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Asili nido gratis, perché da gennaio la retta non sarà azzerata per tutti

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato che da gennaio è previsto il sostanziale azzeramento delle rette degli asili nido. Saranno solo i redditi medio-bassi, in realtà, a poterne usufruire

di Michela Finizio


Manovra e famiglia: le novità dagli asili ai neo-papà

5' di lettura

Nel corso dell’audizione di martedì 12 novembre a Palazzo Madama sulla manovra, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha sottolineato che nel testo attualmente all’esame del Parlamento è prevista «la sostanziale gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane, importante anche dal punto di vista del sostegno all’occupazione femminile». In particolare ha ricordato che «si parlava della misura da settembre», ma la norma introdotta con la legge di Bilancio farà scattare la nuova misura di sostegno per le famiglie «dal primo gennaio» del 2020.

Il fact checking sulla dichiarazione del ministro
La dichiarazione del ministro Gualtieri merita qualche chiarimento, alla luce delle informazioni disponibili. Leggendo nel dettaglio la modifica normativa prevista dal testo della legge di Bilancio, così come entrato in commissione Bilancio al Senato, è possibile chiarire nel dettaglio cosa cambierà dal 1 gennaio 2020 per le famiglie con figli frequentanti asili nido, pubblici e privati. In particolare, la dichiarazione rilasciata merita un approfondimento. Quanto meno sembra “amplificare” gli effetti della nuova norma introdotta, proiettando la portata applicativa «alla grande maggioranza delle famiglie». Basta simulare l’applicazione del comma 5 dell’articolo 41 del disegno di legge di Bilancio, alla luce dei dati Istat disponibili sugli asili nido e delle statistiche sulle rette medie pagate dalle famiglie, elaborate da Cittadinanzattiva.

La novità normativa in esame
A decorrere dall’anno 2020, per tutte le famiglie che dimostrano di avere bambini iscritti agli asili nido il bonus - in vigore dal 1 gennaio 2017 (articolo 1, comma 355, della legge 232/2017) e già incrementato dallo scorso anno a 1.500 euro annui - verrà così rimodulato:
per i nuclei familiari con un valore dell’Isee fino a 25.000 euro, il bonus verrà incrementato di ulteriori 1.500 euro, fino a un totale di 3mila euro annui (erogati in 272, 72 euro mensili di rimborso della retta, calcolata sugli 11 mesi di frequenza);
per i nuclei familiari con un Isee da 25.001 euro fino a 40.000 euro, il bonus verrà incrementato di 1.000 euro, fino a 2.500 euro complessivi (227,27 euro mensili);
per i nuclei familiari con Isee oltre i 40mila euro, il bonus resterà a 1.500 euro annui (136,36 euro mensili).

La misura consiste in un bonus strutturale (non è prevista una scadenza nei prossimi anni) che attualmente viene erogato dall’Inps, previa accettazione della domanda documentata presentata da parte della famiglia, tramite rimborsi mensili delle singole rette pagate. La suddivisione dell’importo massimo annuo viene calcolata su 11 mesi di frequenza. Senza la prova del bollettino o della retta pagata, l’Inps non prevede alcun rimborso. La pratica 2020 dovrebbe seguire le stesse procedure degli anni passati, ma si dovrà attendere la circolare Inps per i dettagli.

L’azzeramento della retta non sarà per tutti
In base ai dati Istat presentati in audizione l’11 novembre scorso al Senato, la spesa media mensile pagata dalle famiglie che hanno i bambini in asili nido comunali a gestione diretta è pari a 2.009 euro l’anno per utente, cioè 182 euro mensili (ipotizzando 11 mesi di frequenza), a fronte di una spesa media a carico dei Comuni di 8.469 euro l’anno.

Tale importo è quasi totalmente coperto da quanto già erogato dall’attuale bonus nido, che “cuba” a 1.500 euro annui (136 euro circa al mese). Essendo una media, ovviamente, c’è chi paga di più e chi paga di meno, con enormi differenze sul territorio nazionale. Fatto sta che nel 93% dei casi, come rilevato da Cittadinanzattiva, la retta degli asili comunali (o convenzionati) è calcolata proprio in base all’Isee: i nuclei con i redditi più bassi, quelli per cui è previsto il potenziamento del bonus nido dal 2020, sono proprio quelli a cui viene già chiesta una retta inferiore; per quelli con Isee sotto i 7mila euro, spesso, è addirittura prevista l’esenzione definita dal Comune.

Chi usufruirà del nuovo bonus nido
Si ipotizza, dunque, che il bonus nido potenziato fino a 3mila euro (o a 2.500 euro) non servirà alle famiglie con redditi più bassi, entrate nelle graduatorie per accedere alle strutture pubbliche o convenzionate presenti sul territorio, a cui già vengono applicate rette inferiori ai 227 o ai 272 euro mensili. A Milano, ad esempio, con Isee sotto i 12mila euro la retta applicata è pari a 103 euro mensili. A Roma per una famiglia con reddito compreso tra 9.814 e 10330 euro il costo per la frequenza al nido (nella fascia oraria 7-18) è pari a 114,96 euro.

Il potenziamento del bonus nido andrà a incidere sulla spesa sostenuta soprattutto dai redditi medi, portando all’azzeramento della retta in molti casi (anche se non tutti). A Reggio Emilia, ad esempio, la retta massima è pari a 240 euro mensili e chi ha un Isee tra i 32mila (soglia fissata dal Comune per la quota massima) e i 40mila euro di Isee potrà chiederne a rimborso ben 227,27 euro. Non ci sarà, invece, alcun azzeramento per tutti i nuclei con Isee oltre i 40mila euro, per cui in molte città il contributo richiesto supera i 136 euro mensili di rimborso garantiti dal bonus nido. Ad esempio a Milano la retta massima è pari a 465 euro mensili.

Discorso a parte va fatto per tutti coloro che frequentano asili nido privati, per i quali non sono previste forme agevolative legate all’indicatore Isee. In questi casi un rimborso più elevato potrebbe fare gola. Va ricordato, però, che l’accesso alle strutture private è spesso più oneroso e la retta mensile richiesta può diventare per i nuclei in maggior difficoltà una barriera. Sarà difficile, quindi, ipotizzare che la platea di utenti dei nidi privati possa accedere al bonus nido potenziato e, tantomeno, che quest’ultimo comporti l’azzeramento delle rette nella maggior parte dei casi.
Va ricordato, infine, che per le famiglie con i redditi più bassi in molte regioni sono già previste delle misure di sostegno, come ad esempio la formula «Nidi gratis» di Regione Lombardia per tutti gli iscritti con Isee inferiore o uguale a 20.000 euro, che prevede la totale gratuità del servizio per chi ha certi requisiti di reddito. Resta dubbia, dunque, la portata del potenziamento del bonus nido mirata ai redditi medio-bassi: probabilmente verrà sfuttato, nella sua nuova forma, solo dalle fasce medie, ma di fatto per molti non comporterà la gratuità del servizio.

I dati Istat confermano il rischio di scarso impatto
A confermare le ipotesi applicative, è la rilevazione Istat sulle spese delle famiglie: il carico medio annuo che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido è pari a circa 1.996 euro (dato 2017). Questi valori si riferiscono a tutte le famiglie che hanno sostenuto spese per asili nido, pubblici e privati, indipendentemente dal numero di mesi di frequenza e in alcuni casi anche per più figli iscritti al nido nello stesso anno.
Le differenze sul territorio ovviamente sono elevate, ma il valore medio è comunque più basso del valore massimo del bonus nido 2020. Il bonus resterà a 1.500 euro per tutti i frequentanti che - o perché frequentano strutture private o perché hanno un Isee superiore a 40mila euro - non hanno già altri “sconti” sulla retta media. Quest’ultima, secondo Cittadinanzattiva, viene stimata pari a 300 euro mensili (media nazionale, pari a 3.300 euro annui), con picchi che raggiungono anche i 600 euro nelle strutture private di alcune città.

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