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Accordo da 300 milioni di € per le Pmi italiane del settore culturale e…

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economia e beni culturali

Accordo da 300 milioni di € per le Pmi italiane del settore culturale e creativo

Grazie all'accordo sottoscritto tra il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e laCassa depositi e prestiti (CDP), dal 3 settembre è attivo anche in Italia il Cultural and Creative Sectors Guarantee Facility del Programma Europa Creativa. L'intervento, che rientra nell'ambito della “Piattaforma di risk-sharing per le PMI” del Piano Juncker, svilupperà un portafoglio di garanzie e contro-garanzie per un valore di 300 milioni di €. Grazie all'intervento, nei prossimi due anni sarà garantito l'accesso al credito a circa 3.500 piccole e medie imprese operanti nel settore culturale e creativo, incrementando sostanzialmente la capacità operativa delle imprese culturali e creative. Si tratta della più consistente iniziativa mai realizzata all'interno del programma Europa Creativa in termini di accesso ai finanziamenti.

Un po’ di ossigeno. Per chi opera nel settore culturale e creativo, la possibilità di reperire fondi è da sempre considerato come uno dei principali ostacoli allo sviluppo della propria attività. Secondo l'ultimo studio pubblicato sul tema Survey on access to finance for cultural and creative sectorIDEA Consult (2013), l'apporto personale, i prestiti informali e il crowdfunding sono ancora i principali metodi di finanziamento utilizzati nel settore dopo le sovvenzioni pubbliche (i dati dell'ultimo sondaggio sull'acceso al credito per il settore culturale chiuso ad aprile 2018 sono ancora in valutazione). Secondo lo studio, gli istituti di credito vengono avvicinati quasi esclusivamente per prestiti a breve termine, che non superano i 25.000 euro.

Le barriere. La questione dell'accesso al credito bancario è un problema complesso; il primo ostacolo emerge dalla percepita e a volte reale mancanza di capacità tecniche degli imprenditori culturali nel fornire i documenti necessari per richiedere un prestito, oltre che a una certa diffidenza nell'avvicinare le banche. Per gli istituti di credito, invece, la diffidenza verso le imprese culturali e creative nasce, oltre che per la scarsa qualità dello storico contabile e delle condizioni specifiche di un mercato frammentario e non costante, dalla natura immateriale dei loro asset che non coprono il rischio finanziario in caso di perdite. Nonostante i beni immateriali pesino sempre di più sulle strategie aziendali in ogni settore, secondo Studio sul Valore di Mercato degli Asset Intangibili (Ocean Tomo 2017) il valore degli asset immateriali sulle aziende quotate nell'S&P 500 supera l'86%, persiste una forte reticenza da parte degli istituti bancari nell'utilizzare come collaterale un bene intangibile proprio per la difficoltà di prevederne il loro valore futuro; esempi di asset immateriali sono il copyright, la creatività, la soft innovation e le licenze d'autore che spesso, invece, rappresentano il grande valore aggiunto di un bene culturale o creativo.
Proprio per cercare di arginare questo problema, nel 2016, la Commissione Europea ha lanciato il Guarantee Facility Scheme: un sistema di garanzie e contro-garanzie da 121 milioni di €, aumentato a 181 nel 2017 grazie all'intervento delFondo Europeo per gli Investimenti Strategici, a sostegno degli istituti e delle compagnie di credito europee. Lo schema servirà a garantire un rimborso alle banche o agli investitori fino al 70% sulle perdite individuali e il 25% sui portafogli, oltre che erogare un programma di capacity building per rafforzare le competenze degli intermediari finanziari. Quest'azione si inserisce nell'ambito degli strumenti utilizzati dal Piano Junckero, più propriamente, Piano di Investimenti per l'Europa, che supporta la crescita delle imprese fornendo garanzie agli investitori privati e agevolandone gli investimenti.

A luglio del 2018 il Piano Juncker ha attivato investimenti per oltre 335 miliardi di € in tutta Europa. Tra questi si inserisce anche l'accordo siglato a luglio tra il FEI e la Cassa depositi e prestiti a favore del Fondo di garanzie per le Pmi italiane, il più importante strumento nazionale a supporto delle imprese e finalizzato a favorire l'accesso al credito delle Pmi attraverso la concessione di garanzie in forma diretta o tramite dei Confidi. Piero Luigi Fratini, Coordinatore di Selezione per Europa Creativa per la Commissione Europea, ha commentato: “devo dire che alla luce degli sforzi degli ultimi anni, ci riteniamo estremamente soddisfatti perché anche organismi esterni al settore culturale stanno dando la giusta importanza a una parte di mercato che rappresenta circa il 3% del Pil europeo e che ha grandi potenzialità di crescita. Si tratta solo di allineare gli organismi di supporto, che già da tempo operano nel settore culturale, nella giusta direzione e dargli una prospettiva europea. Siamo fiduciosi che questa operazione possa riuscire a colmare, almeno in parte, il gap enorme che esiste tra le imprese culturali e creative e la possibilità di accedere a finanziamenti esterni. Stiamo parlando di una perdita che si aggira tra gli 8 e i 13 miliardi di euro per tutti i sette anni di Europa Creativa; significa che su 100 domande presentate agli istituti di credito solo tra le 30 e 50 venivano prese in considerazione, le altre non avevano un business plan solido sufficientemente. Altro elemento da non sottovalutare è che accanto alla parte di facility, questo schema offre la possibilità agli intermediari finanziari di conoscere meglio il settore e le sue necessità”.
Per accedere al credito bancario, le Pmi operanti nei settori culturali e creativi possono rivolgersi alla propria banca o al proprio Confidi, sarà poi la banca o i Confidi a richiedere l'intervento del Fondo PMI. Tutte le informazioni sono consultabili sull'apposito sito www.fondidigaranzia.it

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