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La Fondazione Pascali acquista i “Bachi da setola” di Pino Pascali

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La Fondazione Pascali acquista i “Bachi da setola” di Pino Pascali

Cinque Bachi da Setola e un bozzolo di Pino Pascali
Cinque Bachi da Setola e un bozzolo di Pino Pascali

Nel marzo del 1968 Pino Pascali (Bari 1933-Roma 1968) espone presso la galleria romana l'Attico in una mostra intitolata “Bachi da setola e altri lavori in corso”, dei grandi bruchi costruiti con scovoli di nylon in colori sgargianti (rosso, verde, azzurro, in alcuni casi alternati), in realtà degli spazzoloni usati per togliere le ragnatele dai muri, che l'artista aveva acquistato in negozi di casalinghi e infilato in sequenza su guide di ferro. Realizzati molto probabilmente già a partire dalla fine del 1967, in realtà dei “Bachi da setola” erano stati esposti già nel gennaio-febbraio dello stesso anno alla Galleria Jolas di Parigi.
I cinque bachi, che nella mostra all'Attico Pascali aveva voluto completare con l'aggiunta di alcune ragnatele ai quattro angoli della stanza, costruendole con una fittissima rete di fili sottilissimi e liquido spray come fissativo, sono rimasti invece sempre nella disponibilità di Fabio Sargentini, straordinario ed eclettico gallerista, grande amico e sostenitore di Pascali, ed esposti in rare occasioni in Italia (Milano, Venezia), all'IVAM di Valencia, alla Tate Modern a Londra e al MoMa di New York, sempre tutti insieme, in quanto considerati un'opera unica.
Quei cinque coloratissimi bruchi (di lunghezza variante da 188 a 490 cm, costituiti da un numero variabile di scovoli di cm 35 di larghezza, cm 20 di altezza, cm 10 di profondità), che nel 2012 avevano fatto una temporanea apparizione nel Museo Pascali a Polignano, dove l'artista Claudio Palmieri aveva ricostruito in un angolo del salone una ragnatela/bozzolo, a cinquant'anni dalla loro nascita, sono tornati nel piccolo museo della Fondazione dedicata all'artista nella cittadina pugliese, di cui era originaria la famiglia e nel cui cimitero riposa.
A 50 anni dalla tragica e prematura scomparsa di Pascali e nel giorno della sua nascita, la Regione Puglia ha annunciato un articolato programma di iniziative, intitolato #Pascali2018, affidandone l'attuazione alla Fondazione Museo Pino Pascali, http://www.museopinopascali.it/ di cui la Regione è socia insieme al Comune di Polignano. Finanziato con risorse liberate dal Programma POIn Attrattori culturali, naturali e turismo 2007-2013, Asse II.2.1. (con 1.500.000 euro), ha come fulcro l'acquisto dei cinque “Bachi da setola e un bozzolo” (per 1.300.000 euro), ma comprende anche un film, un libro pop up, spettacoli teatrali, iniziative didattiche, eventi che saranno realizzati nei prossimi mesi in collaborazione con l'Apulia Film Commission e il Teatro Pubblico Pugliese-Consorzio regionale per le Arti e la Cultura. Una particolare clausola del contratto di vendita dell'opera riguarda l'acquisizione da parte della Fondazione Museo Pino Pascali della formula segreta per la ricostruzione del bozzolo, che riprende le indicazioni originali dell'artista scoperte da Fabio Sargentini. Prima di essere collocati definitivamente nel museo di Polignano, i bachi partiranno per un tour che interesserà alcuni grandi attrattori della Puglia e molto probabilmente sarà poi a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019.

Il mercato. I “Bachi da setola” costituiscono uno degli esiti più significativi del ciclo de “La ricostruzione della natura”, in cui Pascali fa ricorso a materiali di produzione industriale, come gli scovoli di nylon, la lana d'acciaio, il pelo acrilico – per costruire un mondo alternativo. “I materiali di una società industriale e tecnologica – annota qualche anno più tardi Edoardo Sanguineti – sono usati per creare oggetti-immagini appartenenti a qualche perduta arcadia naturale”. Maurizio Fagiolo nel 1968 li aveva definiti “il lavoro più eloquente e svagato e forse meno profondo”, aggiungendo che “chiariscono al massimo il suo metodo: la metamorfosi, un detto-fatto tra immagine e forma, tra appropriazione e ricostruzione”.
L'interesse del mercato per le opere tridimensionali di Pino Pascali si è intensificato soprattutto negli ultimi due decenni. Dal 2000 si sono succedute in asta a Londra e Parigi numerose presenze di sculture e installazioni, che non di rado hanno raggiunto cifre piuttosto elevate e di gran lunga superiori alle stime.
Se per due importanti lavori del 1968, come il “Ponte”, (rimasto invenduto in asta nel 2008 e ceduto poi a trattativa privata al MoMA di New York) e la “Trappola” acquisita dalla Tate Modern di Londra da una collezionista italiana, non si conosce precisamente l'entità della transazione, tra gli altri lavori di recente passati a nuovi proprietari a cifre ragguardevoli si segnalano il “Torso di negra al bagno” del 1964-65 (1.538.500 £ nel 2014), il “Cannone semovente” del 1965 (1.573.250 £ nel 2003), il “Cannone Bella Ciao” del 1965 (1.352.000 £ nel 2005), il “Muro di pietra” del 1964 (1.650.500 £ nel 2013), mentre il record è stato toccato dalla “Coda di delfino” del 1966, che da Christie's nel 2016 è stata battuta per 2.629.000 £.

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