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Cambio di passo con l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale

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economia e beni culturali

Cambio di passo con l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale

Dal 1983, ogni anno l'Unione Europea sceglie un tema attorno a cui avviare una serie di progettualità per sensibilizzare l'attenzione dei governi nazionali e l'opinione pubblica. Dopo un fermo durato due anni (2016-2017), l'Unione ha deciso di riattivare quest'iniziativa con la volontà di fare un salto in avanti e cioè utilizzare l'anno tematico come banco di prova per sviluppare un approccio integrato nel policy making. Il 17 maggio 2017, questo compito è stato affidato al Patrimonio Culturale, che per tutto il 2018 è al centro di una serie di eventi e progetti sui territori dei 28 Paesi dell'Unione e oltre.
Dell'organizzazione di questo ambizioso progetto oggi fanno parte 37 Stati, tutte le istituzioni europee, le principali organizzazioni internazionali e reti sul patrimonio culturale, tra cui Unesco, Consiglio d'Europa, ICCROM, ICOMOS, Europa Nostra, Culture Action Europe, la rete dei musei NE-MOe la Fondazione Matera-Basilicata, che coordina la progettualità di Matera Capitale della Cultura 2019. Per questo anno tematico è stato stanziato un budget di 8 milioni di euro, 5 dei quali sono stati impiegati dalla call di Cooperazione lanciata nell'ambito del programma Europa Creativa a supporto di 29 progetti incentrati sulla dimensione europea del patrimonio culturale. Da questa call, l'Italia è uscita come il primo stato per numero di progetti finanziati ottenendo un contributo di circa 800.000 euro.

A sostegno dell'Anno e delle sue attività, sono state anche messe a disposizione alcune risorse nel quadro di altri programmi dell'UE:Erasmus+ , Europe for Citizens e Horizon 2020, il programma dedicato alla ricerca scientifica e all'innovazione, che tra il 2018 e il 2020 offrirà finanziamenti a progetti legati al patrimonio culturale per un valore di oltre 100 milioni di euro. Per quanto riguarda l'Italia, non bisogna poi dimenticare che siamo l'unico paese ad avere ottenuto un Programma Operativo Nazionale sulla Cultura (PON Cultura e Sviluppo) con una dotazione finanziaria di 490,9 milioni di euro, di cui 368,2 milioni a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e 122,7 milioni di euro di cofinanziamento nazionale. A queste opportunità si aggiungono i riconoscimenti che premiano le migliori pratiche di conservazione, gestione e promozione del Patrimonio Culturale: Il “Premio dell'Unione europea per il patrimonio culturale / Europa Nostra Award” varato dalla commissione nel 2002, con circa 30 riconoscimenti di cui 7 Grand Prix dal valore di 10.000 euro ciascuno e “l'European Heritage Label”, il premio che viene assegnato ogni anno ai siti che meglio simboleggiano i valori e gli ideali dell'integrazione e dell'identità europea.

Le tappe e un primo bilancio. Avvicinandoci alla conclusione dei lavori, ripercorriamo le tappe fondamentali e i prossimi sviluppi insieme a Erminia Sciacchitano, in forza alla Commissione Europea e Chief Scientific Advisor dell'EYCH 2018.
Da cosa nasce la volontà di istituire un anno tematico dedicato al Patrimonio Culturale?
Si tratta di un'iniziativa scaturita da un dibattito che ha coinvolto istituzioni europee, amministrazioni, professionisti e società civile, dove è maturata la visione che trasmettere il patrimonio culturale alle generazioni future non è un atto passivo. Siti, canti, opere d'arte e musiche conservano la memoria di guerre, inondazioni, invasioni e rispecchiano i valori nei quali ci riconosciamo in quanto europei. Se aggiungiamo che il settore è da sempre attento alla sostenibilità ambientale e genera posti di lavoro non delocalizzabili e professionisti apprezzati in tutto il mondo, capiamo quanto sia importante per il futuro dell'Europa. In un momento di profondo cambiamento socio-economico, marcato dalla rivoluzione digitale e dalla crisi dei valori europei, il settore culturale ha quindi voluto dare un nuovo significato al proprio ruolo nella società.
La vera e propria proposta è stata lanciata nell'ambito del Gruppo di Riflessione sul Patrimonio Culturale, un gruppo informale costituito dai rappresentanti di amministrazioni nazionali, per esempio per l'Italia c'è il MiBAC. L'idea è stata subito accolta dal Consiglio dell'UEche, sotto la Presidenza italiana, l'ha inserita nelle Conclusioni del novembre 2014 sulla “Governance partecipativa del patrimonio culturale”. A livello concettuale l'Anno Europeo del Patrimonio Culturale poggia le sue fondamenta sulla “Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società” detta anche Convenzione di Faro (2005), un documento simbolo del dialogo fra diverse culture e che viene considerato negli studi di settore una vera e propria svolta copernicana. Anche grazie a questo documento, oggi non ci chiediamo più soltanto come conservare il patrimonio, ma anche perché e per chi lo facciamo.
Il secondo paradigma che ha aperto la strada all'Anno Europeo del Patrimonio Culturale è una nuova propensione per le politiche attive e integrate. Ci sono ormai molti studi sull'impatto del patrimonio culturale che provano il suo valore come veicolo di crescita economica e sociale, ad esempio lo studio “Il patrimonio culturale conta per l'Europa” ha analizzati oltre 200 casi.

Nonostante ciò, se ci si limita solo a guardare alle leve d'investimento in modo ristretto, per esempio solo alle ricadute generate dal turismo, si rischia di peggiorare la qualità della vita dei residenti, di minacciare la diversità culturale e di creare danni all'ambiente promuovendo solo quelle attività che funzionano per i turisti, esemplare è il caso di Venezia. Quindi l'idea è di provare a guardare all'intero ciclo in maniera più integrata, associando i fondi per la conservazione ad altri investimenti in campo sociale, dell'educazione e della ricerca per ottenere risultati più bilanciati per tutta la società.
Il terzo approccio alla base di quest'Anno tematico è consequenziale a quello precedente; se vogliamo procedere in maniera integrata e trasversale, dobbiamo mettere insieme diversi portatori d'interesse e diversi livelli amministrativi. Stiamo parlando di governance partecipativa, un concetto che negli ultimi anni si sta facendo sempre più strada nei documenti di policy europei. Si tratta di una modalità di pianificazione e di gestione che cerca la partecipazione attiva di tutti i soggetti interessati, cioè autorità ed enti pubblici, attori privati, organizzazioni della società civile, ONG, comunità e cittadini. Questo approccio, che contribuisce a migliorare la trasparenza degli investimenti e accrescere la fiducia del pubblico nelle decisioni politiche, si fonda sulla condivisione del senso di responsabilità verso la trasmissione del patrimonio alle generazioni future.
Innovazione sociale, approccio integrato e governance partecipativa sono quindi i tre principi alla base dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale.
Come si sta lavorando e cosa ci si aspetta da questo anno?
Una grande parte del lavoro riguarda la divulgazione: fare riscoprire ai cittadini il loro patrimonio culturale, in particolare le giovani generazioni, è fondamentale e forse il primo obiettivo da raggiungere. La valorizzazione sostenibile del patrimonio culturale passa necessariamente per la sua riappropriazione da parte della società e questo può succedere se si coinvolgono le comunità locali come sta accadendo in molte Capitali europee della cultura. Per questo motivo in tutti gli Stati sono stati e si continuano a pianificare una serie di eventi e di iniziative dedicate, ad oggi ne sono stati organizzati più di 8.000. Non dimentichiamoci poi dei quasi 70.000 eventi dell'edizione speciale delle Giornate europee del patrimonio, un'iniziativa congiunta di Unione europea e Consiglio d'Europa, che quest'anno si è incentrata sull'Anno Europeo con il motto “L'arte della condivisione”.
Allo stesso tempo stiamo lavorando per fare in modo che l'Anno Europeo abbia un impatto anche dopo il 2018. La Commissione, sempre con approccio olistico, partecipativo e integrato, sta portando avanti una serie di progetti a lungo termine. Si chiamano le “10 Iniziative Europee” e costituiscono l'intelaiatura per capire come lavorare in questo settore in modo più strategico. Queste infatti hanno il compito di attivare il ciclo della costruzioni delle policy, cucendo insieme elementi presenti in diverse politiche e programmi europei (normative, ricerche e studi, azioni pilota e formazione) con budget definiti e obiettivi specifici da raggiungere entro la fine di questo anno. Le 10 Iniziative Europee, ognuna delle quali ha degli obiettivi specifici da raggiungere attraverso budget definiti, sono : “Condividere patrimonio, storia e valori per avvicinare gli europei” “Patrimonio a scuola”, “I giovani per il patrimonio”, “Patrimonio in transizione”, “Turismo e patrimonio”, “Patrimonio da curare”, “Patrimonio a rischio”, “Abilità legate al patrimonio”, “Patrimonio per tutti” e “Scienza per il patrimonio”.

“LE 10 INIZIATIVE EUROPEE, RAGGRUPPATE SECONDO I 4 OBIETTIVI DI RIFERIMENTO”


Tutti gli attori coinvolti nella realizzazione dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale stanno contribuendo, a seconda delle loro specificità, alle 10 Iniziative. Per esempio, con l'iniziativa “Patrimonio a rischio”, abbiamo realizzato il primo studio sui sistemi di gestione e prevenzione del rischio per il patrimonio culturale nei 28 Stati membri e con le diverse realtà di riferimento. L'obiettivo dell'iniziativa era proprio quello di individuare i gap da colmare a livello europeo. Con questa iniziativa è stato affrontato, inoltre, un tema molto importante come la lotta al traffico illecito dei beni culturali.

Se un tempo la priorità per i paesi europei era solo quella di proteggere i propri beni, oggi si ritiene altrettanto importante sapere cosa importare, tutelando il patrimonio culturale di quei paesi afflitti da furti e spoliazioni i cui proventi in alcuni casi alimentano il terrorismo internazionale. A seguito dello studio e in tal senso, la Commissione ha adottato una proposta di regolamento per le importazioni di beni culturali, che verrà discussa dal Consiglio e dal Parlamento e che si prevede venga adottato per la fine dell'anno. Oltre a questo, insieme all'UNESCO si stanno facendo azioni di formazione ad esempio a chi lavora nelle case d'asta. A queste azioni si affianca uno studio, finanziato da Horizon 2020 per comprendere meglio le rotte e i flussi di traffico illecito e una piattaforma per mettere insieme enti di ricerca e attori pubblici e privati sul tema. È chiaro che tutte queste azioni sono state e sono possibili solo grazie al coordinamento fra i diversi servizi della Commissione che si occupano di cultura, dogane e tassazione, protezione civile europea e aiuti umanitari, le altre istituzioni europee, gli Stati, le organizzazioni internazionali e la società civile “.

Insomma, un coordinamento dei diversi attori che sta funzionando bene, una cooperazione complessa ma portata avanti con impegno e passione, che rappresenta già una grande vittoria per questo Anno Europeo e soprattutto per questa Europa.

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