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Anche nelle aste di arte del dopoguerra la notifica dissuade i compratori

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mercato dell’arte

Anche nelle aste di arte del dopoguerra la notifica dissuade i compratori

Aste Bolaffi una piccola carta di Joan Miró, “Composizione”, autenticata dall'Adorn di Parigi, aggiudicata per 81.200 euro contro una stima di 40-60mila
Aste Bolaffi una piccola carta di Joan Miró, “Composizione”, autenticata dall'Adorn di Parigi, aggiudicata per 81.200 euro contro una stima di 40-60mila

Mercato effervescente in Italia per l'arte moderna e contemporanea in occasione delle numerose e importanti vendite che si sono tenute a novembre e agli inizi di dicembre. Ormai tutte le principali case d’asta nazionali dedicano più di una vendita annuale a questo settore che vede la partecipazione di collezionisti e mercanti da ogni parte del mondo. La piazza principale rimane Milano. E il settore entra nel focus dello stesso Ministero dei Beni Culturali, finora tendenzialmente attento solo all'arte antica, come è avvenuto il 3 dicembre a Milano all'asta di Pandolfini nei confronti di una collezione aziendale realizzata nel dopoguerra. Sugli scudi le ceramiche dei grandi maestri, come Lucio Fontana, Pablo Picasso, Fausto Melotti. I nuovi record tra le firme italiane del XX secolo.

Pandolfini nel mirino del MiBac. Il mecenatismo aziendale dell'Italia che si affacciava agli anni del boom economico nei confronti di opere di arte contemporanea entra nelle tutele del Ministero dei Beni Culturali: è in concreto il risultato di un intervento della Direzione Generale del Ministero dei Beni Culturali in occasione dell'asta Pandolfinidi Milano del 3 dicembre dedicata all'arte contemporanea. La vendita comprendeva 57 opere, stimate tra 232mila e 383mila euro circa, raccolte nel corso degli anni della ripresa industriale dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale dall’azienda petrolifera Esso considerate di eccezionale interesse storico artistico e, pertanto, notificate in blocco. Naturalmente il vincolo posto dalla Soprintendenza di Roma ha fatto sì che i lotti, sebbene esposti, fossero ritirati dall’asta. La Direzione Generale del ministero ha motivato la dichiarazione di eccezionale interesse storico artistico della collezione con la seguente motivazione: “Rappresenta la tangibile testimonianza di una delle più interessanti operazioni di mecenatismo industriale illuminato nell'Italia che si affacciava agli anni del boom economico...perché le opere elencate si configurano come una collezione d'arte dalle specifiche e ben peculiari caratteristiche rivestendo un eccezionale interesse per le circostanze che ne hanno determinato la formazione e per la molteplicità degli ambiti interdisciplinari implicati”.

“Anche se per noi naturalmente questa situazione ha comportato da un lato il ritiro dalla vendita di tutte le opere coinvolte – sottolinea l'amministratore delegato di Pandolfini Pietro De Bernardi – con evidenti problemi di ordine economico e organizzativo, dall'altro le motivazioni con cui la Direzione Generale del Ministero dei Beni Culturali ha provveduto ad avviare il procedimento di dichiarazione di eccezionale interesse culturale ci rendono orgogliosi di aver gestito e presentato una collezione così importante per il panorama culturale Italiano”.

La collezione quindi divenuta un bene culturale unico non è stata offerta all’asta. Tra le opere che avevano già ricevuto attenzioni da parte dei compratori “Raffineria” di Afro Basaldella del 1951 (stima 38-58mila euro), “Reparto di distillazione” del 1951 (8-12mila euro) e “Il Palazzo Esso a Roma” del 1965 (8-10milaeuro), entrambi di Franco Gentilini, “Raffineria” del 1951 (50-70mila euro) e “Petrolio in fondo al mare” del 1967 (2.500-5mila euro) di Giuseppe Santomaso, “Composizione con ingranaggi” di Giulio Turcato del 1962 (35-65mila euro), opera di chiara sperimentazione dadaista. L'asta ha vissuto comunque la sua effervescenza, in particolare per un olio di Giorgio de Chirico eseguito tra il 1928 e 1929, “Trophée”, 48 x 113 cm, venduto per 613mila euro contro una stima di 500-800mila. L'opera che doveva con ogni probabilità, visto il formato, essere un sovraporta per la sala di casa Rosemberg viene prima ceduto a Francis Picabia che la vende nel 1944 presso una casa d'aste di New York, per poi riapparire negli anni '60 in Italia. Successo anche per Ottone Rosai: il suo olio “L'incontro” del 1938 è passato di mano per 62.500 euro, contro una stima di 15-20mila, alla fine di una combattuta competizione tra un compratore in sala e i telefoni.

Foto da record. Oltre 1 milione di euro ha totalizzato l'asta “Arti del Novecento” presso Aste Bolaffi di Torino del 6 novembre, con partecipazione di compratori anche dagli Stati Uniti, Cina, Francia e Svizzera collegati online e al telefono. Top lot dell'asta una piccola carta di Joan Miró, “Composizione”, autenticata dall'Adorn di Parigi, aggiudicata per 81.200 euro contro una stima di 40-60mila. Successo per il Futurismo con record mondiali per Osvaldo Peruzzi (il suo “Splendore geometrico aeroterrestre” realizza 22.500 euro) e per Alberto Siviero (Verossi) (il suo “Ponte scaligero” passa di mano a 17.500 euro), e con il secondo miglior risultato dell'asta per Fillia con “Nascita del paesaggio aereo” aggiudicato a 47.500 euro. Un record pure tra le fotografie, per uno scatto inedito di Gustave Le Gray nel 1867 durante il viaggio in Nubia col medesimo soggetto di una foto custodita dal Met di New York.

Record per Pirandello da Bertolami Fine Art. L'asta del 29 e 30 novembre di arte moderna e contemporanea presso Bertolami Fine Artdi Roma conferma il ritorno d'interesse per l'arte figurativa italiana tra le due guerre, purché la qualità sia alta, come è stato il caso di un'opera magistrale di Fausto Pirandello, “Donne al bagno” del 1930-31, che realizza 221.875 euro, record mondiale per l'autore, o per la rara “Natura morta” del 1940 di Antonio Donghi venduta per 68.750 euro, record mondiale per una natura morta dell'artista. Per il record di Pirandello si era già avuto il segnale ad aprile quando daChristie's il suo “Spiaggia affollata” aveva raggiunto il record di 199.500 euro, primato superato dopo pochi mesi dalla stessa Bertolami , quando il suo “Donne al mare” del 1930-31, venne aggiudicato a 221.875 euro. Il tema della spiaggia e del bagno di mare continua ad arridere all'artista, sin quando nel 1925 partecipò al suo esordio espositivo alla Biennale Romana con la sua tela “Bagnanti”.

Successo per de Chirico anche da Farsetti. Il 30 novembre e 1° dicembre si è tenuta a Prato da Farsettiarte la vendita autunnale di arte moderna e contemporanea che ha totalizzato 4.250.000 euro. Un'opera significativa di Giorgio de Chirico, “Oreste e Pilade”, eseguita dall'artista nella seconda metà degli anni '50 (periodo definito dai critici “Neometafisico”, stimata 300-350mila euro, ne realizza 387.150. Il pittore reinterpreta in chiave moderna il mito greco dei due cugini, Oreste (figlio di Agamennone, re di Micene e di Clitennestra) e Pilade (figlio di Strofio, re della Focide, e di Anassibia, sorella di Agamennone), protagonisti di numerose imprese narrate da Ovidio, Cicerone, e ricordate da Dante nel Purgatorio. L'opera suscitò un vasto interesse, tanto che nel 1962 Andy Warhol lo ha preso come modello ispiratore per la sua composizione “The two sisters”. Secondo top lot, un olio di Giuseppe Santomaso, “Gialli e neri di Spagna n.2”, del 1959 che realizza 223.400 euro contro una stima di 180-240mila.

Doppio record per Cambi per Cagnaccio di San Pietro e Donghi. Nell'asta di arte moderna e contemporanea del 4 dicembre a Milano Cambi Casa d'aste fattura oltre 2,8 milioni di euro, con il 59% di lotti venduti e il 100% del venduto sul valore e ottiene un doppio record mondiale, con l'”Abito azzurro” di Antonio Donghi del 1933, venduto per 212.500 euro (contro una stima di 50-70mila euro) e “Primavera” di Cagnaccio di San Pietro del 1923-25 aggiudicata per 162.500 euro (contro una stima di 60-80mila euro). Il ritratto di donna in abito azzurro del Donghi, enigmatico e misterioso, anche per quella mano guantata, quasi sproporzionata rispetto all'altra, nuda, morbidamente adagiata sul grembo della giovane signora è stato molto ammirato durante la preview. Nell'opera di Cagnaccio,invece, l'attenzione era attirata dalla due figure femminili, ambientate in un paesaggio quasi desertico, scarno, frutto di un ripensamento dell'artista che, dopo la sua adesione al realismo magico nel 1925, aveva modificato la precedente versione del 1923. Top lot dell'asta è risultato un grande arazzo di Alighiero Boetti del 1988, “Il venticinquesimo giorno del terzo mese dell'anno millenovecentoottantotto” venduto per 312.500 euro.

Tutto venduto da Finarte per le ceramiche dei grandi maestri. Il 5 dicembre è seguita da un'asta di arte moderna e contemporanea e di fotografia presso Finarte di Milano, con un fatturato di 1,5 milioni di euro e il 60% di lotti venduti. La vendita si caratterizza per gli ottimi risultati di autori quali Lucio Fontana, Arturo Martini, Dadamaino, Maria Lai, confermando l'interesse del mercato per artisti italiani storci con aggiudicazioni ben oltre la stima massima. Protagonista di questa asta autunnale la ceramica con importanti risultati e il tutto venduto. In particolare, una delle due ceramiche offerte di Lucio Fontana, “Farfalle e conchiglie” del 1938 ha visto raddoppiare la propria stima massima per un valore di 101.400 euro, mentre il ciclo composto da tre lotti di Arturo Martini del 1929-30, provenienti da un'importante collezione privata, sono state aggiudicate per “Donna sdraiata” per 15mila euro, “Scoiattoli” per 18.750 euro e “Lo sciame di gabbiani” per 21.875 euro. Si conferma l'interesse per Fausto Melotti: la sua terracotta “Kore” del 1951 ha quadruplicato il suo valore fermandosi a 27.500 euro. Grande interesse per le opere su carta di Renato Guttuso, oggetto di continui rilanci in sala, in particolare “Studio per Crocifissione” del 1940 ha realizzato 18.750 euro. Protagoniste femminili dell'asta sono state l'artista del gruppo cinetico Dadamaino (il suo “Volume a moduli sfasati” del 1960 viene battuto per 31.250 euro), mentre della sarda Maria Lai sono state vendute tutte e tre le opere proposte, “IO, IO, IO” del 2000 a 7.500 euro, “Senza titolo” del 1978 per 8.750 e, infine, “Senza titolo” del 1980 per 25mila euro. Alighiero Boetti ha confermato la sua importanza sul mercato con l'assegnazione di una delle sue opere più iconiche, “Manifesto” del 1970, proveniente dalla collezione di Aldo Mondino, che ha realizzato 32.500 euro, il triplo della stima.

Carol Rama ad alte vette da Wannenes. Il 13 dicembre è stata la volta di Wannenes di Genova che ha organizzato la sua asta di arte moderna e contemporanea presso gli spazi di Open Care Frigoriferi Milano con un fatturato di oltre 800mila euro, il 48,4% di venduto per lotto e il 67,1% per valore. Top della serata una raffinata un’opera di Carol Rama del 1978, “Senza titolo”, realizzata in cuoio e camera d'aria su tela da capote aggiudicata – dopo molti rilanci – a 56.350 euro, che precede un intenso olio su tela di Renato Birolli del 1956, “Alla ricerca”, presentato alla XXX Biennale di Venezia del 1960 battuto per 43.850 euro e una misteriosa “Sfera” in bronzo dorato di Arnaldo Pomodoro con base in plexiglas del 1979-80, esitata a 40.100 euro. Da segnalare l'ottimo esito del “Libro cancellato” di Emilio Isgrò del 1974 - una china su libro tipografico in box di legno e plexiglass, battuto a 32.600 euro, un olio si cartone di Piero Dorazio del 1964, dal titolo “Reticolo” e una incisione dipinta su marmo di Salvo del 1971(”Tricolore”), entrambe esitate a 23.850 euro, e un olio su tela del 1972 di Wilfredo Lam del 1972 (”Senza titolo”, aggiudicato a 20.900). Infine, quattro litografie di Roy Lichtestein - maestro del Pop Art americana - databili tra il 1969 e il 1976, hanno totalizzato insieme 33.004 euro.

Ancora un appuntamento di moderno a dicembre. Il 18 e 19 dicembre sarà la volta de Il Ponte Casa d'aste di Milano con una diversificata vendita di artisti italiani e internazionali con opere decisamente museali: di Giorgio de Chirico un olio su tela 107 x 65 cm del 1925, “Pericle”, con provenienze prestigiose: acquistato nel 1927 da Léonce Rosenberg, poi passato a Valentine Dudensing in società con Pierre Matisse nel 1928 e ricomparso sul mercato negli anni '70 alla Galleria Levi di Milano (stima a richiesta). Di Cy Twombly, una grafite, matita, pastelli, penna a sfera su cartoncino, “Senza titolo”, 49 x 70,2 cm, del 1961, proveniente da un'importante collezione italiana e mai apparso sul mercato (stima 200-300mila euro). Anche in questa vendita due sculture dei massimi maestri, un “Cristo” di Lucio Fontana in ceramica policroma smaltata, 24,5 x 26 x 12,5 (stima 100-150mila euro) e “Vase deux anses hautes” di Pablo Picasso, brocca in ceramica parzialmente smaltata alta 37,5 cm, tirata in 500 es. nella fabbrica di Madoura (stima 20-30mial euro).

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