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Bertolami Fine Arts: bene il primo semestre ma la libera circolazione è ancora lontana

Arte Asiatica, Londra - Lotto 71 - Shen Quan - Birds and Flowers - Dipinto su seta - Venduto a € 70.940  - Stima € 41.900/62.300 - Courtesy Bertolami Fine Arts
Arte Asiatica, Londra - Lotto 71 - Shen Quan - Birds and Flowers - Dipinto su seta - Venduto a € 70.940 - Stima € 41.900/62.300 - Courtesy Bertolami Fine Arts

Il primo semestre dell'anno 2018 diBertolami Fine Arts si è concluso con un fatturato di 5,6 milioni di euro, un incremento del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2017. I lotti offerti sono stati 10.895 di cui 6.750 venduti con un prezzo medio di 830 euro. Le percentuali di venduto sono state del 62% per lotto e del 67% per valore. Il settore a più alto aggiudicato è stata l'arte moderna e contemporanea con 1.857.190 euro, ma il top lot del semestre è stato segnato nel segmento dell'Archeologia con un busto marmoreo raffigurante Caracalla come Attis del primo decennio del III secolo D.C., venduto a 100.000 euro da una stima di 60-80.000 euro benché notificato dalla Soprintendenza archeologica di Roma per il suo interesse archeologico particolarmente importante. Giuseppe Bertolami, amministratore unico di Bertolami Fine Arts, ha commentato il semestre.

Com'è andato il primo semestre del 2018 rispetto al 2017?
Nel primo semestre dell'anno il fatturato di Bertolami Fine Arts da vendite all'asta - non includo i ricavi da transazioni a trattativa privata, un settore peraltro in netta espansione - passa da 4.044.070 euro a 5.604.200, registrando un incremento del 15% circa. La crescita è tendenzialmente determinata da due fattori: nuovi segmenti collezionistici trattati con conseguente aumento del numero di aste esitate e consolidamento della nostra posizione sul mercato londinese.

Rispetto al primo semestre 2017 è cambiato il numero e la tipologia di aste?
Le 14 aste, dieci battute in sala e quattro elettroniche, svolte durante il primo semestre dell'anno scorso sono diventate 18 grazie a quattro aste elettroniche in più. Quest'anno non abbiamo avuto in calendario né l'asta di avori e coralli antichi, né quella di ceramica antica, tipologie di vendita molto settoriali che proponiamo solo in presenza di compendi di lotti di qualità elevata battuti a prezzi congrui. Le novità non sono però mancate, dal momento che alcuni dei dipartimenti introdotti nel 2017 hanno presentato la loro prima asta proprio nel corso degli ultimi sei mesi. Il dipartimento di Arte asiatica e Tribale ha disperso in due tempi una grande collezione di arte cinese e del Sud Est asiatico: una prima sessione ha avuto luogo a Londra e l'altra a Roma. La sede di Roma ha anche tenuto a battesimo la prima asta di arte tribale africana. Esordio anche per il dipartimento di Libri, Autografi e Memorabilia con un'asta di importanti documenti e cimeli di Evita e Juan Perón che ci ha dato grande visibilità in Sud America. Il dipartimento di Numismatica, che solitamente calendarizza tutte le sue aste a Londra puntando sulla numismatica classica, ha inserito un appuntamento in Italia dedicato a monete e medaglie medievali e moderne. Il buon esito dell'esperimento, che è riuscito a intercettare anche una clientela internazionale, ci incoraggia a proseguire. Premiata anche l'idea, del tutto nuova per il mercato, di scorporare il settore della glittica da quello dell'archeologia dedicandole un dipartimento autonomo. Ambizioso debutto a Londra, una piazza storica e di primaria importanza per il collezionismo di intagli e cammei, con una selezione di pezzi piccola e severa che ci ha regalato una delle più grandi soddisfazioni del semestre. I grandi collezionisti internazionali hanno premiato il gusto italiano, l'attenzione al dettaglio, posta anche nel modo di presentare gli esemplari in vendita, nella realizzazione, ad esempio, di un catalogo bello e innovativo.

Quali sono le tendenze osservate nei vari segmenti?
Ogni dipartimento fa storia a sé e BFA ne conta ben 15. Una tendenza però li accomuna tutti, quella di un collezionismo sempre più maturo, informato e prudente. C'è una trasversale richiesta di qualità e sicurezza che costringe gli operatori del mercato ad alzare l'asticella dell'offerta. La linea di Bertolami Fine Arts sarà quella di proporre aste battute sempre più selettive: meno lotti, ma di maggior valore e caratterizzati da quelle peculiarità che oggi esaltano la commerciabilità di un pezzo: provenienza documentata, archiviazione per gli autori che sono supportati da un archivio, valore artistico e/o storico, perfetto stato di conservazione. La fascia di prezzo media sarà destinata alle aste elettroniche, che incrementeremo, e all'e-commerce, dove abbiamo già cominciato a operare con il nostro portale Art Container.
Nel campo dell'arte moderna e contemporanea, gli anni '60 e '70 continuano ad essere molto richiesti, ma la voglia di acquisti al riparo dai capricci delle mode sta consolidando il recupero dei grandi artisti del ‘900 storico, anche i figurativi attivi tra le due guerre.
Nei settori che trattano l'antico, la tendenza è più che mai quella della ricerca di qualità. Per quanto concerne numismatica, archeologia e glittica antica, vi è anche da tenere presente che in quei mercati di nicchia sono arrivati i collezionisti asiatici, nuovi competitor molto agguerriti. La domanda si è dunque allargata e il mercato sembra dominato dalla sensazione che le cose belle e importanti vadano prese perché saranno sempre più rare e care.
Nelle più recenti aste di numismatica classica i grandi compratori internazionali hanno dimostrato una vera predilezione per gli aurei romani, soprattutto quelli imperiali con i 12 Cesari. Nell'ultima asta battuta a Londra abbiamo però rilevato anche un grande interesse per la monetazione del periodo della Repubblica. Va anzi rilevato che il top lot dell'asta è stato un aureo legionario di Marco Antonio e che tutti i record raggiunti riguardavano denari repubblicani.
L'asta di glittica ha confermato che i collezionisti preferiscono la glittica antica a quella moderna, tuttavia attorno ai pezzi neoclassici firmati la gara è sempre serratissima e si possono spuntare anche aggiudicazioni da capogiro.
Gli appassionati di archeologia classica oggi cercano soprattutto marmi e, in seconda battuta, la ceramica. Al di là di queste tendenze del gusto che rivestono sempre il carattere della transitorietà, le peculiarità ricercate in un pezzo sono finezza di stile abbinata a ottimo stato di conservazione e accertata provenienza. Insisto sull'ultimo punto, la provenienza: il pedigree di un pezzo sta diventando un elemento fondamentale su cui i compratori non sono più disposti a transare. Questa esigenza è talmente forte da aver determinato all'interno del territorio italiano la nascita di un mercato dei reperti archeologici notificati dallo Stato. La notifica viene infatti percepita come un imbattibile attestato di autenticità e lecita provenienza che, in più, impedendo l'esportazione del pezzo, ha anche il vantaggio di abbatterne il prezzo. Anche per questa ragione le aste di archeologia che battiamo in Italia, dove proponiamo molti reperti notificati o a rischio di notifica, si sono conquistate anche una piccola clientela di collezionisti stranieri che comprano con l'idea di conservare i pezzi nelle loro seconde case italiane o, addirittura, in depositi situati all'interno dei confini nazionali.
Scienza, cartografia e viaggi al centro dell'interesse degli appassionati di libri di pregio e manoscritti.

Qual è la percentuale di acquirenti stranieri? Da quali nazioni? In quali aste partecipano maggiormente e che cosa comprano?
Dipende dai dipartimenti e da ciò che offriamo in vendita. Il dato certo è che gli stranieri ci osservano, le raffinate tecniche di comunicazione che Internet mette oggi a disposizione di una casa d'aste consentono, infatti, una visibilità estesa.
Succede allora che il dipartimento di numismatica intercetti una clientela, straniera al 90%, in cui a far la parte del leone sono gli Usa, ma i compratori arrivano davvero da ogni parte del mondo, anche dall'Asia. I giapponesi, tanto per fare un esempio, cercano le monete greche. Maggioritaria la percentuale dei compratori esteri anche per l'archeologia, sempre che non si tratti di reperti notificati o a rischio di notifica, acquistati, per forza di cose, soprattutto da italiani o da residenti in Italia. Lo zoccolo duro del collezionismo di glittica è, da sempre, in Francia, Belgio, Germania e Gran Bretagna. Agli eredi dei collezionisti del Grand Tour si sono in anni più recenti affiancati i nordamericani e i giapponesi. Il 30% della clientela del dipartimento di arte antica arriva da Gran Bretagna, Francia, Europa del Nord, Russia e Usa. Il parco clienti del dipartimento di arte asiatica parla cinese, prevalente è infatti la partecipazione alle aste di settore di commercianti asiatici, cinesi soprattutto, che trovano vantaggioso comprare da noi per rivendere nei paesi d'origine. Nelle vendite di arte moderna e contemporanea, in cui trattiamo prevalentemente arte italiana, le percentuali sono totalmente invertite, segno che l'arte di casa nostra, a parte alcuni rari autori, non ha ancora un afflato internazionale. E poi possono capitare singole aste chiaramente destinate a un pubblico straniero. È stato il caso di un'asta, battuta a giugno, di documenti e cimeli di Evita e Juan Perón che ha avuto una platea tutta sudamericana.

Ci sono nuovi collezionisti italiani? Chi sono? Che età anno? Qual è la professione? Qual è la provenienza geografica? Che cosa comprano?
Sì, comprano soprattutto opere di arte moderna e contemporanea e stampe e multipli d'autore, un campo che spesso rappresenta una sorta di introduzione al collezionismo d'arte. Di recente, però, li abbiamo visti affacciarsi anche ai settori tradizionalmente prediletti da un profilo generazionale più avanti negli anni: old masters, archeologia, glittica e numismatica. Hanno tra i 30 e i 40 anni, sono per lo più professionisti - medici, commercialisti, avvocati - oppure, se arrivano dal Nord industriale, piccoli imprenditori. Il fenomeno interessa in modo quasi esclusivo le regioni del centro e del nord del paese. Sono molto diversi dal tipo del collezionista compulsivo vecchio stile, comprano in modo selettivo e oculato, sono informati, sia sui prezzi che sugli autori, chiedono il condition report e, non di rado, se si prospetta un investimento consistente, si fanno assistere da esperti.

Come cambia il profilo di chi vende?
Il profilo e le motivazioni di chi vende sono sempre stati molto vari, ma alcune costanti rimangono immutate, mi riferisco in particolar modo all'importanza rivestita dalle successioni ereditarie. Raramente accade che gli eredi di un collezionista decidano di conservare e proseguire la raccolta e, se il defunto non ha provveduto in vita a prendere decisioni a riguardo (donandola a un museo o costituendo una fondazione), la dispersione in asta è una delle strade più battute. Va così da millenni: la morte rimette opere d'arte e oggetti di pregio in circolazione. La morte o il suo approssimarsi, giacché, molto spesso, sono gli stessi proprietari che, giunti a un'età avanzata, decidono di affidarci i loro beni per monetizzare e lasciare agli eredi situazioni ereditarie più semplici da gestire. Una novità di rilievo però c'è e riguarda proprio quel parterre di giovani collezionisti di cui si parlava pocanzi. La tradizione ci ha consegnato l'immagine del collezionista accumulatore, uno che compra e raramente vende. I nuovi arrivati non ragionano più così, il loro approccio è meno passionale e più ragionato. Mirano a una raccolta di pezzi selezionati e mettono da subito in conto la progressiva dismissione dei pezzi meno pregiati, sacrificati per potersi permettere l'acquisto di opere di maggior valore. Comprano sapendo che venderanno.

Chi sono gli artisti e i movimenti artistici sottovalutati?
Se parliamo di arte moderna italiana, direi che la pittura e la scultura figurative tra le due guerre sono ancora ampiamente sottovalutate. Erano crollate e, come si diceva, c'è un ritorno di interesse, ma siamo ben lontani dalle quotazioni che erano state raggiunte negli anni '80 e '90 e che molti nostri artisti attivi nella prima metà del ‘900 meriterebbero. I recenti record segnati in asta da alcuni di questi autori sono stati al centro dei commenti della stampa specializzata. Penso ad esempio ai «Ragazzi alla finestra» di Donghi, magnifico dipinto passato di mano lo scorso aprile per 140.000 euro, una cifra che illustra perfettamente la situazione: si ritorna a guardare in quella direzione, ma le attuali quotazioni sono molto lontane dal valore e dal fascino dell'artista. Pensiamo quali cifre avrebbe potuto spuntare quel magnifico dipinto se a firmarlo fosse stato inglese o francese. La verità è che Donghi e compagni dovranno ancora crescere e, ai prezzi attuali, vanno comprati.
Nel settore degli old masters è fortemente sottostimato il ‘700, ovviamente con l'eccezione di alcune nicchie di alto prestigio internazionale come il vedutismo, quello veneziano in particolare. Ma l'arte italiana del XVIII secolo non ha prodotto solo belle vedute, c'è molto altro e di grande qualità e il compratore lungimirante dovrebbe tenerne conto.
In campo numismatico è il momento di comprare monete e medaglie papali dal XIV al XIX secolo. Anni fa, furono dismesse in rapida successione diverse importanti collezioni dedicate al tema e l'eccesso di offerta fece crollare i prezzi. Visto l'alto valore artistico di quel genere di monetazione e l'interesse anche da parte del collezionismo internazionale, non potranno che risalire. Anche i bronzi romani hanno subito una battuta d'arresto e anche per loro direi che è il momento di comprare. Bronzo in crisi anche sul fronte dell'archeologia. Al collezionista di libri di pregio consiglierei invece di investire sulle prime edizioni dell'800.

Quali sono i settori del collezionismo su cui puntate perché pensate possano avere un margine di crescita ulteriore?
Se miriamo a un investimento di reale interesse dobbiamo ovviamente andare controcorrente mirando a un ritorno a lungo periodo, almeno quinquennale, direi. Metto in prima posizione pittura e scultura antiche, un settore in cui la ripresa è tangibile, ma il rapporto qualità prezzo ancora convenientissimo per il compratore. Una congiuntura così favorevole per l'acquisto di opere d'arte di alta qualità realizzate tra il 300 e l'800 farà fatica a ripresentarsi e bisogna approfittarne ora. Segnali positivi in arrivo anche da un settore in massima crisi come quello degli arredi antichi, a fronte, naturalmente, di qualità sopraffina e autenticità indiscutibile. Molto promettente anche l'arte medievale, un campo colto e difficile ma decisamente in crescita.

Quali sono le attese e le strategie per il secondo semestre?
Ho già accennato all'obiettivo di aste battute sempre più selettive controbilanciate dall'incremento delle aste elettroniche e dell'e-commerce. Saranno tendenzialmente affidati a queste tipologie di vendita pezzi selezionati ma di valore più contenuto, perfetti per soddisfare le esigenza di chi desidera intraprendere la strada del collezionismo. C'è grande attesa attorno al dipartimento di Fashion, Luxury e Textiles che proporrà la sua prima asta a ottobre. Sarà dispersa anche la collezione di cappelli di Marina Ripa di Meana a cui dedicheremo una piccola esposizione. Al debutto anche il dipartimento di Libri, Autografi e Memorabilia con un'importante asta di carte geografiche antiche. Tra i dipartimenti in fase di apertura segnalo quello di Auto e moto d'epoca, che inizialmente tratterà solo transazioni in private sale. Le vendite a transazione diretta stanno andando bene e saranno in generale incrementate, anche attraverso l'allestimento di selling exhibitions, vale a dire mostre analoghe a quelle allestite nelle gallerie d'arte. In calendario due appuntamenti: un'esposizione dedicata al vedutista del ‘700 Alessio De Marchis e l'altra a Titina Maselli. Di Titina Maselli cureremo anche l'archivio, inaugurando così un nuovo servizio destinato alla creazione e gestione di archivi e alla redazione di cataloghi generali. L'autunno vedrà inoltre partire la nostra prima campagna di crowdfunding, un'attività che stiamo pianificando da tempo e che finalmente prende corpo. Iniziamo da una campagna popolare di raccolta fondi volta all'acquisto di una statuetta votiva romana della metà del III secolo unica nel suo genere e che viene infatti acquisita per essere donata al Museo Nazionale Romano. Particolarità della piccola scultura è quella di essere l'unica raffigurazione conosciuta della Bona Dea, divinità importante quanto misteriosa.

Circolazione internazionale: dall'introduzione della riforma del Ddl concorrenza (agosto 2017) quali semplificazioni e quali difficoltà avete incontrato all'esportazione di beni artistici?
Nessuna, visto che il decreto è ancora totalmente disapplicato. Nelle nostre soprintendenze di riferimento, quella di Roma in modo particolare, abbiamo raccolto motivazioni che mi pare abbiano il merito di fotografare la realtà: mancano la modulistica e gli strumenti informatici che consentiranno di avviare la fase applicativa. Manca, soprattutto, il personale in grado di applicare la legge che, come si ricorderà, introduce una soglia di valore, 13.500 euro per l'esattezza, al di sotto della quale il bene culturale può transitare liberamente fuori dai confini nazionali. Occorre dunque formare degli operatori in grado di effettuare una valutazione di mercato (il personale del Mibact, è ottimamente preparato sotto molti profili, ma lo scollamento con il mondo del mercato dell'arte è totale). Pare che la situazione dovrebbe sbloccarsi tra fine settembre e primi di ottobre e rimaniamo pertanto in attesa.

Sull'applicazione delle soglie di valore avete riscontrato atteggiamenti di freno o ostruzionismo da parte degli uffici esportazione delle Soprintendenze?
Vista la situazione di stallo, posso solo dire che, quando e se il decreto troverà applicazione, l'esiguità della soglia di valore prevista farà sentire il suo peso e non certamente in senso positivo. Per avere degli illuminanti termini di paragone, ricorderò soltanto che si tratta, di gran lunga, della soglia più bassa d'Europa. in Francia il limite sotto il quale non serve autorizzazione è fissato a 150mila euro, in Gran Bretagna a 100mila sterline, in Germania a 300mila euro.

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