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Asili nido, con il 14,5% di posti Sud ancora lontano dal 33% Ue

Ampio divario anche per il tempo pieno nella primaria: al 90% a Milano contro il 5% di Palermo. Dal Pnrr attese le risorse per recuperare il ritardo e costruire strutture, mense, impianti sportivi

di Claudio Tucci

(Krakenimages.com - stock.adobe.c)

3' di lettura

Un primissimo segnale di “riscossa” del Mezzogiorno è arrivato dagli asili nido: dopo che al primo bando Pnrr erano arrivate richieste per metà dei 2,4 miliardi disponibili, con i tempi supplementari accordati dal governo, gli enti locali si sono “rimboccati le maniche” e si è centrato l’obiettivo, rispettando la percentuale del 55,29% di risorse prevista per il Sud. Certo, il target Ue del 33% di copertura nazionale è ancora lontano: secondo gli ultimi dati Istat diffusi a novembre 2021, Nord Est e Centro sono al di sopra, Nord Ovest quasi in linea, mentre il Sud si ferma al 14,5% (nelle Isole saliamo al 15,7%). Campania e Calabria non arrivano all’11% (la media italiana è del 25,5%).

Alla luce di questa fotografia, il Pnrr, con 4,6 miliardi complessivi, punta a creare in tutt’Italia 228mila posti in più, costruendo, riqualificando e mettendo in sicurezza asili e scuole dell’infanzia. Un servizio più efficiente, incoraggia la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, oggi uno dei tasti più dolenti, assieme ai giovani.

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In realtà è sempre al Pnrr che si guarda, in prima battuta, per tentare di recuperare altri due storici divari Nord-Sud. Il primo è il tempo pieno, dove scontiamo situazioni paradossali come mostrano i casi di Milano e Palermo. Nel capoluogo lombardo il 90% circa dei bambini della primaria può frequentare la scuola anche nel pomeriggio. In quello siciliano la stessa percentuale oscilla tra il 4 e il 5%. Secondo gli ultimi dati dell’Istruzione, circa una classe su tre (dato nazionale) funziona a tempo pieno. Eppure, quasi una famiglia su due chiede fino a 40 ore settimanali; spesso senza ottenerle perchè mancano docenti e spazi (le percentuali più basse di richieste sono in Sicilia, 14,8%, Molise, 15,3%, Puglia, 21,4%).

Per tentare di invertire il trend, dall’Ue arrivano 960 milioni, che serviranno anche a costruire o a ristrutturare gli spazi delle mense per un totale di circa mille edifici entro il 2026. Con altri 300 milioni si punta a potenziare le infrastrutture per lo sport a scuola (un altro tassello per aumentare il “tempo scuola” per i ragazzi). Oggi, secondo i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, il 17,1% delle sole scuole del primo ciclo non dispone di palestre o strutture sportive. Percentuale che sale al 23,4% nelle regioni del Sud, c.d. “meno sviluppate” e che sale ulteriormente al 38,4% se prendiamo in considerazione anche le scuole del secondo ciclo.

Il secondo gap da recuperare è la dispersione scolastica, a livello nazionale siamo al 14,5%, con punte del 20-30% da Napoli in giù. Anche qui, il Pnrr scommette forte con un investimento, nell’arco dei 5 anni, di 1,5 miliardi per ridurre i divari territoriali, e aggredire l’abbandono scolastico dall’attuale 13,5% al 10,2%, che significa, in termini assoluti, recuperare nelle scuole 820mila studenti (la gran fetta dei quali risiede al Sud).

C’è inoltre un gap di competenze, che ogni anno certifica l’Invalsi. Secondo gli ultimi dati, nella macro area Sud e Isole il 45,9% degli studenti al termine della scuola media non arriva alla “sufficienza” (livello 3) nelle prove d’italiano e il 55,7% in quelle di matematica, con punte che sfiorano il 60% in Calabria. La media nazionale è del 34,4% per l’italiano e del 38,7% per la matematica. Per quanto riguarda l’inglese, uno studente su due al Sud e nelle Isole non raggiunge il livello “minino” B1. Il quadro non è migliore in quinta superiore (nonostante nella distribuzione delle “lodi” alla maturità il quadro si ribalta, e il Sud da anni primeggia - ma nelle commissioni d’esame ci sono, come quest’anno, i docenti interni - è esterno solo il presidente).

Con il Covid è poi cresciuto il numero di Neet (sono oltre 3 milioni nella fascia under35 - dato nazionale, anche qui però in prevalenza al Mezzogiorno); e lo scollamento tra scuola-lavoro, dopo lo smantellamento operato dai governi Conte, sta rallentando le chance di inserimento occupazionale. Su questo punto, la riforma degli Its in dirittura d’arrivo in Parlamento, unito al maxi finanziamento Pnrr pari a 1,5 miliardi; potrebbero favorire una inversione di rotta. In Puglia esistono Its eccellenti, così in Sicilia e in Campania. Se poi decolla un vero orientamento mirato (per far scegliere gli indirizzi di studio più richiesti dal lavoro), e si rilancia l’intera filiera tecnico-scientifica si riuscirà ad accorciare i divari territoriali (e forse a frenare la fuga dei talenti meridionali che evidenziano ogni volta le ricerche Svimez).

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