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musei e tagli

«Per il Maxxi resta fondamentale un fondo pubblico». Parola di Pietromarchi

Katharina Grosse, Ingres Wood Seven, 2017 (Foto Cecilia Fiorenza courtesy Fondazione MAXXI)
Katharina Grosse, Ingres Wood Seven, 2017 (Foto Cecilia Fiorenza courtesy Fondazione MAXXI)

Il MAXXI chiude il 2018 vedendo aumentare il numero dei visitatori totali arrivati a 204.000, in aumento rispetto ai 183mila del 2017 e ai 167mila del 2016. Di conseguenza anche l’incremento dei biglietti staccati ha visto crescere i ricavi a 1.227.863 euro, cifra record per il museo romano.
Dopo un anno positivo, che conferma il MAXXI leader nazionale tra i musei di arte contemporanea, è arrivata con la nuova legge di bilancio 2019 la notizia del taglio al fondo acquisizioni di 1,5 milioni di euro. Il fondo acquisizione oltre ad incrementare la collezione, a sostenere il sistema Italia visto che nel 2018 circa il 50% del budget è andato a favore di artisti italiani, fungeva da impulso per il ruolo di player internazionale credibile e prestigioso che il museo romano ha saputo ritagliarsi nei suoi quasi 10 anni di vita. Sulle conseguenze di questi tagli e le relative strategie compensative ne parliamo con Bartolomeo Pietromarchi, direttore del MAXXI Arte dal 2016.

Come commenta il taglio di 1,5 milioni di risorse provenienti dal fondo del PAC (Piano per l'Arte Contemporanea) destinati all'incremento della collezione del MAXXI introdotto dalla legge di bilancio del 2019?
La notizia è arrivata in maniera improvvisa nel mese di dicembre, quando la strategia per il 2019 era già praticamente definita. Ci costringe dunque inevitabilmente a rivedere le nostre attività, in particolare quelle relative alle acquisizioni.

In che modo il fondo acquisizione negli anni passati ha giovato al sistema dell'arte contemporanea italiana? Pensa che abbia creato valore per il MAXXI in misura maggiore degli investimenti effettuati?
L'incremento della collezione pubblica nazionale è una delle missioni fondamentali affidate al MAXXI, assieme alla sua promozione in Italia e nel mondo. Nei due anni in cui ho ricoperto la carica di direttore del MAXXI Arte, il museo ha acquisito opere per un valore di mercato doppio rispetto agli investimenti effettuati, creando un importante valore aggiunto. Il 50% delle opere acquisite sono di artisti italiani, tra i quali Giulio Paolini, Monica Bonvicini, Marco Tirelli, Marinella Senatore, Nico Vascellari e Diego Marcon, che ha vinto nel 2018 il MAXXIBulgari Prize.

Perché ad essere colpito è proprio il MAXXI, ossia proprio l'eccellenza tra i musei di arte contemporanea in Italia?
Non vi è stata nessuna intenzione di colpire il MAXXI in modo specifico. C'è una strategia diversa da parte del nuovo governo e una visione generale diversa rispetto al governo precedente. Detto questo, il MiBAC è socio fondatore promotore della Fondazione MAXXI e il dialogo con il ministro Bonisoli rimane serrato e proficuo su vari temi: ad esempio il decennale del MAXXI (nel 2020) e una serie di iniziative che mettano in luce sia i risultati raggiunti finora sia le prospettive future. Così come l'apertura del MAXXI L'Aquila nel 2019: al momento il restauro del settecentesco Palazzo Ardinghelli, sede del nuovo museo, è in via di completamento ed è confermata la produzione di sei nuove opere che verranno presentate per l'inaugurazione.

Ricordando la fruttuosa attività di fundraising rivolta a privati da lei effettuata per trovare finanziamenti per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2013, pensa di costruire una strategia simile anche per il MAXXI? Una strategia di relazione con i privati per incrementare la collezione esiste già. Penso ad esempio al prezioso supporto degliAmici del MAXXI per l'acquisizione di nuove opere e all'Acquisition Gala Dinner, l'evento annuale di fundraising i cui proventi sono destinati proprio ad arricchire e valorizzare la collezione. L'Art Bonus e l'Italian Council, inoltre, potrebbero rivelarsi utili per finanziare l'acquisto di alcune opere, ma dovrebbero essere uno strumento ausiliario e non il principale. Resta fondamentale avere a disposizione un fondo pubblico per le acquisizioni da gestire con indipendenza e coerenza nelle scelte, e non essere un soggetto passivo che dipenda solo dalle donazioni o dalla produzione di opere in occasione delle mostre.

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