Firenze

Artigianalità, territorio e web la forza del marchio Scervino

di Chiara Beghelli

Un’azienda radicata nel territorio. Lavorazioni nella manifattura di Firenze

3' di lettura

Anche i pizzi più eterei sono composti da un fitto intreccio di fili. Fili che da soli non saranno mai belli come la loro trama. Nella delicatezza di un pizzo, elemento che caratterizza da sempre lo stile Ermanno Scervino, si cela anche la sua forza: quella di un’azienda che ha creduto da sempre nell'importanza della rete, dei contatti, degli intrecci creativi.

La storia di Ermanno Scervino inizia nel 2000 a Firenze, dall’incontro di Ermanno e Toni Scervino, rispettivamente anima creativa e imprenditoriale dell'azienda. Ventuno anni dopo, il marchio è amato nel mondo per l'artigianalità preziosa delle sue creazioni. «Ermanno ha sempre amato il lusso, e per lui il lusso è l'artiginalità italiana - spiega Toni Scervino, amministratore delegato dell’azienda -. I nostri prodotti sono capaci di trasmettere la sapienza delle mani che li ha creati. E un capo fatto così si distingue dagli altri già quando è appeso. Poco dopo aver formato l’azienda abbiamo capito che avevamo bisogno di questa manualità e abbiamo iniziato ad acquisire delle aziende d’eccellenza del nostro territorio: prima una specializzata nei ricami, poi un maglificio, successivamente un laboratorio di couture, e nel 2015 una jeanseria. Abbiamo radunato tutto nel nostro polo di Firenze, e questo ci dà grandi vantaggi: se la mattina ci viene in mente di provare un nuovo cashmere, il pomeriggio abbiamo già il campione».

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 Un look della collezione autunno-inverno 21-22

E anche se la pandemia aveva costretto a spegnere letteralmente le luci della manifattura, proprio il profondo legame con il territorio, la prossimità, si è rivelata cruciale: «Quando c’è stato il lockdown essere a Firenze ci ha consentito di mantenere aperti tutti i contatti con le aziende dei distretti di Prato, Empoli, Santa Croce. Abbiamo così potuto proseguire nella ricerca e sperimentare nuovi pellami, ricami, tessuti». Un tempo diverso, condensato, che ha dato i suoi frutti: «Abbiamo deciso di lavorare ancor di più sulla creatività - prosegue l’imprenditore -. Ha funzionato, come dimostrano gli ottimi dati delle campagne vendite, sia quelle del 2020, che abbiamo condotto da remoto, sia quella di febbraio. I buyer internazionali, specialmente cinesi, coreani e giapponesi, hanno riconosciuto questa nostra rinnovata creatività. Ma ci fa specialmente piacere che l’abbiano apprezzata anche i buyer italiani, i più colti e alla guida dei più bei negozi del mondo. All’estero - prosegue Scervino - oggi il desiderio di questa vera qualità italiana è molto diffuso. Per noi il mercato russo resta molto importante, vanno bene la Corea, il Giappone, ma stiamo crescendo soprattutto in Cina, un mercato che per noi non ha mai avuto flessioni, neppure nel 2020. E che quest’anno ha già superato le vendite del 2019».

Con una distribuzione dei ricavi quasi equamente ripartita fra wholesale, retail diretto e franchising, le vendite sono state sostenute anche dal canale digitale: Ermanno Scervino ha da tempo un e-commerce, attivo in 100 Paesi, e gli investimenti stanno necessariamente aumentando anche su questo fronte. «Durante la pandemia ci ha molto aiutato lo showrooming digitale, soprattutto attraverso i video: le modelle indossavano le nostre creazioni e se ne poteva quasi percepire la consistenza», nota.

Il futuro, però, non prevede solo sviluppi nella tecnologia, ma anche nell’economia reale: «Le aziende più grandi devono sostenere le più piccole, per consentire loro di crescere e di mantenere il loro apporto creativo, che arricchisce tutti - aggiunge Scervino -. E c’è un aspetto molto importante da considerare: la formazione. Prendiamo per esempio le sarte: le italiane sono le più brave del mondo, ma per noi è difficile trovare giovani che vogliano e sappiano fare questo mestiere così prezioso. Purtroppo il nostro Paese non ha promosso con abbastanza impegno il valore di questi lavori. Dobbiamo recuperare, prima che sia troppo tardi».

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