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Pietroiusti: oltre la performance e oltre il mercato

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mercato dell’arte

Pietroiusti: oltre la performance e oltre il mercato

Cesare Pietroiusti, Consegna all'arista una tua banconota (valore minimo 20 euro) ed egli la tratterà con acido solforico e te la restituirà, corredata da un certificato, Bruxelles, 2007 (ph. Martina Della Valle; courtesy l'artista)
Cesare Pietroiusti, Consegna all'arista una tua banconota (valore minimo 20 euro) ed egli la tratterà con acido solforico e te la restituirà, corredata da un certificato, Bruxelles, 2007 (ph. Martina Della Valle; courtesy l'artista)

Una ricerca che riflette sul tema dello scambio e sui paradossi visibili e invisibili dell'economia è quella che l'artista Cesare Pietroiusti (Roma, 1955) porta avanti da 15 anni, ricorrendo alla creazione di performance in cui ingerisce e/o manomette banconote, vende denaro in cambio di altre “cose”, regala disegni autografi che non possono essere rivenduti, aliena opere in cambio di idee. Neo presidente di Palaexpo, azienda autonoma che dipende dal Comune di Roma, il prossimo autunno il Mambo gli dedicherà la retrospettiva “Un certo numero di cose”, progetto con cui l'artista ha vinto il quarto bandoItalian Council aggiudicandosi il finanziamento più alto (145mila euro su un budget complessivo di 200mila).

Se l'economia è al centro della sua pratica, lo è però solo come oggetto di studio: Pietroiusti dichiara di non avere quotazioni di mercato, non a causa di una posizione ideologica contro il mercato stesso, ma per via della forma del suo lavoro che consiste in performance e distribuzione gratuita di disegni autografi. L'ultima opera venduta, «Cento capi di vestiario» è stata acquisita dalla Gamec nel 1992 e il suo ultimo rapporto di lavoro con una galleria risale al 2006/2010, con la Franco Soffiantinodi Torino. Precedentemente aveva lavorato con lo Studio Casoli di Milano, con la Galleria Alice di Roma (dal 1987 al 1992) e con Primopiano di Roma (dal 1994 al 2004). Oggi sue opere si trovano, oltre che alla Gamec, in musei quali il Mambo, che ha in comodato «Bar di Radda in Chianti», comprata nel 1988 da un collezionista per 2 milioni di lire, e il Maxxi, che possiede la traccia audio della performance «Tutto quello che trovo, tutto quello che penso», realizzata in occasione dell'inaugurazione del museo nel 2010.

Immaginare sistemi di scambio alternativi. Tutto il lavoro di Cesare Pietroiusti si basa sulla concezione dell'artista come figura che può garantire spazi di libertà rispetto a ruoli e regole; l'artista non come antagonista, ma come colui che, conoscendo e accettando le regole esistenti, mette in atto modalità di ricombinazione e trasformazione delle stesse: “L'artista non propone un modello di società, bensì di uso del pensiero” spiega Pietroiusti. Nelle performance pratica una sorta di “gioco sociale” in cui i tre fattori denaro, merce, scambio vengono ricombinati. Avviene così che si possa acquistare una banconota di valuta corrente in cambio di un elemento che normalmente non è considerato avere alcun valore economico: lo sguardo. In«Money Watching», realizzata alla Ikon Gallery di Birmingham il 24 maggio 2007, la valuta con cui acquisire le banconote consisteva nel tempo dello sguardo del visitatore: per avere quella da dieci sterline, era necessario guardarla senza sosta per 15 minuti (7'30'' per lato); per quella da venti, ne occorrevano 25. Performance come questa mostrano che si può giocare con le regole, che possono essere modificate attraverso il nostro immaginario nel lasso di tempo in cui si svolge l'azione: “L'artista non ti dà una prescrizione su come debba funzionare la società. L'artista dice che si può essere liberi, non come si deve fare. Ciò implica una riflessione sulle regole, e quelle economiche sembrano essere le più importanti di tutte, oggi, anche di quelle religiose”.

Cesare Pietroiusti, Senza Titolo, CCCS Strozzina – Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo Strozzi, 2008 (ph. Serge Domingie; courtesy l'artista)

Alla mostra “Arte prezzo valore. Arte contemporanea e mercato”, tenutasi al CCCS Strozzina – Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo Strozzi nel 2009, l'installazione «Senza Titolo» (2008) presentava 3.000 banconote da 1 e 5 dollari su cui l'artista era intervenuto con acido solforico producendo disegni ottenuti dalla parziale cancellazione della superficie. Sul retro, un timbro recitava: “Questo è un disegno in 3.000 esemplari unici in distribuzione gratuita. Ogni transazione in denaro riguardante quest'opera rende invalida la firma del suo autore e di conseguenza la trasforma in un falso”. Il costo di produzione del lavoro, in questo come in altri casi in cui l'artista lavora su banconote che non gli vengono cedute direttamente dal pubblico, è corrispondente all'acquisto in banca delle banconote stesse.

Se la prima performance sul denaro risale al 2004, a Budapest, con Paul Griffiths («How to Irreversibly Transform Money, Trafo Gallery»), l'anno seguente Pietroiusti ha iniziato un'altra pratica: la distribuzione gratuita di disegni. Da allora, ne ha prodotti oltre 100mila, eseguiti con birra, fuoco, muffe ma anche acquarello, olio, oro ecc. Ogni serie ha una tiratura che, a seconda del contesto, varia da 100 a 10.000 esemplari: tutti pezzi unici che, pur se distribuiti gratuitamente, recano una clausola di limitazione di proprietà. Per esempio, per una mostra organizzata dalla Moderna Galerijadi Lubiana, ha distribuito 10.000 disegni fatti con la birra, su ognuno dei quali era scritto che il possessore, ogni qual volta mostrasse ad altri il disegno, dovesse accettare di cederlo alla prima persona che glielo chiedesse, creando così un gioco. “Mi piace che il gioco dell'opera resti aperto. Due anni fa, su Ebay, ho trovato uno dei disegni di Lubiana in vendita a 100 euro. L'ho comprato e ho deciso che – senza estrarlo dalla busta - lo metterò in vendita, insieme con la documentazione della transazione, ad un minimo di 101 euro”. Pietroiusti ci rivela, infatti, che intende tornare presto sul mercato, realizzando una mostra “tutta da vendere”.

Cesare Pietroiusti, Senza titolo (disegno a proprietà transitoria), Moderna Galerija, Lubiana, 1991 (courtesy l'artista)

L'insegnamento come pratica performativa. L'indipendenza dal mercato, se da un lato fornisce all'artista un certo grado di libertà, dall'altro obbliga a una forma parallela di lavoro per il proprio sostentamento. Pietroiusti ha svolto incarichi di docenza con regolarità presso lo Iuav di Venezia dal 2003 al 2015 e all'Mfa della Lucad (Lesley University) di Boston dal 2009 al 2016. Degno di nota è il suo ruolo all'interno dei musei: “Quando mi invitano a fare una mostra in un museo, con il dipartimento educativo spesso conduco dei laboratori, che mi vengono retribuiti come un lavoro di insegnamento. Insomma vendo il mio tempo, piuttosto che degli oggetti materiali. Sempre più spesso sono gli stessi curatori a chiedermi di tenere un workshop come mia partecipazione ad una mostra. Il laboratorio sta diventando, o forse già è, uno spazio intermedio tra formazione e performance, tra pratica pedagogica e pratica espositiva. Molte delle mie performance recenti sono vere e proprie lezioni, e viceversa”.

Cesare Pietroiusti, Senza titolo (disegno incompiuto), Hangar Bicocca, Milano, 2018 (courtesy l'artista)

Inoltre, negli ultimi anni, con gli artisti Luigi Presicce, Giancarlo Norese, Emilio Fantin, Luigi Negro, Pietroiusti ha dato vita alla Fondazione Lac o Le Mon, in Salento: un esperimento di pedagogia basato sull'esperienza comunitaria e sulla valorizzazione conoscitiva del luogo che dal 2016 ha realizzato più di 20 laboratori e ha registrato oltre 400 partecipanti. Alla scuola si accede attraverso un bando pubblico e i laboratori sono quasi tutti gratuiti; si condividono soltanto le spese vive.

La sopravvivenza delle performance. Pietroiusti sostiene di porsi sempre il problema della documentazione delle performance, ma non ho un'unica soluzione: “Dipende dalla situazione e dalle caratteristiche di ogni specifico lavoro. Utilizzo video, fotografia, racconto orale, testimonianze dei partecipanti alla performance, così come posso anche ripetere più volte una stessa performance. Per me l'importante è che l'opera non venga chiusa né in una scatola ‘tecnica' né in una interpretativa; che, cioè, non diventi mai soltanto una foto o un video o un breve testo a muro in un museo. La sua ‘sopravvivenza' è la sua trasformazione, la sua vita”.

Cesare Pietroiusti, Money Watching, Ikon Gallery, Birmingham, 24 maggio 2007 (ph. Chris Keenan; courtesy l'artista)

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