ArtEconomy24

Manifesta 12 e le ricadute sul mercato dell’arte palermitano

  • Abbonati
  • Accedi
musei e biennali

Manifesta 12 e le ricadute sul mercato dell’arte palermitano

L'installazione di Per Barclay alla Cavallerizza di Palazzo Mazzarino. Courtesy: FPAC Francesco Pantaleone Arte Contemporanea
L'installazione di Per Barclay alla Cavallerizza di Palazzo Mazzarino. Courtesy: FPAC Francesco Pantaleone Arte Contemporanea

Si è appena conclusa Manifesta 12, “Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza”, ultima edizione della Biennale nomade europea che ha visto come sede Palermo, già Capitale Italiana della Cultura 2018.
I numeri. La Biennale, distribuita su cinque mesi, dal 16 giugno al 4 novembre 2018, ha registrato la partecipazione di 483.712 persone provenienti da tutto il mondo (il 67% dei visitatori è arrivato dall'Italia, il 19% da uno dei paesi dell'Unione Europea e il 14% da altri paesi). Sono state oltre 20 le sedi cittadine delle mostre, dal Teatro Garibaldi allo Zen, da Palazzo Butera all'Orto botanico, da Palazzo Ajutamicristo alla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo. Divisa in tre nuclei tematici, “Il Giardino Planestario. Coltivare la coesistenza” ha visto operare 45 tra artisti e collettivi (tra cui, ad esempio, Invernomuto, Tania Bruguera, Sergey Sapozhnikov, Marinella Senatore, Masbedo, Maria Thereza Alves, Gilles Clément, John Gerrard), per un totale di 48 progetti artistici, di cui 35 nuove produzioni.

Inoltre, numerosi sono stati gli eventi collaterali che si sono svolti parallelamente alla Biennale, suddivisi tra Collateral Events e il Programma 5x5x5. Ammontano a ben 71 i Collateral Events: mostre, interventi urbani, performance, installazioni organizzate e finanziate in piena autonomia che hanno beneficiato di Manifesta 12 in termini logistici (come la comunicazione mediante canali digitali e la guida cartacea); 15 invece i progetti del Programma 5x5x5, che ha coinvolto strade, quartieri, chiese, scuole, palazzi.
Manifesta ha goduto di un investimento di oltre 3,5 milioni di euro da parte del Comune di Palermo e 2,1 milioni da investitori e sponsor, per un budget complessivo di 6,3 milioni di euro. Gli introiti diretti, derivati dai biglietti di ingresso, corrispondono a circa 700mila euro. La politica di costi è stata orientata a favorire gli abitanti, prevedendo una piccola spesa per i residenti in Sicilia; ad esempio, è stato proposto un “local season pass” del costo di 10 euro (35 per i non residenti), utilizzabile durante tutti e quattro i mesi di apertura.
Un successo di pubblico, dunque, che non si è lasciato scappare una proposta artistica ricca e calata nel territorio, in un periodo già favorevole per Palermo, come indicano le cifre sul turismo in Sicilia: un milione di presenze in più sull'isola nell'arco di un anno, e chi ne ha goduto maggiormente sono state le province di Palermo e Messina (Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia).

Il mercato artistico durante Manifesta. Abbiamo posto alcune domande sul mercato dell'arte in relazione alla Biennale ai direttori di tre gallerie attive a Palermo durante Manifesta 12: Francesco Pantaleone di FPAC Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Giovanni Rizzuto diRizzuto Gallerye Francesca Pennone di Pinksummer Contemporary Art. Le prime due sono realtà presenti sul territorio da diversi anni, mentre la galleria genovese Pinksummer ha aperto una sede pop-up a Palermo per i mesi della mostra, come hanno fatto anche altre gallerie italiane.
Gli intervistati affermano che Manifesta ha portato risultati molto positivi in termini di afflusso di pubblico e per le relazioni avviate, sia durante l'inaugurazione sia lungo l'intero periodo della Biennale. Numerosi gruppi organizzati sono stati accompagnati dal team di Manifesta e/o da istituti culturali e organizzazioni autonome in visita alle sedi delle gallerie, oltre che delle mostre ufficiali e degli eventi collaterali.
Francesco Pantaleone è stato promotore di uno dei Collateral Event: l'installazione di Per Barclay alla Cavallerizza di Palazzo Mazzarino, situata a poche decine di metri dalla galleria, che ospita la collezione d'arte contemporanea del Marchese Berlingieri. L'installazione, composta d'olio che riflette l'architettura circostante, l'8 settembre ha ceduto il posto alle relative fotografie. L'operazione, costata circa 30mila euro, ha visto partecipare al finanziamento alcuni collezionisti prima ancora del suo allestimento: “Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto di fundraising abbiamo venduto tre fotografie. Durante la mostra, ne sono state vendute altre sei-sette, anche di altre serie dell'artista”. Pratica costante di Per Barclay è di creare grandi installazioni di cui poi realizza serie fotografiche con cinque edizioni. Per la nuova serie della Cavallerizza di Palazzo Mazzarino, ha prodotto dieci immagini, di cui ne ha messo in mostra tre e ne sono state vendute dalle due alle tre di ognuna. Il 70% degli acquirenti sono stati collezionisti italiani e stranieri che non avevano ancora avuto rapporti con la galleria e nuovi collezionisti. Dal punto di vista commerciale, Pantaleone ha dunque registrato una buona risposta e sottolinea che Manifesta ha portato anche a nuovi contatti con collezionisti di altissimo profilo.
Durante il periodo della Biennale, la galleria ha ospitato un'installazione site-specific di Loredana Longo e una personale di Carlos Garaicoa. Oltre a Per Barclay, sono state vendute opere di Garaicoa, Ignazio Mortellaro, Loredana Longo, Assume Vivid Astro Focus, che presentano quotazioni tra i 2mila e i 25mila euro, evidenziando anche in questo caso un 70% di nuovi collezionisti.
Nello stesso periodo, Rizzuto Gallery ha inaugurato due mostre, una delle quali, la personale di Francesco De Grandi “Come creatura”, ha costituito un evento collaterale di Manifesta. Inserita nella programmazione ufficiale, ha dunque potuto contare sulle visite guidate gestite dal team della Biennale. Rizzuto dichiara che sono stati venduti due disegni (del valore di 3mila euro cadauno) ad un collezionista tedesco e ad uno olandese (“Sono vendite che probabilmente non avrei mai fatto”), l'opera principale della mostra, una tela di 230 x 340 cm del valore di 25mila euro ad un'importante collezione italiana, gran parte delle restanti opere sono state acquistate dai collezionisti che seguono la galleria; infine oltre 20 copie del libro d'artista di Francesco De Grandi (100 pezzi per 140 euro cad.) sono state vendute a collezionisti ed appassionati di varie parti del mondo.
Riguardo la mostra di Hale Tenger, “Beirut”, inaugurata a giugno all'apertura di Manifesta, si è registrata la vendita di due fotografie riguardanti la video-installazione “Balloons on the sea”, presentata dall'artista alla scorsa Biennale di Venezia, per un valore di 4mila euro ciascuna.

Da Genova. Contrariamente alle gallerie Pantaleone e Rizzuto, Pinksummer non ha ottenuto un incremento locale delle vendite, sebbene ci sia stato un ottimo passaggio di visitatori per la collettiva “Pictorial Goose Turn”, realizzata in collaborazione con il curatore palermitano Paolo Falcone, che ha ospitato la mostra nel suo spazio. Soltanto una tra le opere in mostra è stata acquisita da un collezionista palermitano, un'opera su carta di Invernomuto. Altre opere, tra cui il dipinto in mostra di Stefania Galegati Shines, “Ritratto dell'Isola delle Femmine”, sono state confermate da collezionisti già acquisiti dalla galleria che seguono gli artisti rappresentati.
Le direttrici della galleria genovese Francesca Pennone e Antonella Berruti si dicono comunque soddisfatte dell'esperienza: “Abbiamo portato Pinksummer a Palermo durante i mesi della Biennale non pensando tanto ad un ritorno di mercato quanto ad un discorso di pubblico. Dopo la nostra prima esperienza di spazio pop-up a Roma, abbiamo scelto Palermo perché amiamo questa città e immaginavamo ci sarebbe stato un grande passaggio, italiano e internazionale, un tipo di pubblico che in Italia si vede solo a Venezia. Un pubblico da Biennale”.
Ben più interessante del ritorno economico immediato è, come notano i tre direttori intervistati, ciò che si potrà cogliere nel medio e lungo periodo: numerose sono state le relazioni attivate con i direttori di musei e fondazioni provenienti da tutto il mondo. “Vediamo Manifesta in una prospettiva futura, di contatti – dice Rizzuto – L'attivazione di scambi con artisti che trattiamo”. Il bilancio complessivo – tralasciando volutamente in questa sede gli aspetti artistici e culturali della Biennale – è dunque positivo. “Una biennale come questa è servita alla città, a noi operatori, per le vendite e i contatti. Il mio parere è positivo” conferma Rizzuto. I galleristi concordano che il collezionismo palermitano sia ancora da coltivare, che vi sia un grande lavoro da portare avanti, in un periodo in cui l'interesse per l'arte contemporanea è crescente. “Confido che Manifesta abbia dato impulso al collezionismo” dice Pantaleone. “Hanno voglia di cominciare e di conoscere meglio il contemporaneo: il terreno è fertile” conclude Francesca Pennone. “L'energia di Palermo inizia a farsi sentire – sottolinea Rizzuto –. Operazioni come questa, insieme a Palermo Capitale Italiana della Cultura, mostre importanti allaGalleria d'Arte Moderna, allo ZAC (Cantieri Culturali alla Zisa - Zona Arti Contemporanee, ndr), ecc. creano un'attenzione sul capoluogo e opportunità di riconoscimento.”

© Riproduzione riservata