l’indagine

Asili nido, le città del Sud ultime in Italia per la spesa

Openpolis sulla base dei dati dei consuntivi 2019: nella classifica italiana
dei Comuni con più di 200mila abitanti tre meridionali: Bari, Napoli e Messina

di Vera Viola

3' di lettura

Con 185,96 euro pro capite è Trieste la città che spende di più per asili nido e infanzia, tra i Comuni più popolosi. Seguono nove città del Centro Nord. E, solo in coda alla classifica, troviamo tre città del Sud: Bari (con una dote pro capite di 72,75 euro spesi nel 2019, Napoli e Messina, con spese pari rispettivamente a 36,22 e 3,95 euro pro capite.

Lo rivela un’ indagine curata da Openpolis – fondazione indipendente e senza scopo di lucro – basata sui bilanci dei consuntivi del Comuni italiani nel 2019 depositati presso la Ragioneria generale dello Stato e pubblicati sulla Banca dati delle amministrazioni pubbliche. «I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio – chiarisce Openpolis che poi avverte – Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia».

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Di fatto, però è chiaro che i dati sulla spesa sono un indicatore interessante delle risorse e quindi dell’importanza riconosciuta al tema. Ma, va detto anche che, come è noto, il Sud da tempo è penalizzato nella distribuzione delle risorse nazionali – tra cui quelle destinate agli asili nido – per il ricorso al criterio della spesa storica che di fatto, sebbene corretto, ancora penalizza proprio quei Comuni che avrebbero bisogno di maggiori risorse per colmare lacune ormai croniche.

Ebbene, tra le città italiane con più di 200mila abitanti (non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultavano accessibili i rispettivi consuntivi 2019), secondo lo studio di Openpolis, i Comuni del Nord dedicano risorse maggiori agli asili nido pubblici. Mentre il Sud occupa spende davvero poco. Dopo il capoluogo friulano figurano Firenze (con 123,23 euro pro capite annui), Bologna (122,53), Milano (115,94) e Roma (103,33).

Il Sud insomma, ancora una volta, è fanalino di coda, in un campo su cui c’è grande attenzione della Unione Europea e, a giudicare dalle prime mosse, anche del governo italiano guidato da Mario Draghi. «L’attenzione delle istituzioni per i minori è uno degli elementi che restituisce importanti indicazioni sulla qualità della vita in un determinato territorio – mette in guardia la Fondazione Openpolis –La disponibilità, l’accessibilità e la qualità dei servizi per l’infanzia, come gli asili nido, sono fattori decisivi per la crescita di una comunità». Si ricordi che il Consiglio Europeo, nel 2002, aveva stabilito obiettivi per la diffusione e la crescita di questo tipo di servizi. Cosicchè gli Stati membri devono impegnarsi ad offrire servizi ad almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni. «Questi target, stabiliti quasi due decenni fa, faticano ad essere raggiunti in alcune aree dell’Italia», sottolinea Openpolis.

Ma vediamo. Va segnalato che, considerando tutti i comuni italiani, sono due piccoli comuni meridionali a guidare la classifica della spesa per l’infanzia:  Villa San Pietro, in Sardegna, con 989,79 euro pro capite; seguito da Santa Croce del Sannio (Benevento) con 800,68 euro. Ma potrebbero essere confluite sotto la voce “servizi all’infanzia” altre spese.

In Puglia, troviamo Taranto con 48,16 euro; Lecce con 42,21 euro. Più virtuoso il piccolo comune di Bagnolo del Salento, 1800 abitanti e una spesa procapite di 159,47 euro. Ma nella stessa regione si contano 35 comuni con una spesa di zero euro. In Sicilia, Caltanissetta ha sostenuto una spesa pro capite di 79,42 euro, seguita da Enna (61,47), Siracusa (38,06). In Campania, a parte Napoli, tra i capoluoghi svetta Salerno con 65,86 euro. In Basilicata, Matera ha dedicato ai suoi piccoli 40,36 euro e Potenza 30,11. In Calabria, prima è Lametia Terme che ha speso 16,92 euro nel 2019. In Sardegna, si distingue Cagliari con 50 euro pro capite. Il quadro restituisce una realtà variegata, in un settore in cui, invece, l’uniformità andrebbe perseguita.

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