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Rifugiati siriani e iracheni come guide nei musei

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musei e biennali

Rifugiati siriani e iracheni come guide nei musei

Un museo archeologico appare solitamente come un'istituzione ancorata al passato, eppure può avere un ruolo attivo in una questione attuale come quella dell'integrazione sociale degli immigrati. Lo dimostrano quattro musei di Berlino che da qualche anno hanno dato vita ad un programma didattico chiamato Multaka, in arabo “luogo d'incontro”, che coinvolge rifugiati siriani e iracheni come guide museali per visite in lingua araba. In poco meno di tre anni, da novembre 2015 a settembre 2018, l'iniziativa ha attratto 10.500 visitatori dai paesi arabi che, sebbene non rappresentino un numero significativo rispetto al flusso di visitatori abituali, hanno contribuito a portare all'interno delle istituzioni la pluralità etnica. I protagonisti dell'iniziativa sono il Museo per l'arte islamica, ilMuseo per l'antico Vicino Oriente, entrambi ospitati nel Museo di Pergamo, laCollezione di sculture e museo d'arte bizantina, ospitata all'interno del Bode-Museum, e il Museo di storia tedesca. Quattro musei che abbracciano diverse epoche e raccontano una storia molto spesso comune ai vari popoli dell'Europa e del Mediterraneo, dando occasione di riflettere sulle origini condivise e trovare spunti di dialogo e di scambio di esperienze storiche e culturali.

I costi del progetto. Dalla sua nascita il progetto ha coinvolto 24 rifugiati per i quali l'esperienza di guida nel museo rappresenta anche un modo per rafforzare il livello di autostima, favorendo così un ingresso fiducioso e costruttivo all'interno della società ospitante. Per la loro attività i rifugiati ricevono un onorario non soggetto a tassazione pari a quello dei mediatori all'interno dei quattro musei. “Per come gestiamo il progetto qui a Berlino, è necessario un budget di circa 130-150.000 euro all'anno” spiega Cornelia Weber. “Calcoliamo costi del personale per circa 90.000 euro per due responsabili del progetto; circa 20.000 euro per gli onorari delle 24 guide; 5-8.000 euro l'anno per la formazione; circa 4.000 euro l'anno per i costi di stampa e altri costi”.

Un'iniziativa in espansione. Il progetto di Berlino ha ispirati altri musei internazionali. A Oxford, in Gran Bretagna, il Pitt Rivers Museum e ilMuseum of the History of Sciencehanno creato congiuntamente l'iniziativa Multaka-Oxford all'interno, rispettivamente, della collezione di tessuti mediorientali e degli strumenti astronomici islamici. Fino a settembre 2019 il progetto è finanziato dall'Esmée Fairbairn Collections Fund, un fondo che finanzia collezioni che mirano ad ottenere un impatto sociale e che da quando è stato avviato, nel 2011, ha finanziato 90 progetti per un totale di 6,7 milioni di sterline in 14 round di finanziamento. Tra il 2017 e il 2019 ha elargito un totale di 3,5 milioni di sterline, suddivisi in sovvenzioni di minimo 20.000 e massimo 120.000 sterline.

Anche a Philadelphia è in corso un'iniziativa simile alle Middle East Galleries del Museo di Archeologia e Antropologia dell'Università della Pennsylvania, riaperte lo scorso aprile dopo una ristrutturazione costata 5 milioni di dollari. Al loro interno vengono raccontati momenti cruciali del passato dell'umanità avvenuti 10.000 anni fa in Mesopotamia, la zona tra il Tigri e l'Eufrate che corrisponde all'attuale Siria e Iraq, quando da cacciatore l'uomo divenne coltivatore e stanziale. Oggi, i rifugiati coinvolti come guide creano un collegamento il passato e il presente, raccontando ai visitatori, oltre alla storia degli artefatti, anche la loro esperienza personale e la realtà attuale di questi luoghi. Il museo li chiama “Global Guides” e, a partire dal prossimo autunno, li coinvolgerà anche nelle gallerie dedicate ai reperti dell'America centrale e del Messico e dell'Africa. Il programma è stato finanziato dallaBarra Foundation, una fondazione che investe nei cambiamenti capaci di rinforzare la comunità.
Perché non lasciarci ispirare anche noi da questi progetti di integrazione? In Italia ricordiamo a malincuore le polemiche che avevano investito il Museo Egiziodi Torino in occasione della lodevole iniziativa “Fortunato chi parla l'arabo”, uno sconto prendi due paghi uno rivolto al pubblico arabo concepito per favorire l‘inclusione che, purtroppo, non è stato compreso da tutti.

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