Firenze

Artigiani in vetrina e in mostra per l’alta moda Dolce&Gabbana

Fino al 15 ottobre a Palazzo Vecchio si potranno vedere le creazioni di 38 botteghe scelte per rappresentare il ricco universo dei mestieri d'arte tramandati, volano di ripartenza per la città

di Giulia Crivelli

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La sfilata di alta sartoria a Palazzo Vecchio

Fino al 15 ottobre a Palazzo Vecchio si potranno vedere le creazioni di 38 botteghe scelte per rappresentare il ricco universo dei mestieri d'arte tramandati, volano di ripartenza per la città


4' di lettura

Tra i punti del manifesto ideato da Beppe Severgnini per il suo nuovo libro, Neoitaliani, ce n’è uno dedicato all’artigianato. Il saggio, appena uscito per Rizzoli, è diviso in cinquanta capitoli, che corrispondono ad altrettanti motivi per essere (orgogliosamente) italiani: il 35esimo è quello che meglio riassume ciò che è accaduto a Firenze all’inizio dello scorso mese. Il capitolo si intitola Perché sappiano pensare con le mani e lavorare con i pensieri e le parole di Severgnini descrivono perfettamente le botteghe artigianali che hanno avuto, dal 2 al 4 settembre, una straodinaria e insperata occasione – dopo il lockdown che ha penalizzato Firenze più di altre città - per mostrare il patrimonio di know how delle mani sapienti (pensanti, direbbe Severgnini) di Firenze e della Toscana. Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno scelto di presentare le collezioni di alta moda, alta sartoria e alta gioielleria accompagnandole a quelle di trentotto artigiani, personalmente scelti dagli stilisti visitando le diverse botteghe.

Un caso di serendipity
Il progetto per Firenze di Dolce&Gabbana che aveva preso forma all’inizio dell’anno era diverso: dopo le tradizionali sfilate del pret-à-porter uomo e donna di Milano, in gennaio e febbraio, i due stilisti-imprenditori avevano scelto di organizzare durante il Pitti Uomo di giugno una sfilata per festeggiare i trent’anni delle loro collezioni maschili: la maison nacque infatti nel 1984 con la donna e sei anni dopo, nel 1990, fu introdotto l’uomo. Con lo scoppio della pandemia, tra le innumerevoli fiere cancellate c’è stata l’edizione estiva di Pitti.

Scarpe di Stefano Bemer, creazioni della Scuola del cuoioi

«Anche nei mesi in cui non potevamo uscire dalla Lombardia siamo rimasti in contatto con Raffaello Napoleone di Pitti Immagine e quando ci siamo potuti rivedere e guardare negli occhi abbiamo pensato di organizzare comunque un evento, diverso però da quello che avevamo programmato per giugno – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Siamo innamorati dell’artigianato da quando abbiamo iniziato e abbiamo sempre cercato di valorizzarlo. Trentasei anni fa era più facile, ovviamente, la nostra produzione era limitata. Oggi siamo un’azienda grande e strutturata (oltre 1,3 miliardi il fatturato 2019, ndr), ma continuiamo a sentirci artigiani. Dal 2012 presentiamo, oltre al pret-à-porter, alta moda e sartoria: siamo tornati in un certo senso all’essenza del fatto a mano, dell’unicità. Quale occasione migliore per valorizzare le botteghe e le tradizioni fiorentine spostando qui gli eventi legati ad alta moda, sartoria e gioielleria?».

Orgoglio e gioia
«Occhi, mani e cervello non sempre vanno nella stessa direzione. Sono pochi i luoghi del mondo dove questo accade, ogni giorno – si legge nel capitolo che abbiamo citato del libro di Beppe Severgnini –. Mi ha sempre colpito l’orgoglio italiano, spesso la gioia, di svolgere il proprio mestiere con precisione, di pensare un’opera o un oggetto un giorno, e produrli il giorno dopo».

Montature dell'Antica occhialeria adagiate su tessuti dell'Antico setificio

Orgoglio e gioia: quello che hanno mostrato gli artigiani scelti da Dolce&Gabbana. «Ci siamo avvicinati alle diverse botteghe, ai titolari, alle loro famiglie, con l’intento di comprendere e rispettare l’identità e la specificità di ognuno e di portare le varie creazioni sotto i riflettori di un pubblico internazionale – spiegano –. Non abbiamo commissionato dei lavori, ma lavorato in totale condivisione con gli artigiani, per valorizzare dei pezzi che, già unici e preziosi, pensiamo di avere spinto oltre la loro normale destinazione d’uso, quasi inventando una nuova identità, perfettamente in linea con lo spirito delle nostre collezioni di alta moda e sartoria, composte da pezzi unici fatti interamente a mano».

Vetrina «allargata»
Le creazioni realizzate in terracotta, seta, oro, argento, cuoio, pelle, paglia, vimini, cristallo, porcellana, vetro, legno, broccato, piume, perline, pietre dure, tarsie marmoree e molto altro sono ancora esposte: Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno fatto una selezione delle opere (così le definiscono) e allestito una mostra open air a Palazzo Vecchio, nel Cortile del Michelozzo e nella Sala dei Gigli, che resterà aperta al pubblico fino al 15 ottobre.

Ad aiutare gli stilisti nella scelta delle 38 botteghe sono stati Raffaello Napoleone e Giuliana Parabiago, che ha anche curato il volume a tiratura limitata con copertina in pelle, che raccoglie i profili dei singoli artigiani e i disegni degli oggetti realizzati: una sorta di guida a un percorso in città, realizzato con il contributo di Cuoio di Toscana, il consorzio che raccoglie le aziende leader nella concia al vegetale, una delle eccellenze toscane.

L’intero progetto è frutto della collaborazione tra Dolce&Gabbana e Pitti Immagine, che hanno avuto il sostegno di Agenzia Ice e di tutte le associazioni e istituzioni locali: Centro di Firenze per la moda Italiana, Comune, Fondazione Cassa Risparmio Firenze, Camera di Commercio e altre ancora.

Occasione di ripartenza
Luigi Salvadori, presidente di Fondazione CR Firenze, ha definito l’evento Dolce&Gabbana un’occasione di grande visibilità per Firenze «Già nel 2006, quando ancora il tema non era così attuale, la Fondazione ha creato l’Osservatorio dei mestieri d’arte (Oma), che oggi è una realtà apprezzata a livello nazionale e non è un caso che i 38 artigiani selezionati ne facciano tutti parte. Credo che eventi di così alto livello – conclude Salvadori – siano il migliore segnale di un Paese che vuole cercare di rinascere con alcuni dei suoi simboli vincenti».

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