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Aste italiane, non solo oro ma anche rare monete d'argento sugli scudi

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Aste italiane, non solo oro ma anche rare monete d'argento sugli scudi

Aste Bolaffi record per un biglietto di banca da 1.000lire del 1899 Grande M-Matrice volato a 73.200 euro, dieci volte la base d'asta
Aste Bolaffi record per un biglietto di banca da 1.000lire del 1899 Grande M-Matrice volato a 73.200 euro, dieci volte la base d'asta

Aumenta il numero delle case d’asta nazionali che si affacciano al mondo della numismatica. Lo stesso settore non si limita solo alle importanti monete antiche (in primis greche e romane) e moderne, ma si allarga anche in Italia alle banconote, campo ormai ambitissimo negli Usa. Leader in Italia rimangono le Aste Bolaffi di Torino, ma altre aste in Italia vengono organizzate da Varesi Numismatica di Pavia, Pandolfini di Firenze, ed ora si è aggiunta Wannenes di Genova. La società con il quartiere generale nell'antico Palazzo romano Caetani Lovatelli, Bertolami Fine Arts, organizza da tempo vendite di numismatica a Londra.

“È difficile sottrarsi al fascino di oggetti che uniscono una qualità sopraffina alla capacità di evocare episodi e personalità fondanti del mondo in cui viviamo - afferma Andrea Pancotti, responsabile del dipartimento di numismatica presso Bertolami. - Per questo le monete classiche sono in cima alle liste dei desideri degli appassionati che però esprimono gusti diversi a seconda della cultura di provenienza: ad esempio, i giapponesi vanno pazzi per le monete greche, soprattutto se raffigurano animali, i tedeschi amano i bronzi imperiali romani, dove l'arte del ritratto raggiunge vertici ineguagliati, gli americani guardano con crescente interesse alle monete della Repubblica romana, le cui quotazioni sono pertanto in fase di ascesa”.

Nell'ultima asta londinese dell'8 novembre, in un'unica sessione alla quale hanno partecipato collezionisti di tutto il mondo, col 90% di lotti venduti e il 163% del venduto sul valore, sono state scambiate monete greche, romane repubblicane e imperiali, con ben 18 record mondiali.
Tre milioni di euro ed oltre il 70% di lotti venduti fatturati da Aste Bolaffidi Torino il 29 e 30 novembre nell'asta di monete, banconote e medaglie. Come ha commentato Gabriele Tonello, esperto della casa: “solo la collezione Denina di monete Savoia ha realizzato oltre 540mila euro e l'85% di lotti venduti.

Ha partecipato un pubblico eterogeneo, con offerte da ogni parte del mondo. Importanti clienti internazionali hanno acquistato dagli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Svizzera, l’Est Europa e il Giappone, nazione quest'ultime che si conferma ancora come uno dei player di riferimento del mercato. Ambite come sempre le monete ben conservate e rare, di ottima qualità e grande modulo.

Ma avanzano anche le banconote italiane: l'asta ha segnato un record per un biglietto di banca da 1.000 lire del 1899 Grande M-Matrice volato a 73.200 euro, dieci volte la base d'asta”. Protagoniste della vendita di monete, le grandi rarità dei Savoia con aggiudicazioni molto importanti, a partire dal top lot, il 50 lire oro del 1864 del Regno d'Italia Zecca di Torino con effigie di Vittorio Emanuele II: la moneta è rarissima (solo 103 esemplari coniati), e da una base di 150mila euro ne ha realizzati 225.700.

Il 100 lire oro del 1880 con effigie di Umberto I, Zecca di Roma (solo 145 esemplari coniati), uno dei migliori apparsi in asta, valutato 40mila euro, ne ha realizzati 83mila. Dalla Collezione di Luigi Denina, profondo conoscitore delle monete del lungo Regno Sabaudo, un esemplare da 8 scudi d'oro del 1641, Zecca di Torino, di Carlo Emanuele II (1638-1675) con busti della Duchessa madre, Cristina di Francia, e del giovane Duca (acquistato nel 1937 da Rodolfo Ratto, il capostipite della celebre dinastia numismatica, per 4.250 lire) offerto con base 20mila euro e aggiudicato a 70.800, mentre la Quadrupla d'oro di Francesco Giacinto (1637-1638) (acquistato nel 1937 per 2.500 lire), valutato 18mila euro, ne ha realizzati 35.400.

Il 13 novembre si era tenuta come di consueto nella prestigiosa cornice della Villa Botta Adorno di Torre d'Isola, a pochi passi da Pavia la 73ª asta di Varesi Numismatica: 990 lotti proposti per una base complessiva di 935mila euro, di cui l'86% ha trovato acquirente, totalizzando 1.252.000 euro (contro una base del venduto di 756mila). Lo zoccolo duro della vendita era rappresentato da due distinte collezioni, la “CAV” di monete italiane d'argento del XIX e XX secolo e la “AR” di monete mondiali modulo scudo, con il risultato del “tutto venduto”. Tra i top lot della vendita, un 50 Reales o “Cinquentin” spagnolo coniato nella zecca di Segovia nel 1835, di enorme modulo (75mm) e peso (170 grammi di argento), conosciuta in appena una dozzina di esemplari, è partita da una base di 25mila euro realizzandone 47.200. Un 5 Doppie in oro coniato dalla Zecca di Genova nel 1692 in condizioni splendide, da una base di 25mila euro ne ha realizzati 42.480. Dalla Collezione “CAV”, un esemplare da 10lire veneto del 1797 in argento, zecca Venezia, di eccezionale conservazione, ha più che raddoppiato la base di 5mila euro, fermandosi a 11.800.

Il 26 novembre il dipartimento di numismatica di Pandolfini di Firenze ha segnato una soddisfacente performance (fatturato di 131.2555 euro, 88% di lotti venduti e 154% delle stime). La clientela, fatta sia di collezionisti che di buyers, ha dimostrato attenzione verso le monete del periodo rinascimentale e quelle d'oro del XX secolo, da collezione e investimento, rappresentate da gruppi di sterline e marenghi italiani e stranieri. Il Testone di Federico II Gonzaga di Mantova (1519-1530) in argento della collezione Magnaguti, grandissima rarità del periodo in condizioni BB/SPL, è stato venduto per 23.750 euro contro una base di 6-12mila. Buono anche l'interesse per le monete medicee che hanno raggiunto il 90% di venduto.

Il 28 novembre è seguita l'asta di monete e medaglie da Wannenes di Genova che ha totalizzato 258.817 euro con una percentuale di venduto per lotto del 45,3% e per valore del 175,1%. Miglior risultato dell'asta e per il dipartimento il testone in argento della zecca di Desana (feudo imperiale di Pietro Berard, tra il 1516 e il 1529 aggiudicato a 78mila euro, mentre un mezzo testone in argento della zecca di Asti coniato sotto Carlo V (1529-1531) è stato esitato a 6.600 euro.

Del Regno d'Italia, un esemplare del 100 lire oro di Umberto I del 1880 è stato battuto per 26.400 euro contro una stima di 20-30mia.

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