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Antony Gormley: La Brexit? «Una forma patologica temporanea e dolorosa di autolesionismo»

“Settlement”, sul pavimento della sala 43, in dialogo con il celebre 'Ermafrodito dormiente', copia romana di età imperiale da un originale ellenistico del II secolo a.C
“Settlement”, sul pavimento della sala 43, in dialogo con il celebre 'Ermafrodito dormiente', copia romana di età imperiale da un originale ellenistico del II secolo a.C

Apre il 26 febbraio agli Uffizi la personale dello scultore inglese Antony Gormley, Turner Prizenel 1994, famoso per le sue sculture di corpi in relazione con lo spazio e, in particolare, per la gigantesca scultura alta 20 metri “Angel of the North”, installata nel 1998 a Gateshead in Inghilterra. La mostra 'ESSERE' curata da Eike Schmidt e Max Seidel esporrà le opere nella Galleria delle Statue e delle Pitture mettendo in dialogo l’antico con il contemporaneo, L’esposizione è sostenuta da Galleria Continua, che rappresenta l'artista insieme ad altre quattro gallerie internazionali: Thaddaeus Ropac, Sean Kelly, White Cubee Xavier Hufkens.

La collaborazione tra l'artista e la galleria (che contemporaneamente supporta un'altra mostra di un'artista della propria scuderia nel museo fiorentino, quella di Kiki Smith, dal 16 febbraio al 6 giugno) è iniziata nel 2004 con la realizzazione da parte dell'artista inglese di sette sculture di ferro a Poggibonsi nell'ambito della manifestazione Arte all'Arte (opere poi donate dall'artista alla città). Allora lavorava in Italia con Mimmo Scognamiglio, mentre è dal 2009 che la Continua rappresenta l'artista, da quando gli ha dedicato la prima personale a Pechino. Nel tempo il suo mercato è cresciuto in modo costante e progressivo in tutti i continenti. I suoi prezzi in galleria oggi partono da 4mila sterline per le stampe fino ad arrivare a 20 milioni di sterline. All'asta, dove l'artista ha registrato 651 passaggi, il record è di 5.296.250 sterline per “A Case for an Angel I”, venduto nell'ottobre 2017 da Christie's al collezionista giapponese Yusaku Maezawa. A pochi giorni dall'inaugurazione, ecco come l'artista ha raccontato la mostra agli Uffizi ad ArtEconomy24.

Sir Antony Gormley, com'è stato influenzato dai capolavori rinascimentali agli Uffizi?
Ovviamente gli Uffizi sono pieni di capolavori e il mio dipinto preferito è l'Adorazione dei Magi, l'opera incompiuta di Leonardo da Vinci. Ma forse il lavoro che mi colpisce di più è la pala d'altare Portinari di Hugo van der Goes.
Rispetto alla mia preoccupazione principale, e cioè il corpo in relazione allo spazio, la visione scioccante e coraggiosa di quest'opera col Cristo Bambino che giace nudo e non protetto direttamente sul pavimento è meravigliosa. Si apre un nuovo campo d'azione in cui tutti gli altri corpi raffigurati stanno in piedi o si inginocchiano. È di una singolarità che cambia l'ordine delle cose. I pastori, raffigurati più grandi degli angeli, dotati di una realtà sia psicologica che strutturale, riformulano il mito della natività. Siamo invitati ad essere testimoni della riformulazione del potere e delle relazioni gerarchiche.
Nella luce limpida e nelle linee di questo dipinto del Rinascimento del Nord è possibile vedere gli ideali democratici della Riforma. La domanda sul significato di Dio che diventa uomo viene sostituita dal suggerimento che ogni incarnazione è un miracolo. Van der Goes suggerisce che ognuno di noi entra nel mondo come un essere singolare e che in quel momento nasce un mondo.
Quest'opera è la celebrazione di ogni nascita: ogni nuova intelligenza, ogni nuovo spirito ricalibrano il mondo e i suoi valori. Questa singolarità può essere connessa con la singolarità all'inizio dello spazio/tempo e si ha la sensazione che questo dipinto rappresenti una svolta assiale dalla mitologia religiosa verso una forma di meraviglia basata sull'osservazione empirica di tutti i fenomeni.
L'aureola appiattita che si estende oltre il corpo del Cristo Bambino sul pavimento è come una bussola, mi suggerisce l'idea che ogni spirito e intelligenza abbia il potenziale di espansione infinita. I Portinari furono i banchieri servitori della famiglia Medici nelle Fiandre e riportarono questo dipinto a Firenze dove, non a caso, suscitò scalpore e continuò ad esercitare grande influenza in Italia.

C'è un artista in particolare che l'ha ispirata?
Tutti gli artisti mi ispirano, ma la vita di Michelangelo è forse la più eterna e straordinaria di tutti i tempi. Le sue lotte interne: un neoplatonico con i desideri della carne, un poeta di sensibilità sottile pronto a lottare con la materia. La sua preminenza in termini di pittura e scultura e la sua continua insoddisfazione hanno portato le sue opere più grandi: la Pietà Rondanini e i disegni tardi della Crocifissione mostrano tutti una fede nella ricerca dell'arte come la fucina in cui la sublimazione può essere raggiunta sia per l'artista che per la sua testimonianza. Michelangelo, in molti modi, è stato il primo artista contemporaneo che ha reso il suo lavoro, anche se su commissione, interamente suo. C'è una sfida esistenziale nel suo continuo interrogarsi su quale ricerca sia degna della vita di un artista. Questo dà al suo esempio un'urgenza e una rilevanza che dureranno per sempre.

Come pensa che le sue opere entreranno in dialogo con le opere degli Uffizi?
Mi piace pensare che il mio lavoro abbia un rapporto implicito con tutte le opere che sono già state create, siano esse scultura o pittura. Ma le tre opere che verranno inserite nel contesto immediato della collezione propongono tre dialoghi discreti.
La prima: nell'accostare l'ermafrodita del secondo secolo con il mio lavoro Settlement faccio chiaramente riferimento al modo in cui oggi ripensiamo la sessualità non tanto come un dato genetico, quanto come un costrutto culturale. All'accettazione di quest'opera antica della mutabilità della sessualità io associo una meditazione sulla mortalità. Settlement è un corpo a faccia in giù, in cui la sessualità non ha importanza. Il corpo posto direttamente sul pavimento, in contrasto con l'ermafrodita sul plinto, è visto come un costrutto temporaneo di cellule fatte di blocchi di acciaio inossidabile che a malapena aderiscono. Qui c'è lo spazio del corpo, invocato come uno stato di transizione tra la massa e lo spazio soggetto alle forze di aggregazione e di entropia.
La seconda opera, Another Time, si trova negli splendidi e luminosi spazi del primo piano degli Uffizi che contengono busti con ritratti romani, sculture classiche, la copia del Laocoonte di Bandinelli e altre opere. Nell'installare un'opera evidentemente prodotta industrialmente tra quei pezzi di marmo, ma che guarda fuori e lontano, tento di rendere testimonianza del nostro tempo e della sua relazione con il mondo. L'ho volutamente messa vicina alle finestre che guardano l'Arno e il Ponte Vecchio, invitando lo spettatore a meditare sul rapporto tra l'idealizzazione dell'arte e la realtà del mondo. Il lavoro occupa deliberatamente un luogo, o punto di osservazione, popolare come punto di vista privilegiato dal Palazzo.
Penso che i posizionamenti delle opere siano importanti tanto quanto i lavori stessi; una forma di agopuntura, o articolazione delle relazioni, che altrimenti non potrebbero essere notate. Cerco di sostituire la rappresentazione con la riflessione. In relazione a ciò che stavo dicendo a proposito di Hugo Van der Goes, ecco qui una copia di un corpo nudo di adulto dislocato in un contesto in cui si può considerare la storia della creazione dell'immagine sullo sfondo del mondo costruito ed elementare.
Il corpo Event Horizon, che si ergerà sul parapetto della Loggia dei Lanzi, svolge una funzione analoga, ma è visibile sia dal punto di osservazione di Piazza della Signoria che dalla terrazza del caffè della galleria. Dall'interno del museo, l'opera guarda verso il Duomo e la torre di Giotto, ricollegando il museo con il suo contesto. Dalla piazza, questa semplice affermazione non drammatica della scala umana ci invita a riconsiderare tutti i vari esempi di scultura che già lo abbelliscono; dalla fontana di Ammannati alla copia del David di Michelangelo, dal Perseo e Andromeda di Cellini al Ratto delle Sabine del Giambologna.
Visto come una sagoma scura contro il cielo blu, l'opera Event Horizon afferma semplicemente uno spazio umano nello spazio generale che guarda verso un orizzonte e oltre i confini di un ambiente costruito che dal XV secolo è stato associato alla perfezione dell'uomo.
Queste tre opere, Settlement, Another Time ed Event Horizon, sono volutamente integrate all'interno della collezione e danno forma alla mostra principale, che rivaluta il potenziale del corpo nell'arte non tanto come luogo di narrazione, idealizzazione o ritratto, quanto come forma di scetticismo materializzato, chiedendo “che cos'è l'uomo e qual è il suo rapporto con il tempo, lo spazio e la materialità?”

Qual è la tua opinione sullo sviluppo della scultura oggi?
La scultura può essere considerata la più atavica e resistente delle forme d'arte. In quanto tale è radicalmente diversa dalle forme digitali molto fuggitive di creazione di immagini che costituiscono la maggioranza delle immagini di oggi. Costituisce un'affermazione dei fatti sulla finzione, della sostanza sull'effetto, e può affrontare la natura fuggiasca delle nostre vite e il modo in cui tendiamo a riaffermarle in un'epoca di social media. La scultura agisce nel tempo e nello spazio e ci invita a fermarci. È un confronto fisico. Voglio che il mio lavoro fermi il tempo e allarghi lo spazio. Voglio scambiare la rappresentazione con la riflessione e permettere alla scultura di essere un catalizzatore per la rivalutazione del nostro essere nel contesto. Questo è ciò che la scultura può fare per noi: riportarci a un'esperienza diretta e presente.

Quali giovani artisti segui con interesse e perché?
Mi interessano gli artisti che cercano di coinvolgere di nuovo il corpo nell'arte e la maggior parte di loro lo fanno con la performance. Non si può definire un giovane artista, ma ammiro molto il lavoro di Tino Sehgal. È un artista che riesce a lavorare direttamente sulla vita infiltrando sistemi algoritmici di danza e comunicazione, in cui la relazione tra contesto e contenuto diventa estremamente sfocata. Sarà interessante vedere anche come Eddie Peake svilupperà i suoi progetti gemelli di oggetti e corpi animati in installazioni performative di ampio respiro.

Secondo te, che cosa significherà Brexit per il mondo dell'arte? Qual è la tua previsione?
La Brexit è una forma patologica temporanea e dolorosa di autolesionismo sotto forma di tentativo errato di autodeterminazione. Sono disgustato e rattristato da ciò. Il rifiuto che rappresenta dei sacrifici fatti dai nostri genitori che hanno combattuto due guerre mondiali per un'Europa pacifica e unita è una parodia. Il progetto dell'Europa è creativo e incompiuto e la Gran Bretagna dovrebbe parteciparvi attivamente. Per troppo tempo un atteggiamento di mancata presa di posizione ha permesso a persone come il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito di essere i nostri principali rappresentanti al Parlamento europeo, indicando che a nessuno importava abbastanza del progetto europeo. Il referendum è stato un triste errore e un tradimento della responsabilità da parte di David Cameron. Spero in un People's Vote che lo invertirà, ma non c'è niente di chiaro!

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