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Una Lucrezia riscoperta di Artemisia Gentileschi in asta da Dorotheum

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mercato dell’arte

Una Lucrezia riscoperta di Artemisia Gentileschi in asta da Dorotheum

Lucrezia (1640-45 circa) di Artemisia Gentileschi
Lucrezia (1640-45 circa) di Artemisia Gentileschi

Anche Artemisia Gentileschi (1593-1654) sembrava un astro della pittura barocca italiana destinato a rimanere nell'ombra che avvolse un po' tutti i grandi pittori del Seicento, sino alla loro riscoperta agli inizi del Novecento.
L'interesse per la pittura caravaggesca da parte del collezionisti ebbe una forte crescita sul mercato antiquario solo a partire dalla fine degli anni '90, grazie ad importanti riscoperte attributive, talvolta dovute al lavoro attento degli storici dell'arte e dei mercati d'arte che hanno saputo valorizzarle, oltre che al fiorire di grandi esposizioni e retrospettive in Italia e all'estero.
Era difficile immaginare ai tempi che un dipinto di Orazio Borgianni, maestro conosciuto per lo più dagli specialisti, proveniente da una collezione privata romana, pubblicato e attribuito da Federico Zeri nel 1956, potesse essere aggiudicato a Londra nel 2012 per la cifra record di 3,4 milioni di sterline, come accaduto alla superba composizione raffigurante “Cristo tra i dottori”.
Sarebbe stato altrettanto difficile ipotizzare che un tela di Artemisia Gentileschi potesse essere venduta per 3,6 milioni di sterline, come è avvenuto lo scorso luglio per il suo splendido «Autoritratto nelle vesti di Santa Caterina d'Alessandria» (1615-17 circa,) acquistato dallaNational Gallery di Londra attraverso la galleriaRobilant+Voena, che solo sette mesi prima lo comprò all'Hotel Drouotper un valore di per sé già record di 2,3 milioni di euro, più di dieci volte la stima di 300.000- 400.000 euro.
Come Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera, Artemisia ha ricoperto un ruolo di rilievo nella storia della pittura italiana. Fu lo storico dell'arte Roberto Longhi agli inizi del Novecento a studiare i Gentileschi, il padre Orazio, definito “il più meraviglioso sarto e tessitore che mai abbia lavorato tra i pittori” e sua figlia Artemisia, ”l'unica donna in Italia che abbia mai saputo cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità”.
Raramente i dipinti Artemisia passano sotto il martello e gli esperti delle case d'asta internazionali sperano sempre che qualche tela riemerga di tanto intanto dalla penombra di qualche antica dimora, come è accaduto nel sud della Francia alcuni anni fa quando un grande dipinto raffigurante «Maddalena in estasi», noto sino ad allora solamente attraverso una vecchia foto dei primi del Novecento, è stato individuato da un esperto di Sotheby's.

L'opera, battuta a Parigi nel 2014, registrò il record d'asta dell'epoca, ossia 8650.500 euro, superando la valutazione indicata nel catalogo di vendita di 200.000-300.000.
È ipotizzabile quindi che i collezionisti e i galleristi mostreranno altrettanto interesse per il dipinto di Artemisia Gentileschi che il 23 ottobre sarà presentato, per la prima volta nella sua storia, da Dorotheum a Vienna. Questa volta si tratta di una «Lucrezia» proveniente da una collezione privata europea, accompagnata da una stima di 500.000-700.000 euro. Il quadro è stato afferito a Artemisia Gentileschi da Nicola Spinosa nel 2015 che inizialmente lo datò alla fine degli anni 1960 o all'inizio del 1630; tuttavia Spinosa ha recentemente proposto una datazione verso il 1640-45 circa. Riccardo Lattuada, invece, ipotizza che la sua esecuzione sia avvenuta intorno al 1630-1635, per via della tecnica esecutiva e della sua stretta affinità stilistica con le opere di Massimo Stanzione e Simon Vouet.
Nel 1621 Artemisia lascia Firenze per raggiungere il padre a Genova, poi rientra a Roma nel 1622, vi rimane fino al 1630, quando poi si trasferisce a Napoli. Dalla città partenopea si allontana per soggiornare tra Firenze, Roma e Londra, vi tornerà e vi morirà tra il 1652 e il 1653. Si ritiene che questo dipinto probabilmente possa essere identificato con l'opera che una volta si trovava conservata, fino al 1672, nella collezione napoletana del banchiere genovese Davide Imperiale, e poi passato nelle disponibilità di Maria Caterina Imperiale Grimaldi, marchesa di Petra. Le dimensioni corrisponderebbero quasi perfettamente a quelle del dipinto riportato nel suo inventario del giugno 1672: cinque palme napoletane per quattro.
Nel dipinto di Dorotheum Artemisia non si autoritrae come era solita fare, cosa che darebbe al quadro ulteriore fascino e valore. Si ritiene, infatti, che Artemisia Gentileschi abbia quasi sempre dipinto se stessa nelle sue tele, non solo nei pochi autoritratti rimasti che la raffigurano con il pennello in mano, a simboleggiare la sua professione, o intenta a suonare un liuto, come nell'autoritratto conservato alla Curis Galleries di Minneapolis, ma anche nei dipinti dove compaiono sante martiri ed eroine femminili. Le immagini drammatiche dei suoi dipinti derivano in parte dalla sua drammatica esperienza, oltre che dalle richieste committenziali, poiché fu violentata dal collaboratore del padre Orazio, Agostino Tassi. Proprio la vicenda dello stupro subito paradossalmente l'ha resa oggi una delle pittrici più note e amate del Seicento, diventando negli anni Settanta una icona del femminismo. Le sue eroine femminili avvolte da luci e ombre dal sapore caravaggesco altro non sono che una interpretazione autobiografica. Che si tratti di dipingere una Cleopatra morente o una Giuditta vendicatrice, piuttosto che una Maddalena nel momento della sua conversione o la Santa Caterina d'Alessandria con tanto di palma e ruota del martirio, come nel quadro ora alla National Gallery di Londra, Artemisia si immedesima nei tormenti e nella drammatiche vite di queste donne, come una consumata attrice di teatro, indossandone le loro vesti.

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