ArtEconomy24

Venezia, Padiglione italiano e gli effetti sul mercato dell’arte

  • Abbonati
  • Accedi
musei e biennali

Venezia, Padiglione italiano e gli effetti sul mercato dell’arte

Enrico David, Life Sentences, 2014, bronzo, ed. 1 di 5+2, 43 x 106 x 12,5 cm, Courtesy Rennie Collection, Vancouver
Enrico David, Life Sentences, 2014, bronzo, ed. 1 di 5+2, 43 x 106 x 12,5 cm, Courtesy Rennie Collection, Vancouver

Dal punto di vista del mercato, gli artisti italiani scelti dal curatore Milovan Farronato per il Padiglione italiano della prossima Biennale di Venezia (11 maggio-24 novembre 2019) sono nomi che hanno già una propria solidità, chi più chi meno internazionale, per cui la partecipazione alla kermesse veneziana servirà a consolidare ulteriormente la loro posizione. Tra i tre, Enrico David, classe 1966, nato ad Ancona, è quello che al momento gode di maggiore visibilità a livello internazionale, soprattutto in America: è in corso, infatti, una sua personale al Moca di Chicago(fino al 10 marzo 2019) che poi si sposterà all'Hirshhorn di Washington e che fornisce per la prima volta al pubblico americano una panoramica completa della sua produzione artistica in 20 anni di carriera. Parallelamente la galleria che lo rappresenta dal 2011, Michael Werner, con sedi a New York, Londra e in Germania, gli sta dedicando una personale a New York con nuovi lavori, mentre lo scorso maggio anche la galleria Blum & Poe gli ha dedicato una mostra a Los Angeles. A livello museale è già presente nelle collezioni del Metropolitan, del MoMA, dell'Hammer Museum a Los Angeles e dell'Hirshhorn (in Europa è alla Tate). “Il suo lavoro spicca per l'originalità” commenta Gordon VeneKlasen, managing partner presso Michael Werner Gallery, “non conosco nessuno che faccia un lavoro simile al suo. Ha tanto talento ed è capace di lavorare con diversi mezzi espressivi tra cui il disegno (molto richiesto dai collezionisti), la scultura, la pittura. Nei suoi arazzi emerge la sua italianità. Le sue fonti sono molteplici e singolari, dall'arte indigena alla cultura medievale, al modernismo classico, all'Arte Povera. Dimostra una certa libertà che deriva dall'essere europeo e avere così tanta storia alle spalle”. I suoi prezzi in galleria vanno da 15.000 a 250.000 dollari. È seguito da collezionisti negli Usa, in Gran Bretagna, in Germania, ma anche in Italia. All'asta ha registrato 22 passaggi con un record che risale a 10 anni fa per un arazzo da 35.930 dollari.

Le donne. Le due artiste Liliana Moro, nata a Milano nel 1961, e Chiara Fumai, nata a Roma nel 1978 e scomparsa tragicamente l'anno scorso a Bari, hanno un mercato forse più radicato a livello nazionale, per cui la partecipazione alla Biennale rafforzerà la loro notorietà a livello internazionale. La carriera artistica della compianta Chiara Fumai, intensa e veloce spalmata su poco più di un decennio, è stata “per certi versi più apprezzata all'estero, grazie anche alla sua cultura nomade e alle sue tante relazioni internazionali” ci racconta il gallerista Guido Costa, con il quale l'artista aveva iniziato a lavorare circa un anno mezzo prima della sua scomparsa. “Chiara ha lasciato un patrimonio artistico – prosegue il gallerista – che paragonato a quello di altri artisti scomparsi, è esiguo. Possiamo parlare di circa 200 opere tra video, installazioni, collage, sculture, dipinti e disegni, è un numero approssimativo, dato che si sta cercando di censire nel dettaglio tutta la sua produzione, attualmente sparsa tra gallerie, musei, collezioni private, archivio di famiglia e altri luoghi. La valorizzazione del lascito è iniziata all'indomani della sua morte, la famiglia e le persone a lei più vicine, sia a livello personale che professionale, hanno iniziato a progettare le linee base per una strategia di conservazione e tutela del suo lascito, dando vita, nel maggio di quest'anno, ad un'associazione, The Church of Chiara Fumai”. L'associazione, di cui fanno parte, oltre alla mamma dell'artista Liliana Chiari, Milovan Farronato, Francesco Urbano Ragazzi, Rossella Biscotti e Michele Spinelli, si avvale di un Comitato scientifico diretto da Carolyn Christof Bakargiev. “The Church of Chiara Fumai” avrà il compito di promuovere l'opera di Chiara in mostre, convegni e pubblicazioni in Italia e all'estero. “Nel frattempo - prosegue Costa - la famiglia di Chiara ha dato al CRRI del Castello di Rivoli l'intero archivio di documenti, libri, dischi e abiti usati dall'artista in occasione delle sue performance”. Per quanto riguarda il mercato dell'artista, nessuna sua opera è stata battuta in asta, mentre in galleria: “le opere attualmente disponibili sul mercato non sono molte e per i prezzi si va dagli 8.000 per i lavori più piccoli ai 100.000 euro per le grandi installazioni” conclude Guido Costa.

Liliana Moro lavora dal 2008 con Francesco Pantaleone Arte Contemporanea (FPAC), galleria di Palermo che dal 2017 ha sede anche a Milano in zona Porta Romana, ed è l'unica galleria che rappresenta Liliana Moro in Italia. Le sue opere hanno nel tempo raggiunto quotazioni considerevoli e in galleria si posizionano in un segmento economico compreso tra 6.000 e 30.000 euro. In asta 11 sono i passaggi per l'artista, con un record di 9.878 euro segnato da Phillips nel 2010 per “Che Idea” del 1991.
Nel corso della sua carriera Liliana Moro ha esposto in importanti mostre internazionali, tra queste: Documenta IX a Kassel (1992), “Aperto ’93” alla XLV Biennale di Venezia diretta da Achille Bonito Oliva , Quadriennale Roma (1996/2008).
“Nella sua ricerca artistica” ci spiega Francesco Pantaleone, “Liliana Moro ha utilizzato diversi linguaggi, immagini, suoni, parole, oggetti e performance, realizzando opere molto diverse tra loro ma legate da un filo conduttore che è l'osservazione del reale, dei contesti quotidiani, un interesse vero per la contemporaneità, per l'esistenza degli individui colta nei piccoli gesti, nelle fragilità, nelle pieghe della vita. La sua narrazione, scarna, poetica ed essenziale, è uno squarcio capace di aprire a riflessioni complesse e ampie”.
Secondo Francesco Pantaleone ogni passaggio è importante nella carriera di un artista e per Liliana la partecipazione alla prossima Biennale è un'ulteriore conferma della sua indiscussa affermazione professionale. “Liliana - dichiara Pantaleone - è tuttavia un'artista che sottrae alle logiche del mercato e per questa ragione non è possibile indicare un periodo o una produzione artistica più apprezzata, ogni nuovo lavoro di Liliana è stato accolto con grande consenso da parte dei collezionisti proprio in relazione alla sua attitudine ad essere schiva sebbene mai distaccata, autentica e concentrata sul suo lavoro più che sulla mondanità del sistema”.
“Per l'appuntamento con il Padiglione Italia – prosegue Pantaleone – saranno presentate opere storiche ma anche opere inedite, prodotte grazie al sostegno di sponsor privati e attraverso un'operazione di fundraising avviata in accordo con Milovan Farronato”.
Non collaborerà sul fronte economico alla produzione della mostra in Biennale Guido Costa (”sono contrario a qualsiasi coinvolgimento economico delle gallerie private nella produzione di mostre pubbliche”), mentre c'è apertura da parte della galleria Michael Werner. “Ancora non sappiamo - così VeneKlasen -, ma in passato è capitato di contribuire aiutando nel trasporto delle opere oppure trovando privati pronti a sostenere”.

© Riproduzione riservata