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Fiac 2018, buone le vendite e la qualità dell'arte

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Mercato dell'arte

Fiac 2018, buone le vendite e la qualità dell'arte

Gagosian
Gagosian

Splende il sole sulla 45a edizione di Fiac, la fiera per l'arte moderna e contemporanea di Parigi (18-21 ottobre). I raggi che attraversano le vetrate della grandiosa location del Grand Palais illuminano una manifestazione che negli ultimi anni è riuscita a riaffermarsi come una delle più importanti del calendario dell'arte, oscurando anche un po' la concorrente londinese Frieze, su cui pesa l'incertezza pre-Brexit. Tra le 195 gallerie da 27 paesi che hanno partecipato a questa edizione, visitata da 72.500 persone (73.910 nel 2017), 18 erano presenti per la prima volta, tra cui Ben Brown di Londra, che ha portato tagli di Fontana rossi, bianchi e blu in omaggio alla bandiera francese, mentre altre 16 sono tornate dopo un periodo d'assenza. Per esempio, le italiane SpazioA di Pistoia e Vistamare di Pescara/Milano, la svizzera Gmurzynska, che ha celebrato il ritorno con una presentazione incentrata sul tema del fuoco all'interno di un eccentrico stand a forma di caserma dei pompieri disegnato dallo stilista e designer francese Alexandre de Betak (all'ultima partecipazione nel 2011 lo stand era stato progettato da Karl Lagerfeld), e Hauser & Wirth, che ha allestito uno stand sul tema del desiderio e dell'ambiguità sessuale a partire da un dialogo tra Louise Bourgeois e Hans Bellmer, un omaggio alla mostra “Double Sexus” del 2010 alla Nationalgalerie di Berlino. Nelle prime ore dell'inaugurazione la galleria ha venduto opere milionarie come “Martyr” di Philip Guston del 1978 per 6 milioni di dollari e “Les matins se lèvent” di Louise Bourgeois del 2010 per 2,5 milioni di dollari.

Le vendite. In generale le gallerie intervistate da Arteconomy24 si sono dette molto soddisfatte delle vendite, soprattutto quelle al piano terra del Grand Palais, riservato alle gallerie affermate. Per esempio Sprüth Magers ha venduto una fotografia recente di Cindy Sherman, “Untitled #592” (2017/2018), a 300.000 dollari + Iva; un dipinto di Andro Wekua, “Yellow Hold, Portrait” (2018), a 110.000 euro + Iva; e una fotografia di Thomas Demand, “Patio” (2014), a 75.000 euro + Iva. David Kordansky di Los Angeles ha venduto la scultura “Untitled (Parabolic Lens)” (2018) di Fred Eversley a 250.000 dollari. David Zwirner opere di Carol Bove (500.000 dollari), Gordon Matta-Clark (30.000 dollari), Sherrie Levine (240.000 dollari) e Richard Serra (350.000 dollari). “Quello che ho notato quest'anno è che sin dal principio sono state registrate vendite importanti” ha dichiarato venerdì mattina in un'intervista ad Arteconomy24 la direttrice della fiera Jennifer Flay. “Per esempio so che Van de Weghe era in trattativa con un collezionista brasiliano per un Basquiat, che poi non ho più visto appeso in stand. Ci sono stati numerosi riallestimenti, che è un ottimo modo per giudicare gli affari. Ci sono collezionisti da tutto il mondo, anche molti dalla Cina e dall'America latina. Ma la cosa importante è che ho saputo che anche per le gallerie più giovani la fiera sta andando bene. Negli ultimi anni si è affermato un chiaro trend in direzione degli artisti blue-chip a scapito dei giovani, che invece hanno bisogno di essere sostenuti. Per questo abbiamo avviato la collaborazione con Galerie Lafayette a favore delle gallerie emergenti, abbiamo abbassato i prezzi degli stand più piccoli e, quando inauguriamo la fiera, iniziamo il nostro giro dal piano di sopra, per far sì che le gallerie giovani non debbano aspettare i collezionisti che magari hanno già speso il loro budget al piano di sotto. Queste gallerie sono il futuro della fiera e abbiamo il dovere di farle crescere”. Nonostante i buoni propositi, molte gallerie emergenti a Parigi scelgono, invece di Fiac, l'altra fiera che si svolge contemporaneamente, Paris Internationale, che al suo quarto anno si afferma sempre di più come la fiera di ricerca della capitale francese. Di fronte alla competizione crescente, già l'anno scorso Fiac ha cancellato l'evento satellite che aveva creato nel 2014, Officielle Art Fair, durato solo due anni, mentre per favorire le gallerie emergenti quest'anno ha introdotto nuove tariffe: i prezzi degli stand più piccoli sono calati del 5%, invece quelli degli stand più grandi sono aumentati del 2,2%. Un leggero sollievo per i giovani, soprattutto se si considera che il costo degli stand negli ultimi 10 anni è aumentato del 55%, secondo quanto riporta Le Journal des Arts, e quello dei biglietti dei visitatori del 52%, da 25 euro nel 2008 a 38 nel 2018.

Ben-Brown

L'offerta in fiera. Ma tornando a questa edizione di Fiac, l'offerta in fiera era di qualità elevata, con diversi stand monografici. Gagosian ha stupito con l'opera monumentale della tedesca Katharina Große - una delle più difficili da installare in fiera, secondo quanto ha riferito Jennifer Flay - intitolata “Ingres Wood” e realizzata quest'anno all'Accademia di Francia a Roma con tronchi di uno dei grandi pini che Ingres fece piantare nel parco di Villa Medici negli anni della sua direzione all'inizio del 1800. Con un prezzo di 550.000 euro, giovedì pomeriggio risultava ancora in trattativa, mentre sono state vendute diverse opere su carta realizzate apposta per Fiac a prezzi sotto i 50.000 euro. Solo show anche per Ann Veronica Janssens da Esther Schipper - un'artista che lavora con la luce non può che funzionare all'interno del Grand Palais - mentre la galleria era impegnata anche al di fuori della fiera con la mostra di Tomás Saraceno al Palais de Tokyo che ha riscosso grande successo e quella di Simon Fujiwara da Lafayette Anticipations.
Tra gli stand più fotografati c'era quello di 303 Gallery di New York con l'installazione “WeltenLinie” (2018) di Alicja Kwade, che riprendeva quella della Biennale di Venezia del 2017, in cui la realtà sembra trasformarsi mano mano che il visitatore vi gira attorno (230.000 euro). Spiccava per originalità, con le sue pareti di varie forme interamente dipinte di nero, lo stand di Galerie Nächst St. Stephan, disegnato dall'artista polacco Michał Budny. “Ogni tanto bisogna porre un accento, rompere il white cube” ha commentato la gallerista Rosemarie Schwarzwälder. “Budny ha la capacità di creare uno spazio totale, delle prospettive che non esistono in uno stand normale grazie alla precisione, ai dettagli e all'utilizzo di forme elementari e simboliche, riuscendo così a far valere le opere in modo eccezionale. È il secondo atto di una serie che ho iniziato l'anno scorso, quando le pareti del mio stand formavano la parola 'Nous', leggibile dalla balconata del Grand Palais. L'anno prossimo ci sarà il terzo atto”.

Nasce un nuovo polo dell'arte a Romainville. Soddisfatte anche le gallerie francesi. “Negli ultimi anni abbiamo notato una tendenza in direzione di acquisti più consapevoli, più ponderati”, ha detto Nasim Weiler, direttrice presso Jocelyn Wolff. “Si tende a non spendere inultilmente e ad essere più attenti. L'attenzione si concentra maggiormente sugli artisti affermati, o sui giovani, mentre soffre la fascia media”. In stand la galleria presentava sia artisti giovani che “senior” come Franz Erhard Walther, vincitore del Leone d'oro all'ultima Biennale di Venezia, Miriam Cahn e William Anastasi, con prezzi che andavano da 3.500 euro per un'opera di Elodie Seguin a 300.000 euro per un'opera di Anastasi. Nei giorni di Fiac la galleria ha annunciato anche una grande novità: l'inaugurazione, la prossima estate, di un nuovo spazio condiviso con altre quattro gallerie, Air de Paris, Galerie Imane Farès, Galerie Sator e In Situ Fabienne Leclerc a Romainville, nella periferia est di Parigi oltre Belleville, la zona delle gallerie giovani. I dettagli sono ancora top secret, ma nascerà un vero e proprio polo dell'arte grazie alla presenza delle gallerie, che in centro fanno difficoltà a trovare gli spazi necessari all'arte contemporanea, e di tre istituzioni: la Fondation Fiminco, una fondazione privata creata dalla società immobiliare Fiminco; Jeune Création, un'associazione di artisti che promuove la creazione contemporanea; e Frac Île-de-France, il fondo regionale per l'arte contemporanea, dal 2020. Una nuova destinazione che farà crescere l'attrattività di Parigi come capitale dell'arte contemporanea.

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