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Banksy, l’opera autodistrutta e Sotheby’s. Cosa farà…

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Banksy, l’opera autodistrutta e Sotheby’s. Cosa farà l’acquirente?

«Siamo una casa d'aste quotata: non è pensabile che ci sia stato il minimo accordo con il venditore o l'artista» si scherniscono da Sotheby's. «Eravamo all'oscuro di tutto e non eravamo in alcun modo coinvolti. Questo ci pone in un serio imbarazzo legale, la cosa ci crea problemi» ribadisce Claudia Dweck, chairman Contemporary Art, vicepresidente Europa e presidente Italia di Sotheby's. «L'artista ha fatto la sua boutade anche ben orchestrata e se pensa al personaggio ci sta. Siamo stati oggetto della performance diBanksy dandogli involontariamente una platea mondiale. Da oggi cercheremo di risolvere le cose».

Con la performance lo street artist si è guadagnato un posto nella memoria collettiva. Ma Sotheby's ribadisce la sua estraneità ai fatti. Il titolo venerdì sera, dopo l'Evening sale da 18,3 milioni di dollari di Londra ha chiuso a Wall Street a 44, 88 dollari, ancora lontano dai massimi del 6 giugno a 55,65 dollari. Si vedrà nel pomeriggio se i mercati recepiranno l'effetto Banksy sul titolo della casa d'aste che nell'incanto di venerdì sera ha riportato ricavi per 89,6 milioni di dollari, attestandosi verso la stima alta prevista con solo otto lotti invenduti dei 65 proposti, pari all'81% di venduto.

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In totale la società d'aste nella Frieze Week Sales di Contemporary Art nella City ha fatturato 107,8 milioni di dollari. Ma cosa succederà all'opera tagliuzzata se lo chiedono in molti. Cosa farà l'acquirente per il momento anonimo? Chiederà i danni? Rinnegherà l'acquisto? O, come pensano molti, avrà acquistato un'opera che potrebbe valere molto di più di quanto pagato per la tela «La bambina con il palloncino» (Girl With Balloon) 1,042 milioni di sterline (1,2 milioni di dollari) dalla stima tra 200mila -300mila sterline. La tela, come ormai noto, si è autodistrutta all'ultimo colpo di martello.

Parola all’avvocato
L'avvocato Giuseppe Calabi precisa: «quando il battitore aggiudica con l'ultimo colpo di martello l’opera non è ancora passata nella proprietà dell'acquirente. Nelle condizioni di vendita di solito il titolo giuridico passa al momento del pagamento e non dell’aggiudicazione: è una regola aurea delle case d'aste». E di quanto è successo ha responsabilità? «No, Sotheby's non ha alcuna responsabilità, l'azione si è svolta fuori dal controllo attraverso un meccanismo occultato e azionato a distanza da un telecomando. Restano le considerazioni di mercato» prosegue l'avvocato dello studio CBM & Partners. L'opera danneggiata resta un problema dell’acquirente? «Dal punto di vista formale il rischio resta in capo al venditore in quel momento» risponde. Ma la casa d'aste potrebbe essere stata negligente per non aver controllato? «Non penso che la diligenza si possa contestare e attribuire loro la responsabilità di non aver previsto questo fatto in anticipo» .

Per chi ha acquistato è un danno o un incremento di valore? «Chi si è aggiudicato l'oggetto ha in mano qualcosa di diverso da quello rappresentato nel catalogo e qualche problema ci potrà essere – prosegue Calabi. - L'acquirente potrebbe aver detto a fine asta di non voler più questo oggetto, valgono le regola di buon senso. Finché non c'è pagamento del prezzo non c'è vendita con riserva di proprietà e il rischio resta in capo al venditore finché l'acquirente non paga» conclude l'avvocato esperto di diritto dell’arte.

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La beffa
Da Sotheby's confermano che si trattava di una tela incorniciata in un frame dello stesso artista di 18 cm di cornice e quindi non si poteva smontare: «come di solito si fa per verificare lo stato di conservazione di un'opera prima dell'acquisto in asta» spiega Isabella Villafranca, direttrice del Dipartimento di Conservazione e Restauro di Open Care. «Su un Fontana è frequente ma su Banksy non ce lo chiede nessuno - spiega Dweck di Sotheby's -, e in questa tela la cornice era parte integrante dell'opera e non abbiamo avuto nessuna richiesta di smontare il quadro, anche perché dietro, l’opera era in ordine».

Ma l’opera, tagliuzzata per metà, sarà da restaurare? «Credo che sia rientrata nella volontà dell'artista l'implosione dell'opera e quindi è da lasciare così com'è», spiega l'esperta restauratrice di contemporaneo. «Spesso accompagno i collezionisti prima delle preview delle aste per verificare lo stato di conservazione di un'opera e se uno spende un milione forse qualche domanda deve porsela su cosa sta comprando. Resta un mistero come una tela vincolata a un telaio sia potuta scivolare su un “tagliarte”. Ma siamo di fronte a una performance contro le quale non è possibile rallentare il degrado. Credo che la tela si debba lasciare così com'è, vincolando le striscioline affinché resistano al meglio. L'opera è ancora fruibile, basta rimontarla con strisce accoppiate, ed è una performance». Questo potrebbe moltiplicare il valore della tela? «Certo, è una performance davanti al mondo! Mi sembra un'operazione commerciale meravigliosa. Vediamo se la ritira il proprietario» conclude la restauratrice.

La critica al mercato
Insomma la guerriglia contro il mercato di Banksy sembra aver sortito l'effetto contrario fa eco Alessandra Pioselli, critico d'arte contemporanea e direttrice dell'Accademia di belle arti Giacomo Carrara di Bergamo. I puristi possono storcere il naso, ma già il 4 ottobre Banksy è stato il top lot nella vendita della collezione di Robin Williams a New York da Sotheby's moltiplicando le stime. Ora la corsa a un Banksy sarà ancora più frenetica.

«Anch'io mi sono domandata se questo atto così eclatante, non programmato, sia una strategia per accrescere il valore delle opere o della stessa in sua assenza» prosegue Pioselli. «Non so se questa modalità di apparizione e sparizione possa essere una critica efficace al mercato, piuttosto una simile operazione mi sembra partecipi ad accrescere il valore delle opere visibili e tangibili». Banksy gioca sull'ambiguità. Del resto Pioselli ci ricorda che la storia dell'arte del Novecento è piena di gesti di autodistruzione dell'opera: da Marcel Duchamp a Jean Tinguely, l'autodistruzione è una riflessione sullo statuto dell'opera d’arte e fa parte del suo linguaggio estetico. Robert Morris ne ha negato addirittura il valore e la smaterializzazione fa parte del linguaggio contemporaneo che prevede l'assenza dell'opera, come per Tino Sehgal. «Il gesto di Banksy può rappresentare una critica alla mercificazione dell'arte in modo molto spettacolare, che rischia di diventare a favore del mercato» conclude Pioselli. Vedremo nei prossimi giorni l'acquirente cosa farà e come il mercato di Banksy si muoverà.

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