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Art Brussels fortemente supportata dal collezionismo locale

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fiere low profile

Art Brussels fortemente supportata dal collezionismo locale

Adrien Missika, Isla Jacques Cousteau, 2019. Stampa D'achivio montata su alluminio. 4.500 Euro. Galleria Proyectos Monclova
Adrien Missika, Isla Jacques Cousteau, 2019. Stampa D'achivio montata su alluminio. 4.500 Euro. Galleria Proyectos Monclova

Tour&Taxis, una ex-stazione ferroviaria ora convertita a centro polifunzionale, ha ospitato dal 25 al 28 aprile la 37ª edizione di Art Brussels, in un fine settimana particolarmente affollato per l'artworld, con Art Monte-carlo e il Berlin art weekendin scena nelle stesse date.
Art Brussels, è una fiera vivace e per nulla patinata, una fiera low profile nella presentazione, accogliente perchè riesce ad evitare la parvenza di centro commerciale, di non-luogo che rende molte fiere artificiose e slegate dal contesto cittadino. L'ambiente rilassato prevede un giardino interno con chiostri che servono patatine fritte e litri di birra, altra gloria nazionale.

Grande spazio viene dato a gallerie ed artisti locali, o di base a Brussels, città diventata una delle più importanti in Europa per la produzione artistica. L'ambiente internazionale, la possibilità di trovare studi a prezzi contenuti e il supporto sia pubblico che privato di cui possono beneficiare ha attirato un gran numero di artisti dall'estero: 148 le gallerie presenti in fiera, nessun nome vedetta, nessun specchio per le allodole, eccezion fatta per le gallerie internazionali che hanno scelto di aprire un avamposto a Brussels, tra le quali la newyorkese Barbara Gladstone, la brasiliana Mendes Wood DM e le parigine Almine Rech, Daniel Templon e Nathalie Obadia. Quasi tutte presenti le più importanti gallerie belghe daXavier Hufkens a Zeno X. Il soloIan Mot, galleria dalla programmazione estremamente concettuale ha disertato una fiera le cui vendite sono trainate dalla pittura, soprattutto figurativa.
Tra queste gallerie soddisfatta per le vendite Barbara Gladstone, con opere offerte da 15mila a 170mila euro tra cui quelle dall'inglese Sarah Lucas e dello svizzero Ugo Rondinone. Fiera positiva anche per la galleria Templon, presente in fiera con opere dai 20mila ai 150mila euro e ottime vendite, soprattutto, per la mostra personale dell'artista giapponese Chiharu Shiota, con disegni, dipinti e installazioni dai 7mila ai 300mila.

La sezione discovery, dedicata alle gallerie più giovani è stata piuttosto piatta e poco rappresentativa delle migliori gallerie emergenti a livello internazionale, da segnalare però Nome gallery di Berlino, ma di proprietà dell'italiano Luca Berbeni che ha vinto il Moleskine prize per il miglior stand della sezione e The Ryder Projectsdi Londra che ha presentato un solo show dedicato all'artista catalano Jaume Pitarch, le opere sculture-installazione, concettuali e poetiche, erano in vendita a 8.800 euro. purtroppo più apprezzate dalla critica che dai collezionisti nei primi giorni di fiera.

Per quanto riguarda la ricerca valeva piuttosto la pena fare un salto a Poppositions, fiera collaterale e di nicchia: con stand dai 750 ai 1.750 euro, che quindi ben si prestava alla sperimentazione con spazi dedicati anche a realtà no-profit che vedeva una selezione di gallerie ben curate nella presentazione. La fondatrice, Liv Vaisberg, già direttrice di Indipendent, ha saputo catalizzare un buon numero di collezionisti, con opere vendute ad un range dai 500 ai 15.000 euro.

I collezionisti. Il vero pilastro di Art Brussels è il collezionismo belga che può vantare da un lato alcuni nomi molto conosciuti e in perenne movimento tra una fiera e una biennale e che qui svolgono il ruolo di ambasciatori, e dall'altro una base molto solida di medio e medio-piccoli collezionisti radicati, soprattutto, nelle Fiandre (Anversa e dintorni) che esprimono una marcata preferenza per artisti locali. La pittura figurativa con rimandi surrealistici era il fil rouge che si riscontrava in vari stand. Paul Delvaux e Renè Magritte hanno lasciato, a quanto pare, una forte impronta.
Tra i nomi più noti di collezionisti belgi a livello internazionale spiccavano lo stilista Raf Simons coinvolto dalla fiera nella giuria per il premio al miglior solo show (vinto da Leslay Vance della galleria Xavier Hufkens) Walter Vanhaerents, che espone la sua collezione in una ex fabbrica ristrutturata. Lieven Declerck, uno dei maggiori collezionisti di arte politica al mondo. Frederic de Goldschmidt ed Alain Servais, che oltre ad aprire le proprie collezioni hanno organizzato delle mostre durante i giorni di fiera. O anche i più giovani Tobias Arendt e Cèdric Piètrus che hanno ospitato nella loro casa l'imperdibile festa del venerdì sera.
Lo zoccolo duro dei discreti collezionisti fiamminghi tende, invece, a privilegiare artisti e gallerie belghe per buona pace delle gallerie straniere, spesso poco soddisfatte della fiera. Hauser & Wirthe David Zwirner? No, molto meglio le, a noi semi-sconosciute, Geukens & De Vil di Anversa e Maruani Mercierdi Brussels, entrambe con sede anche a Knokke, località balneare sul mare del nord.

Meno forte la presenza di collezionisti stranieri, pochissimi gli italiani, vista anche la presenza di sole due gallerie italiane (Eduardo SeccieThomas Brambilla), pochi anche inglesi e tedeschi, forse distratti dal gallery weekend berlinese. Più numerosi i francesi, Parigi dista un paio di ore in treno, e gli olandesi. Tra gli acquisti di collezionisti internazionali, lo svedese Bjorn Stern ha dato la sua preferenza ad un dipinto di Joakin Ojanen dalla galleria Richard Heller di Los Angeles proposto a 8.000 dollari e ad un'opera ironica in tessuto di Hanna Epstein in vendita daSteve Turnersempre di Los Angeles con prezzi accessibili dai 1.000 ai 3.500 dollari.
Per Art Brussels la sfida nei prossimi anni sembra essere quella di riuscire ad aumentare il proprio appeal sia verso le gallerie che verso i collezionisti internazionali senza snaturare la propria identità di fiera regionale e quindi legata ad un'offerta artistica e culturale specifica e riconoscibile.

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