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Arco, la fiera spagnola che piace ai collezionisti italiani

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madrid e il perù

Arco, la fiera spagnola che piace ai collezionisti italiani

Julian Rosenfeldt allo stand della galleria Helga de Alvear, Courtesy Helga de Alvear
Julian Rosenfeldt allo stand della galleria Helga de Alvear, Courtesy Helga de Alvear

Si è svolta a Madrid dal 27 febbraio al 3 marzo la 38ª edizione di Arco, l'ultima sotto la direzione di Carlos Urroz, che lascia il posto a Maríbel Lopez, sua collaboratrice ed ex-gallerista. Una successione, quindi, all'insegna della continuità, ben accolta dai galleristi. “Questa edizione è stata la migliore finora” dichiara ad ArtEconomy24 la neo-direttrice, “eravamo fiduciosi perché i collezionisti hanno subito confermato la loro partecipazione, per cui già da dicembre avevamo quasi il tutto esaurito. Le gallerie hanno venduto o, comunque, si sono dichiarate soddisfatte dei contatti con i curatori. Il mercato dell'arte in Spagna non è grande, abbiamo bisogno di leggi per incrementare il mecenatismo, una delle sfide che dovrò affrontare sarà quella di far crescere nuovi collezionisti”. Il numero di gallerie, invece, rimarrà invariato intorno alle 200 (”la fiera ha una storia che non possiamo stravolgere” ha dichiarato al riguardo la direttrice), anche le sezioni rimarranno le stesse, mentre l'anno prossimo non ci sarà il focus su un paese (quest'anno il Perù), bensì su un tema. “Sono molto contenta di annunciare il concept dell'anno prossimo, che sarà l'eredità artistica di Félix González-Torres. Dobbiamo imparare a leggere il suo insegnamento, che è stato politico senza essere frontale, un messaggio positivo, di amore verso il prossimo, ci ha mostrato che basta un piccolo gesto per avere un grande impatto”.

Le vendite. La maggior parte delle gallerie intervistate si sono dichiarate soddisfatte delle vendite. Come ogni anno ha contribuito agli affari lo shopping della Fundación Arco, sebbene quest'anno abbia speso meno dell'anno scorso (140.000 euro contro 175.000 euro). La fondazione ha comprato opere di quattro artisti presso gallerie internazionali: Marion Verboom da Jerome Poggi, Santiago de Paoli da Jocelyn Wolff, Henrik Olesen da Chantal Crousele Rodrigo Hernández da ChertLüdde. Ha speso di più rispetto al 2018, invece, il Museo Reina Sofia (350.000 euro rispetto a 225.000 euro) per opere di Maja Bajevic (quattro opere su stoffa comprate dalla galleria svizzera Peter Kilchmann della serie “Arts, Crafts, and Facts”, esposta alla Biennale di Venezia nel 2015, sulle quali l'artista riprende la tradizione del ricamo serbo per rappresentare grafici di finanza speculativa), Néstor Basterretxea, Andrea Büttner, June Crespo, Alejandro Garrido, Lugán, Rosalind Nashashibi, Marwan Rechmaoui e Azucena Vieites. La compagnia assicurativa DKV Seguros ha acquistato opere di Carlos Fernández-Pello (García Galería), Fernando García (Heinrich Ehrhardt), Elena Alonso (Espacio Valverde), Mònica Planes (Àngels Barcelona) e Pablo del Pozo (Joan Prats), favorendo, quindi, le gallerie spagnole, mentre più internazionali sono state le scelte della Fundación Helga de Alvearcon opere di Jenny Holzer, Mario Merz, Antonio Ballester-Moreno, Jan Dibbets, Minjung Kim e Sol LeWitt.

Le gallerie spagnole. Al suo stand la famosa gallerista oltre che collezionista spagnola Helga de Alvear mostrava all'interno un solo show di Julian Rosenfeldt con tre opere tra cui “Manifesto”, attualmente in mostra alPalazzo delle Esposizioni di Roma, e all'esterno opere di Candida Höfer, Axel Hütte e Angela de la Cruz. “La fiera sta andando bene” ha commentato Elisa Echegaray Diez della galleria, “soprattutto perché abbiamo venduto artisti spagnoli come de la Cruz e Santiago Sierra a prezzi tra 30.000 e 60.000 euro”.
Un'altra gallerista storica spagnola, Juana de Aizpuru, lei stessa fondatrice della fiera nel 1982 e presente in stand nonostante i suoi 85 anni, ha commentato: “Il mercato dell'arte in Spagna è fermo. Arco è la festa dell'arte, durante la quale le persone si animano e comprano. Quest'anno ho notato che abbiamo venduto subito i pezzi più cari, come Art & Language e Albert Ohlen, mentre prima i collezionisti erano soliti pensarci di più. Credo che derivi dal fatto che la classe più potente non ha risentito della crisi. Chi ha sofferto è la classe medio-alta, che storicamente costituisce la nostra clientela”.
È d'accordo Gabriela Moragas della galleria Àngels di Barcellona: “In Spagna non ci sono molti collezionisti - dice -, in generale il mercato è dominato dai grandi nomi e dalle grandi gallerie, mentre soffre il mercato medio”. Al suo stand c'erano opere di Daniel G. Andújar, Daniela Cortiz (un monumento anticolonialista esposto all'ultima New Museum Triennial, 22.000 € + Iva), Esther Ferrer e Jaime Pitarch.

Il Perù. Ma oltre all'arte spagnola, Arco rimane il luogo privilegiato in Europa dove scoprire l'arte del Sudamerica. Il Ministero della cultura peruviana, paese ospite di questa edizione, ha speso circa un milione di dollari per biglietti aerei, trasporti delle opere, spazio istituzionale in fiera, mentre Prom Perùha investito nella promozione dell'evento in città e anche l'ambasciata ha dato il suo contributo. Dal Perù sono arrivate 700 persone tra artisti, galleristi, collezionisti (in totale i professionisti che hanno visitato la fiera sono stati 35.887, +8% sul 2018, e i visitatori totali sono stati 100.000, +3% sul 2018). Dal Brasile, invece, sono arrivate nove gallerie grazie al programma Latitude dell'Associazione delle gallerie brasiliane Abact, che sostiene circa il 20% delle spese delle gallerie. Tra queste la giovane galleria , che ha solo quattro anni e ha mostrato con grande successo opere di Dalton Paula e Michel Zózimo (entrambe arrivano ai 13.500 dollari circa), e Cavalo, che ha condiviso lo stand con la galleria portoghese Madragoa per uno stand sull'idea del corpo (Cavalo presentava opere di Thiago Martins de Melo, Thora Dolven Balke, Daniel Albuquerque con prezzi da 1.200 a 35.000 euro, mentre Madragoa mostrava opere di Joanna Piotrowska, presto alla Tate Britaincon un solo show, e Belén Uriel a prezzi tra 1.500 e 6.000 euro).

Le gallerie italiane. Gli italiani hanno fatto molto parlare di sé, soprattutto per via di una gigantesca statua del Re Filippo VI di Spagna dell'artista Santiago Sierra esposta allo stand della Prometeo Gallery di Ida Pisani che ha scatenato non poche polemiche. Alta quattro metri e con un prezzo di 200.000 euro, infatti, la statua è destinata ad essere bruciata entro un anno dall'acquisto, così come vuole la tradizione dei Ninots de Las Fallas, le figure caricaturali della festa di Valencia. Il penultimo giorno di fiera c'erano due o tre potenziali acquirenti tra cui una fondazione privata. “Purtroppo non è stato capito il vero significato dell'opera” ha commentato la gallerista, “cioè l'idea di opporsi alla morbosità del collezionista, alla volontà di possedere l'opera d'arte, se non come processo, poiché dal rogo rimangono solo il teschio della statua, il video e le fotografie dell'azione”.
Diverse altre le gallerie italiane in fiera, tra cui P420 di Bologna che esponeva la giovane e richiestissima spagnola June Crespo (tra gli artisti entrati nella collezione del Reina Sofia), la rumena Ana Lupas (da poco entrata nella collezione del Pompidou e venduta ad una fondazione privata svizzera), Irma Blank, Helena Appel e Riccardo Baruzzi, che a marzo ha una personale in una galleria spagnola. Le vendite sono andate bene (tra i 5.000 e i 20.000 euro), così come i contatti con i curatori.
Buone le vendite anche per Monitor, che ha esposto dipinti dell'italiano Nicola Samorì (7.000-45.000 euro + Iva) insieme a sculture del portoghese Sérgio Carronha (2.500-5.000 euro + Iva) in un dialogo sul recupero di tecniche classiche e primitive.
Vendite in un price range medio daRaffaella Cortese, che esponeva al centro dello stand un'importante scultura del portoghese Julião Sarmento (105.000 €). “Non rappresentiamo l'artista, ma ho esposto quest'opera più di dieci anni fa e mi ha colpito per come tratta l'idea di genere. Non è, infatti, un ritratto, ma una donna metafisica su un palcoscenico di legno grezzo. Ne ha fatte altre due simili che sono in musei in Spagna e Portogallo”. La galleria ha sfruttato l'occasione di Arco anche per la prima uscita pubblica con l'artista Luisa Lambri, che adesso rappresenta.

I collezionisti italiani. Ma Arco è una fiera molto amata anche dai collezionisti italiani. “Sono già cinque o sei anni di fila che ci vado” così l'ingegnere Giuseppe Casarotto, “hanno uno dei migliori programmi per i collezionisti internazionali. In fiera ho apprezzato la sezione Opening, curata da Ilaria Gianni e Tiago de Abreu Pinto, e in particolare lo stand diRolando Anselmicon i ritratti di Ewa Juszkiewicz, in cui i volti rimangono celati e la qualità pittorica è molto elevata. Nella main section, le sculture di June Crespo da P420, lo stand di Thomas Brambilla, presente per la prima volta con Oscar Giaconia, Erik Saglia e un importante lavoro di Lynda Benglis, quello diThomas Schultee quello di Hauser & Wirth con la personale di Jenny Holzer, che avremo in Gamec dal 30 maggio.
Per la prima volta in fiera, invece, Mauro De Iorio, medico radiologo, che ha acquistato un grande dipinto di Miriam Cahn (3,60 x 2,43 metri) daJocelyn Wolff, che sarà esposto nello spazio attualmente in costruzione a Verona per ospitare la sua collezione, che va ad aggiungersi ai due spazi già aperti a Trento. Inoltre ha comprato due opere di Oscar Gioconia da Brambilla (già in collezione), poi Rodrigo Hernández da ChertLüdde e una piccola opera di Valerio Nicolai da Clima. “Ho trovato la fiera molto interessante” ha dichiarato, “con una buona selezione di gallerie e opere di qualità. Ho notato tra l'altro la presenza di molti collezionisti italiani”.
Tra questi anche Andrea Boghi, avvocato. “Ho trovato stimolante la proposta di dedicare una specifica sezione della fiera ad una nazione sudamericana (il Perù)” ha commentato. “Nella sezione Dialoghi, bello lo stand di ChertLüdde con Rodrigo Hernández e Ruth Wolf-Rehfeldt e i lavori proposti da KOW di Dierk Schmidt, ospitato anche in una straordinaria personale al Museo Reina Sofia a Palacio de Velázquez. Sempre provocante Santiago Sierra. Una fiera nel complesso stimolante, con un numero forse eccessivo di gallerie partecipanti a discapito a volte della qualità”.
È d'accordo Tommaso Tisot, avvocato e presidente del consiglio d'amministrazione della società Professional Trust Companyche si occupa di pianificazione patrimoniale e trust nel mondo dell'arte: “Ero per la prima volta ad Arco, la fiera e il Vip program sono organizzati molto bene. Una pecca è che la fiera è troppo grande, per cui non si può approfondire. Molto interessante il focus sul Perù, che voglio conoscere meglio per un futuro acquisto. Per esempio Ishmael Randall Weeks (Revolver Galería di Lima, in Italia da Federica Schiavo di Roma) con sculture legate al territorio e alla sua urbanizzazione, e Jimena Kato (Rodríguez Gallery di Poznan), che già seguo da tempo, con un lavoro pure legato al territorio e all'aspetto performativo della scultura. In fiera ho apprezzato, inoltre, Ruth Wolf-Rehfeldt (ChertLüdde di Berlino), con le sue opere di poesia visiva nella Germania della Guerra Fredda, Manuel Mathieu (Maruani Mercier di Bruxelles), con lavori pittorici legati all'infanzia difficile ad Haiti sotto la dittatura di Jean-Claude Duvalier, e il portoghese Sergio Carronha (Monitor di Roma-Lisbona), con lavori scultorei che riflettono lo studio della sua terra nel periodo Neolitico.”
Ha collaborato Nicola Zanella

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