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La Collezione Thannhauser lancia il Guggenheim Bilbao

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La Collezione Thannhauser lancia il Guggenheim Bilbao

Picasso, Femme aux cheveux jaunes, 1931
Picasso, Femme aux cheveux jaunes, 1931

Per la prima volta dalla sua costituzione in seno al Solomon Guggenheim a New York a partire dal 1965, la Collezione Thannhauser, una delle più importanti testimonianze di arte impressionista e delle avanguardie del ‘900, torna in Europa presso l'istituzione gemella, il Guggenheim di Bilbao, fino alla fine di marzo 2019. Si tratta di un ritorno, poiché la collezione è frutto del lavoro e della generosità di uno dei più grandi galleristi tedeschi del primo Novecento, costretto a fuggire prima a Parigi e poi a New York dalla persecuzione nazista contro ebrei e l ‘arte degenerata.
Heinrich Thannhauser fondò la Moderne Galeria a Monaco nel 1909, mentre il figlio Justin, responsabile della donazione principale, sviluppò gli affari n Svizzera aprendo una seconda galleria a Lucerna dieci anni dopo; nel decennio fra il 1927 e la chiusura forzata dalla violenza nazista, la galleria rilocata a Berlino fu il luogo di presentazione di tutte le principali innovazioni artistiche del periodo, come ben testimoniano le ricerche e fotografie di archivio che accompagnano gli eccezionali lavori in esposizione.

Ingresso principale del museo con lavoro floreale di Jeff Koons

La collezione. Ben 50 delle circa 70 opere donate al Guggenheim da diversi membri della famiglia Thannhauser nel corso della seconda metà del ‘900 hanno lasciato lo spazio espositivo nell'annesso del secondo piano del museo di New York per venire esposte in tre grandi sale del ben più capiente museo di Bilbao, dove pertanto godono finalmente di spazio e possono ‘respirare', contrariamente alla sensazione di affollamento e vagamente claustrofobica della loro normale collocazione.

Curatrice del Guggenheim NY con dipinto di Manet Woman in Striped Dress, ca.1877-80

Questa valorizzazione di contesto, unita al lavoro di restauro e conservazione di alcuni lavori, necessaria per affrontare per la prima volta il viaggio transatlantico ‘di ritorno', permette di godere di dipinti come il grande ritratto di ‘Donna con vestito a righe ‘di Manet del 1877-80, e il più piccolo raro olio su cartone di van Gogh del 1887 ‘Il Viadotto', finalmente liberato nei sui colori e dettagli.
La curatrice della mostra, Megan Fontanella della sede di New York, ha segnalato l'importanza e l'eccezionalità del prestito, grazie al quale sono stati promossi studi e restauri dei lavori che appaiono ora sotto una nuova luce.

Registro della Galleria

La presenza di figure femminili domina la prima sala, con due rari lavori di Manet e Renoir, accompagnati da tre bronzi di Degas raffiguranti le classiche ballerine. A testimonianza dell'interesse del gallerista per Cezanne, sono presenti ben sei lavori fra cui due nature morte e l'eccezionale veduta delle cave ‘Bibemus' in Provenza, lavoro del 1895.
A seguire il percorso cronologico tre lavori di van Gogh, uno per ciascuno dei tre anni decisivi per l'artista, dal 1887 al 1889, una successione che permette di realizzare lo sviluppo progressivo del suo personalissimo stile pittorico.
Non poteva mancare un lavoro tahitiano del suo amico Gauguin, a cui si accosta un paesaggio fauvista di Braque del 1906 e una visione impressionista di Venezia frutto del viaggio di Monet del 1908.
Un secondo lavoro di Braque, una tarda composizione cubista degli anni '50, nasconde al retro un lavoro degli anni '10.

Picasso, Moulin de la Galette, 1900

L'ultima sala è dedicata interamente a Picasso, con cui la famiglia Thannhauser ha avuto un rapporto di amicizia fino alla morte dell'artista.
Le 20 opere in mostra sono ben rappresentative dei diversi periodi e stimoli attraverso cui si è espressa la creatività di Picasso nei 75 anni di attività, a partire da una visione cittadina di Barcellona del 1899 fino alla celebre lotta fra ‘Gatto e Aragosta' dedicata dall'artista al gallerista nel 1965.
Fra questi due estremi, si contano altri otto lavori di inizio Novecento, fra cui spicca ‘Le Moulin de la Galette' del 1900, seguita da una figura classica del 1922 e da quello che potrebbe essere il dipinto di valore economico maggiore di tutta la collezione, un ritratto di Marie-Therese Walter del dicembre 1931.

Picasso, Le homard et le chat, 1965

Il museo. Per il museo di Bilbao si tratta di un ‘colpo' di tutto rilevo, di buon auspicio per tentare di superare il record di afflussi ottenuto appena un anno fa, sintomo che l'impatto del museo sulla città permane anche a 25 anni dalla sua apertura. Nel 2017 ha accolto 1.322.611 visitatori, il 13% in più del 2016.
Ne abbiamo parlato con il direttore Juan Ignacio Vidarte, che ci ha fornito alcuni dati di riferimento: la stima del valore economico della produzione aggiuntiva determinata dal museo si attesta a 500 milioni di euro, con effetti importati sull'occupazione della città, fra cui 200 posti di lavoro a servizio del museo e 7-8mila altri nell'immediato indotto.

Vista del Museo dal fiume con opera di Jeff Koons

Il Museo, inoltre, si è progressivamente dotato di una sua collezione autonoma, che ad oggi ha superato i 130 lavori fra cui diverse opere monumentali di Jeff Koons, Louise Bourgeois e Richard Serra, nonché dipinti di Cy Twombly, Andy Warhol, Rotko, Klein, Richter, e autori spagnoli e baschi come Chillida.
La collezione non è ovviamente in vendita, ma viene regolarmente valutata economicamente e secondo gli ultimi rilievi il suo valore rappresenta un investimento di tutto rilievo che ha moltiplicato per oltre sette volte la spesa iniziale. Nel 2014 il museo ha rinnovato la convenzione con la ‘casa madre' di New York, avviando così una seconda fase nel rapporto fra le istituzioni, forte del successo del ventennio precedente, in cui il Museo ha fatto da catalizzatore per la rinascita della città di Bilbao e la sua riconversione dal porto industriale al settore dei servizi. Circa i due terzi dei visitatori vengono dall’estero, rompendo cosi l'insularità geografica della regione Basca e della sua capitale.

Richard Serra esibizione permanente

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