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Per l’arte «altra» dei Parcours des Mondes buoni gli acquisti

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mercato dell’arte

Per l’arte «altra» dei Parcours des Mondes buoni gli acquisti

Stéphane Jacob-Langevin accanto a un quadro di Loy Kemarre
Stéphane Jacob-Langevin accanto a un quadro di Loy Kemarre

“Ho visto che oggi la maggior parte dei galleristi ha il sorriso sulle labbra e, mi creda, non è facile vederli sorridere. Evidentemente, devono aver fatto buoni affari. So che ogni anno ripeto sempre le stesse cose e rischio di apparire poco credibile, tuttavia, anche lei può andare a chiedere e verificare che cosa dicono”. Con queste parole Pierre Moos, direttore generale dei Parcours des Mondes, che si sono tenuti a Parigi dall'11 al 16 settembre 2018, domenica sera ha salutato chi scrive in procinto di ritornare in Italia. Ed effettivamente l'autore di queste note aveva già verificato di persona che la maggior parte dei galleristi disponibili a dare informazioni precise si era dichiarata soddisfatta dei risultati dell'edizione del 2018 (nella gallery si presentano i dati espositore per espositore).

A dir il vero, nei primi giorni i galleristi avevano notato che la grande affluenza di pubblico non favoriva la conclusione di buoni affari, ma poi, come sempre avviene in questi casi, il clima più tranquillo degli ultimi giorni ha consentito di arrivare a risultati concreti.

Come sempre, il calendario degli eventi collaterali dell'Espace Tribal di rue Visconti era molto ricco.

La manifestazione più importante era senza dubbio costituita dalla mostra retrospettiva: “Pigalle 1930, retour sur une exposition mythique”, che, attraverso una serie di opere e di documenti originali emersi dopo anni di lavoro, rivisitava uno snodo fondamentale nella percezione europea dell'arte africana.
L'esposizione, poi, faceva letteralmente da cornice a una serie di conferenze, anticipazioni e approfondimenti con personaggi di primo piano, come Aurélien Gaborit, responsabile delle collezioni africane del MQBJC (Musée du Quai Branly - Jacques Chirac) e curatore della mostra «Madagascar, l'art de la grande ïle» che è stata inaugurata, proprio al MQBJC, in questi giorni.

È stato molto interessante, in particolare, il colloquio: «Quel avenir pour les arts anciens d'Afrique, d'Océanie et des Amériques ? » che ha affrontato il tema della repatriation, innescato dalle dichiarazioni di Macron, che in Burkina Faso aveva detto di “non poter accettare che gran parte del patrimonio culturale di diversi Stati africani si trovasse in Francia”.

Dagli interventi dei partecipanti è emerso come il percorso della restituzione sia alquanto complicato. Chi scrive, inoltre, parlandone con gli addetti ai lavori ha verificato che mercanti e collezionisti, pur molto più attenti a queste problematiche che in passato, non sono per nulla preoccupati, perché pensano che non se ne farà nulla o non si andrà mai oltre, eventualmente, qualche gesto simbolico.

Nel merito degli oggetti esposti, si può dire che, come sempre, durante i Parcours è stato possibile ammirare capolavori assoluti, in parte inediti o conservati in collezioni inaccessibili, che potrebbero essere esposti nei più importanti musei del mondo. Sul piano “museografico” è proseguita la linea di una cauta contaminazione tra l'arte “altra” e l'arte contemporanea, sia quella degli artisti extraeuropei, sia quella degli artisti occidentali famosi.

I risultati delle vendite nella gallery

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