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Museo Egizio eccellenza italiana a servizio del sistema museale internazionale

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Museo Egizio eccellenza italiana a servizio del sistema museale internazionale

Torino, Museo egizio
Torino, Museo egizio

Il 2018 è stato per i musei italiani un anno all'insegna della crescita, durante il quale hanno brillato nuovi direttori e azioni particolarmente coraggiose: 55 milioni di persone li hanno visitati, 5 milioni in più del 2017, portando incassi lordi per 229.360.234 euro, ben 35.444.469 di euro in più. Di questo cambio di marcia è protagonista ormai da qualche anno il Museo Egizio, che prima degli altri ha acquisito l'autonomia finanziaria, ha stabilizzato la sua affluenza annua (oggi intorno agli 850mila visitatori e in ottava posizione per visitatori) e ora sta cercando di affermarsi come istituzione culturale internazionale. Dal 28 gennaio, quest'ultimo obiettivo sembra essere un po' più vicino grazie alla nomina ricevuta da parte della Commissione Europea come capofila del progetto internazionale “Transforming the Egyptian Museum of Cairo”. Il progetto, per cui Bruxelles ha stanziato un finanziamento di 3.100.000 €, è di durata triennale e mira ad aumentare le capacità tecniche e gestionali del Museo Egizio del Cairo, avvalendosi del know-how di tutti i partner coinvolti. A questo progetto, il Museo torinese lavorerà insieme ad altre eccellenze europee: il Louvre, il British Museum, l'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino, il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden, ilBBR - Bundesamt für Bauwesen und Raumordnung, l'IFAO - Institut Français d'Archéologie Orientalee l'ICA - Istituto Centrale per l'Archeologia.

Samanta Isaia

Di questo nuovo traguardo e del percorso, tutt'altro che in discesa, che quest'istituzione ha affrontato, abbiamo parlato con Samanta Isaia, manager gestionale del Museo Egizio e co-protagonista di tutto percorso di riqualificazione; al suo lavoro e a quello della squadra si deve la macchina perfetta che, con la nomina del direttore Christian Greco nell’aprile 2014 e sotto la presidenza di Evelina Christillin, ha portato l'istituzione a sedere al tavolo dei grandi musei mondiali.

Come il Museo Egizio è diverso dagli altri musei italiani ?
In realtà non credo sia così diverso, se non che prima di molti altri musei abbiamo dovuto trovare un senso al nostro esistere. Mi spiego: il Museo Egizio è di proprietà pubblica come la maggior parte dei musei italiani, ma dal 2004 la sua gestione è stata affidata alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, un ente privato, senza scopo di lucro e con autonomia decisionale e di bilancio. Sono soci fondatori della Fondazione il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino (poi receduta in data 01/01/2015), laCittà di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, i quali supportano le attività del museo sia attraverso apporti patrimoniali, la collezione egizia e l'edificio seicentesco sede del Museo sono concessi gratuitamente, che attraverso un fondo di dotazione variabile negli anni (nel 2017 è stato pari a 605.000 €, mentre nel 2018 circa 575.000 €). Dunque, con la costituzione della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, per la prima volta in Italia un soggetto privato partecipava direttamente alla gestione di un bene pubblico e, se da un lato l'assenza di un modello di riferimento ha comportato qualche difficoltà di orientamento, dall'altro ha permesso al Museo di crescere e definirsi autonomamente, sapendo sfruttare tutte le potenzialità offerte da questo inedito strumento giuridico. Le aree su cui ci siamo subito concentrati sono state: il pubblico, il museo e il suo rinnovamento, il bilancio teso alla sostenibilità e l'organigramma rivolto a professionalizzare nuove figure del settore. Un periodo cruciale è stato il quinquennio 2010-2015, quando ci sono stati messi a disposizione 50.000.000 € per la rifunzionalizzazione del museo, sia del contenuto che del suo contenitore. Con la riapertura del 2015, il Museo ha rotto definitivamente con il passato non solo per l'ampliamento degli spazi museali, ma soprattutto per la ritrovata centralità della missione scientifica e la volontà di stabilire un contatto proficuo con la società in cui è inserito, interrogandosi continuamente su quello che fa e per chi lo fa.

Qual è stato secondo te il traguardo più importante che ha raggiunto il Museo?
Dal mio punto di vista, considerando che mi occupo della parte gestionale, non ho dubbi che il traguardo più importante che abbiamo raggiunto sia stato l'equilibrio finanziario: non perché questo dice che siamo stati bravi, ma piuttosto perché ci permette di perseguire con responsabilità gli obiettivi scientifici e sociali della nostra istituzione. L'efficienza economico-finanziaria non deve essere, infatti, considerata come l'unico indicatore della legittimità di un museo perché il vero output in questione è il prodotto culturale, dove la sua valutazione passa non tanto per risultati numerici, ma specialmente attraverso la sua capacità di creare relazioni, generare valore culturale e contribuire allo sviluppo sostenibile delle comunità. Certo è che i numeri devono comunque tornare, infatti solo grazie a questi abbiamo potuto mettere a valore la nostra capacità di gestione e investire in fondi dedicati soprattutto alla ricerca. Nel 2015 siamo arrivati ad autofinanziarci al 118%, con un risultato positivo di bilancio pari a 810.000 € e ci siamo stabilizzati negli ultimi quattro anni intorno ai 580.000 € di media contro la media europea che ha una soglia di copertura dei costi del 50%.


CONTO ECONOMICO RICLASSIFICATO 2015- 2017

COMPOSIZIONE RICAVI DA ATTIVITÀ E SERVIZI 2017 E VARIAZIONE PERCENTUALE SUL 2016

BILANCIO E AUTOFINANZIAMENTO (2005-2017)

Oltre al raggiungimento dell'autofinanziamento, un momento cruciale per il Museo è stato quando siamo riusciti a provare che noi come istituzione esistevamo e producevamo economia, non solo valore intangibile. Sulla linea di altre istituzioni culturali, che devono giustificare la loro presenza a fronte dell'acquisizione di fondi pubblici, nel 2016 abbiamo deciso di analizzare l'impatto economico del Museo sul territorio torinese. L'analisi è stata fondamentale per dare un'immagine più completa al ruolo dell'istituzione sul territorio e per fornire una spiegazione economica più esaustiva degli effetti prodotti dalle attività museali. Per quantificare l'impatto economico è stato utilizzato l'Economic Impact Analysis, che ha analizzato i flussi di spesa effettuati o attivati sul territorio. Per calcolare gli effetti diretti, indiretti e indotti che questi hanno avuto sul sistema locale, sono stati costruiti dei moltiplicatori che permettono di misurare attraverso il contributo economico la capacità attrattiva del Museo Egizio sulle diverse filiere del territorio torinese. Per quantificare la spesa diretta annuale è stato adottato il metodo della Motivazione Essenziale, attraverso il quale si conferisce ai visitatori non residenti una quota di spesa media giornaliera proporzionale al peso che questi attribuiscono al Museo come fattore di visita alla città di Torino moltiplicata per la durata della loro permanenza in città. Si ottiene che il 67% degli 81 € della spesa giornaliera dei visitatori non residenti sia attribuibile all'intenzione di visitare il Museo Egizio, un dato che arriva all'80% nel caso degli escursionisti. Sui visitatori dell'anno 2016-2017, la spesa ammonta a un totale di 88.500.000 €. Allargando la visione al perimetro dell'economia provinciale, alle spese dirette precedentemente identificate vengono applicati i moltiplicatori delle vendite, il che risulta in un effetto di produzione di fatturato di 187.000.000 €, rivelando un'ottima capacità di attivare lavoro e risorse in molti altri settori, come i servizi editoriali, i servizi legali, i servizi in materia di architettura. Sulla base di questi parametri, se consideriamo il bilancio del 2018 pari a 12.000.000 €, possiamo stimare un'attivazione pari a 210.000.000 € con la creazione di 1.200 posti di lavoro nell'indotto.

Cosa ci aspetta per il futuro?
In 15 anni abbiamo fatto moltissimo, ma sicuramente c'è ancora molto che possiamo aggiustare per far sì che il Museo ricopra quel ruolo culturale e sociale che gli spetta e venga considerato a tutti gli effetti uno strumento per l'acquisizione della consapevolezza di essere cittadini del mondo. Per questo continueremo a lavorare soprattutto sui prestiti, che dal 2016 hanno portato il Museo Egizio fuori dai confini italiani ed europei, contribuendo in maniera importante all'aumento dei ricavi e attirando, con l'organizzazione di mostre tailor-made per istituzioni museali straniere, circa 4 milioni di visitatori. Contestualmente abbiamo sviluppato il filone della consulenza museologica e museografica anche grazie alla collaborazione con università e altri musei: un'attività che oggi ci ha permesso di essere capofila di un progetto europeo innovativo e lungimirante. Inoltre, vorremmo implementare un dipartimento dedicato allo sviluppo, in cui si faccia fundraising, programmi e attività di natura collaborativa per la condivisione di competenze, promozione del brand Museo Egizio nel mondo e si lavori sui fondi europei. Insomma, abbiamo ancora molto da fare, nuove sfide da vincere, orizzonti culturali da conquistare e il 2034, anno della scadenza giuridica della fondazione, è dietro le porte.

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