruppo di volontari guidato da Regina Bouchard organizzava mostre coordinando i prestiti delle opere da diversi istituti simili alla World Bank. Poi è arrivata Artemis Zenetou, prima curatrice che ha cominciato ad acquistare le opere in gallerie – richiamata dal suo governo greco per le Olimpiadi –, ha preso il suo posto Melissa Levine Smith e nel 2005 è arrivata la curatrice Marina Galvani, già economista per l’Unesco, l’European Union, l’Inter-American Development Bank e curatrice per il Kunsthistorisches Museum di Vienna e la National Gallery of Art di Washington. Con il suo arrivo l’Art Program si è focalizzato su problemi sociali nei paesi in via di sviluppo e sulla ricerca di artisti emergenti. Gran parte della collezione e gli uffici dedicati sono nell’edificio centrale della banca a Washington DC. Il programma fino al 2008 ha visto crescere la collezione, poi la crisi economica ha ridimensionato le risorse destinate all’arte. Il team dell’Art Program è composto da tre membri dello staff a tempo pieno e tre membri dello staff a breve termine, tra cui un curatore, un assistente curatore, un registrar e un coordinatore di mostre. Oltre l’85% della collezione della Banca è visibile. I lavori nella collezione permanente che non sono visibili sono conservati in deposito, in modo che possano essere adeguatamente catalogati e studiati.

di Helen Zughaib «The place they will go, 22», 201516, scarpe da bimbo dipinte, photo installazione nella mostra «The Arab Spring» dello scorso gennaio al Visitor Center della World Bank Group di Washington, D.C.

Artisti e pubblico
L’Art Program seleziona il piano annuale di mostre sulla base delle proposte presentate dal personale interno e dai partner esterni, che devono soddisfare criteri in linea con la missione di un’istituzione per lo sviluppo economico, che ha un pubblico globale su piattaforme multiculturali. In primis si dà spazio agli artisti emergenti nei paesi nei quali la World Bank lavora, alla qualità accademica e al merito artistico, alla sostenibilità finanziaria e alla disponibilità del personale dell’Art Program. Le mostre si svolgono contemporaneamente lì dove nasce la proposta e, per dare equilibrio ai contenuti, anche nella sede americana, prevedendo esposizioni in stretta collaborazione con le unità operative.

Ogni anno l’Art Program cura una decina di mostre che durano di solito un mese, sviluppando visite guidate – organizzate contattando artprogram@worldbank.org –, seminari, conferenze e workshop sia col pubblico più ampio che con lo staff della Banca. L’Art Program porta le mostre anche nei musei locali e lavora in partenariato con istituzioni nazionali e sovranazionali, tra cui Interarts, il Consiglio per lo sviluppo e la ricostruzione della Repubblica del Libano, il Programma per le Donne delle Nazioni Unite, la Fondazione Omid, e talvolta presenta nuovi artisti, come quelli africani, per la prima volta ai curatori.

La collezione è composta principalmente da opere di artisti emergenti dai paesi membri della Banca arrivate attraverso acquisizioni, donazioni o prestiti a lungo termine. Tra gli artisti in collezione molti nomi storici acquistati dalla Banca prima che diventassero famosi, come Piet Mondrian, Frank Stella, David Hockney, El Anatsui, William Kentridge, Zhang Daqian, Eduardo Chillida, Manjit Bawa, David Koloane, e molte nuove scoperte come Helen Zughaib, Angele Essamba, Marisa Darasavath, Htein Lin, Marcel Pinas, Bruno Vilela, Nontsikelelo Veleko, Ronald Morand, Vyacheslav Useinov, Anara Iskakova, Freddy Tsimba, e molti altri brillanti ambasciatori visuali dei problemi sociali ed economici del mondo e della ricchezza dello spirito umano. Gli uffici dei paesi dov’è presente la Banca Mondiale possono acquistare opere da artisti o gallerie direttamente per la collezione permanente. Per statuto le opere non possono essere vendute, tuttavia, in caso di prestiti da parte dell’artista, l’Art Program può collegare l’acquirente interessato al prestatore per facilitare un’eventuale vendita.

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