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Usa, l’arte politica incontra #metoo

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musei e biennali

Usa, l’arte politica incontra #metoo

Guerrilla Girls
Guerrilla Girls

Non è la solita Marianne di Delacroix, la nuova Resistenza americana, nella copertina della Sunday Review del New York Times (23-09-2018), è una donna di colore dai tratti androgini che indossa un abito patchwork con impresse tante immagini di donne in protesta. È l'emblema del nuovo ordine, del nuovo “deal” americano: multi-raziale, multi-gender, multi-etnico, multi-religioso, egalitario e democratico, che si sente troppo stretto nel corsetto conservatore che il presidente Donald Trump vorrebbe fargli indossare e si dimena e protesta inneggiando all'insurrezione contro il nemico del momento, il neo-eletto Justice, Brett Kavanaugh. Le accuse di violenza sessuale mosse contro il giudice della Corte Suprema, Brett Kavanaugh - confermato sabato 6 ottobre dal Senato con una maggioranza di 50 contro 48 voti - non hanno fatto altro che catalizzare l'inevitabile processo di fusione tra le proteste e l'arte legata al movimento pseudo-femminista #metoo con i movimenti ostili all'esecutivo e la cosiddetta political art americana. Negli ultimi due anni, le giovani donne americane hanno scoperto il potere che possono esercitare nella società. Hanno marciato per le strade in difesa dei propri diritti, hanno messo fine alle carriere di alcuni molestatori sessuali con #metoo e preso parte al dibattito sul controllo delle armi, ma, soprattutto, hanno utilizzato arti figurative e performance per farsi sentire.

Copertina del NYT Sunday Review

I movimenti. Dopo anni di un post-modernismo snob ed elitario, una forte ideologia popolare e politica torna a pervadere l'America. L'arte torna a sapere di strada e i prezzi tornano ad essere accessibili. “Se ti stanno violentando, meglio che ti rilassi e te la godi, perché tanto nessuno ti crederà”, si fa beffe di Brett Kavanaugh il poster delle Guerrilla Girls esposto al John Jay College nella mostra “The UN-Heroic Act: representations of rape in contemporary art”. In generale, le opere delle Guerrilla Girls, anonimo gruppo di artiste femministe, giocano sul tema della sotto-rappresentazione delle artiste donne e si chiedono se “dobbiamo essere nude per entrare al Met?” alludendo ai nudi femminili delle tele esposte e alla marginale presenza di artiste donne nelle sale (il poster ha un valore di 20 dollari, ed è disponibile presso lo store online). Altre opere, invece, ironizzano sui “vantaggi di essere una donna artista”. Puoi “lavorare senza l'ansia del successo”; “non dovere mai esporre con uomini” (perché non esporrai mai!); “sapere che la carriera decollerà forse dopo gli ottant'anni” (sic!) o “non dover subire la vergogna di essere definita ‘genio'” (il valore dell'opera è 20 dollari). Attualmente, le Guerrilla Girl espongono allaTate Gallerydi Londra nella mostra “Andy Warhol and the Guerrilla Girls” che si chiuderà a dicembre.

Guerrilla Girls

Per sensibilizzare l'opinione pubblica (in particolare quella femminile) al voto e alla protesta è attivo dal 2003 Downtown for Democracy, un comitato di azione politica fondato da creativi che ha per scopo quello di trasformare l'influenza culturale in potere politico. L'adesione al comitato è libera, i membri provengono dai campi della moda, cinema, arte, scrittura, teatro, food, media e pubblicità, e condividono un profondo impegno per “le tradizioni progressiste americane”. Gli attivisti utilizzano la creatività per raggiungere le persone ed educarle con immagini, parole e musica. I lavori degli artisti disponibili sul sito, tutti autografati ed autenticati, saranno utilizzati per le elezioni politiche del 2018 e 2020.
Sul sito, l'artista Marilyn Minter, paladina della resistenza, con alle spalle una retrospettiva alBrooklyn Museum, “Pretty/Dirty” (2017), vende placche d'oro e d'argento con incisa la famosissima citazione del presidente Trump: “Ho provato a scoparla, ma era sposata…” per 1.050 $ che saranno interamente devoluti alla causa. Richard Prince, che lo scorso anno ha disconosciuto la paternità dell'opera acquistata da Ivanka Trump (della serie Instagram) e restituito il prezzo pagato (36.000 $), ha messo in vendita poster e dvd, “18 & Stormy”, 2018, (500 $ con dvd, sold out, solo poster, 100 $) riproducenti l'immagine di una donna risultante dalla combinazione delle fotografie delle 18 che hanno accusato il presidente Donald Trump di abusi sessuali, tra cui Stormy Daniels, l'attrice che ha ricevuto dall'avvocato del presidente 130.000 $ per il suo silenzio poco prima delle elezioni presidenziali del 2016 . Bellissima e andata subito sold out la stampa di Cecily Brown(rappresentata da Gagosian) “The Battle Between Carnival and Lent”, l'immagine è una copia del dipinto omonimo di Pieter Bruegel. Secondo l'artista la battaglia tra Carnevale e Quaresima, il contrasto tra virtù e vizio, abnegazione contro auto-indulgenza, l'allegoria di avidità, follia, ipocrisia, falsità, idiozia e riso ritraggano perfettamente la situazione americana. Per sostenere l'iniziativa l'artista Guy Richard Smit (classe 1970) ha aggiunto un tassello alla serie New York Times, con “President Resigns” (Wednesday, November 7, 2018), dove immagina la prima pagina del NYT del 7 novembre prossimo con le dimissioni di Donald Trump dopo la sconfitta alle elezioni di novembre (la stampa ha un valore di 100 $). Judith Bernstein, invece, con ‘Trump's Cabinet of Horrors' (550 $) desidera mostrare Trump per quello che è “un pazzo, un mostro, un giullare, un sessista, un razzista”; mentre in “Moratorium (Gold Rainbow American Flag)” gioca ancora una volta sul tema di Jasper Johns e chiude la serie di “Rainbow Flag” con una bandiera americana d'oro, sintomo di un paese malato dall'oro (500 $).

Musei. In poco tempo quest'arte di strada è approdata nelle maggiori gallerie, in musei, biennali e fiere. Se si volesse velocemente ripercorrere alcuni dei gesti più eclatanti dei musei newyorchesi basterà ricordare che dopo il varo della legge che impedisce l'ingresso per i cittadini dei paesi musulmani, nel 2017, il MOMA ha sostituito alcuni pezzi della collezione permanente con opere d'arte “importate” da quei paesi appunto; nello stesso anno il Brooklyn Museum ha tenuto una personale di Marilyn Minter: “pretty/dirty”; sempre nel 2017 il Whitneyha tenuto la già ricordata e molto discussa Biennale politica e oggi espone il controverso David Wojnarowicz ed ancora, il Guggheneim nel gennaio 2018 ha offerto alla casa bianca, in cambio di un Van Gogh dichiarato “non disponibile”, il water d'oro di Maurizio Cattelan (“America”, 2016).
Anche in Europa è arrivata la chiamata alle armi dello Zio Sam e ad essere stati reclutati non sono più soltanto singoli artisti, ma curatori di istituzioni culturali come le biennali “politiche” di Istanbul e di Liverpool. Nella decima biennale di Liverpool: Beautiful World, Where are You? (fino al 28 ottobre), ha fatto scalpore la rimozione non autorizzata ed anonima dell'istallazione “The List” dell'artista turca Banu Cennetoglu, che criticava la Brexit con una lista di 34.361 nomi di rifugiati morti all'interno o pressi i confini dell'Europa mentre cercavano asilo.
C'è trepidante attesa per la 58° Biennale di Venezia, “May You Live in Interesting Times”, (“May” non casuale?), curata da Ralph Rugoff, dall’11 maggio al 24 novembre 2019, ed apertamente politica. Il tema scelto prende spunto un anatema cinese, da sempre usato nei linguaggi dei politici occidentali per augurare “che tu possa vivere in tempi interessanti', e che forse è stato la causa del passaggio da una crisi all'altra degli ultimi anni.

Boom delle artiste. Questo pseudo-femminismo di protesta ha il grande merito di avere portato l'attenzione sull'arte delle donne per lungo tempo sottovalutata. L'Art Market Report 2018 della casa d'aste Barnebysnon sbaglia quando predice per i prossimi anni aumenti esponenziali perJenny Seville (già in corsa, con “Propped” (1992), battuto da Sotheby's per 9,5 milioni di £, ha stabilito il record per un'artista (donna) vivente), Cecily Brown, Georgia O'Keeffe (“Living Modern”, Brooklyn Museum, 2017), Joan Mitchell, Nathalie Djurberg, Petra Cortright, Candy Noland, Agnes Martin (“Beauty and Truth”, Guggenheim 2017), Laura Owens, Yayoi Kusama, Njideka Akunyili Crosby, Barbara Krueger, a cui potrebbero aggiungersi Tracey Emin e l'italiana Marisa Merz (“The Sky is a Great Space”, Metropolitan, 2017). Dall'analisi di Artsy condotta per il 2017 sembra che le dealer (donne) tendano a rappresentare maggiormente le donne (un 28% in più) per la maggiore empatia con l'arte trattata.

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