ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSondaggio Legacoop-Ipsos

Ascensore sociale bloccato, meno di 4 italiani su 10 si aspettano una posizione migliore per i figli

Solo il 5% degli intervistati ritiene che la propria posizione sia migliorata

di Andrea Carli

(foto Ansa)

3' di lettura

Meno di 4 italiani su 10 si aspettano una posizione sociale migliore per i figli. Il 66% si percepisce collocato nella parte inferiore della piramide sociale. È la fotografia che emerge da un sondaggio elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, su un campione di 800 casi, di 18 anni e oltre. ne viene fuori l’immagine di un Paese, l’Italia, in cui l’ascensore sociale è bloccato.

Fratture sociali considerevoli

Un paese segnato da fratture sociali rilevanti: tra quelle più marcate figurano, a pari merito quelle tra ricchi e poveri e tra onesti e furbetti (61%, ma, rispettivamente, 66% e 67% nel ceto popolare), seguite, al terzo posto, da quella tra il popolo e le elite (56%, 64% tra gli over 65) e al quarto e quinto posto, ancora a pari merito, tra italiani e immigrati e tra lavoro stabile e lavoro flessibile (46%).

Loading...

Solo il 6% pensa di appartenere alla upper class

Quanto alla collocazione nella “piramide sociale” in base al reddito e alle condizioni di vita, il 27% del campione consultato ritiene di appartenere al ceto medio e solo il 6% alla upper class; di contro, ben il 66% degli interpellati ritiene di appartenere alla parte inferiore della scala sociale. In particolare, il 39% al ceto medio “in declino” (inteso come persone la cui posizione sociale è in discesa, titolari di un reddito che non permette lussi); il 15% al ceto fragile (chi arriva a fine mese con difficoltà) e l'11% alla lower class (chi ha meno del necessario o si sente povero). Un quadro di polarizzazione sociale, insomma, confermato anche dalle relative dinamiche avvertite dalla popolazione negli ultimi anni. Solo il 5% degli intervistati ritiene che la propria posizione sia migliorata e per il 31% è rimasta uguale ad un livello medio o alto; per il 38% è rimasta uguale ad un livello basso o popolare; è invece peggiorata per il restante 26% (per il 19% peggiorata, per il 7% molto peggiorata).

Ascensore sociale bloccato

Una tendenza che si proietta anche nel prossimo futuro e condiziona le aspettative di una posizione sociale migliore per i figli, con differenze in relazione al ceto di appartenenza. Tra gli appartenenti al ceto medio, il 35% pensa che i figli potranno migliorare la posizione rispetto alla famiglia di provenienza; il 53% che la manterranno invariata; il 12% che scenderanno più in basso nella scala sociale. Nel ceto popolare, il 37% esprime aspettative di miglioramento per i figli e il 40% pensa che potranno mantenere la stessa posizione. Ma il 23% (quasi il doppio rispetto agli appartenenti al ceto medio) ritiene che la peggioreranno rispetto alla famiglia di provenienza. «Il ceto medio si percepisce ‘in declino', il paese è spaventato. E la fiducia nel futuro è il nostro primo e unico ingrediente per lo sviluppo», sottolinea Mauro Lusetti, presidente di Legacoop.

Pesano stipendi bassi e precarizzazione del lavoro

Ma quali sono i motivi che, stando alle indicazioni fornite dalla platea interpellata da Legacoop e Ipsos, hanno determinato il peggioramento delle condizioni sociali e di vita delle persone? Ai primi due posti figurano gli stipendi bassi (indicati dal 55%, e 59% nel ceto medio-basso) e la precarizzazione del lavoro (49%), seguiti dalle tasse eccessive (42%) e dalla corruzione (42%). Al quinto e al sesto posto, a pari merito (con il 27%) l'incapacità dei partiti di difendere le persone economicamente più fragili e l'aumento dei divari negli stipendi tra manager e lavoratori.A completare la rilevazione, è stato chiesto quali sono gli elementi che possono consentire il riscatto sociale e quali, al contrario quelli che lo affossano. Riguardo ai primi, il 48% ha indicato la capacità di fare sacrifici; il 45% la capacità di risparmiare; il 37% il lavorare tanto; il 34% l'aver studiato; il 33% il sostegno della famiglia di origine. Rispetto ai secondi, al primo posto le tasse (42%), seguite dalla furbizia e disonestà degli altri (35%), la precarietà e la paura di rischiare (entrambe al 26%), la sfortuna (il 20%) e l'accontentarsi del poco che basta (19%).

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti