salute&ambiente

Asma, il primo inalatore spray a ridotto impatto ambientale

Con un investimento di 350 milioni di euro, Chiesi Farmaceutici annuncia alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25) la soluzione innovativa entro la fine del 2025

di Francesca Cerati


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Prosegue il percorso di Chiesi Farmaceutici a favore non solo della salute ma anche dell’ambiente. Il Gruppo internazionale con sede a Parma impegnato nella ricerca e sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative ha infatti annunciato alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25) il suo piano di lanciare sul mercato, entro la fine del 2025, un inalatore spray (pressurized metered dose inhaler - pMDI) innovativo e maggiormente rispettoso dell’ambiente per i pazienti con asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).

Il Gruppo Chiesi a giugno di quest’anno ha ricevuto la certificazione B CorpTM per la trasparenza e la responsabilità sociale e ambientale, lo scorso settembre si è impegnato a raggiungere emissioni zero entro il 2035, ed ora è la prima azienda del settore farmaceutico ad annunciare pubblicamente una soluzione per affrontare le emissioni di diossido di carbonio degli inalatori spray salvaguardando le opzioni terapeutiche necessarie per i pazienti.

Nell’ambito di una strategia quinquennale che prevede un investimento di 350 milioni di euro, il Gruppo Chiesi intende ridurre del 90% la carbon footprint degli inalatori spray, grazie a un accordo commerciale multimilionario per la fornitura di Hfa 152a (1,1-difluoroetano) con Koura, principale produttore di propellenti ad uso medico.

Questo nuovo propellente ridurrà al minimo la carbon footprint dei pMDI, fino al livello degli inalatori a polvere secca (Dpi).

Ad oggi Chiesi ha già investito circa 50 milioni di euro in impianti di produzione per la nuova formulazione e collaborerà con Koura per finalizzare il pacchetto di tossicologia richiesto dalle agenzie regolatorie mondiali, prima di entrare nella fase successiva dei test clinici, obbligatori per qualsiasi nuovo farmaco.

«Riteniamo che la salvaguardia della salute dei pazienti e quella dell’ambiente non dovrebbero essere il frutto di un compromesso - ha dichiarato Ugo Di Francesco, amministratore delegato del Gruppo Chiesi -Siamo orgogliosi di fornire inalatori sia pMDI che Dpi e di aver intrapreso azioni decisive e ambiziose per permettere ai pazienti di poter continuare anche in futuro di scegliere l’inalatore più adatto alle proprie esigenze, al tempo stesso innovando al fine di trovare la soluzione più rispettosa dell’ambiente al momento disponibile».

Un recente studio ha infatti dimostrato che un comune inalatore anti-asma inquina come un’auto che viaggia per 290 chilometri. E l’Istituto nazionale per la salute e l’eccellenza di cura (Nizza) ha emesso nuove linee guida che invitano i malati, quando è possibile, a evitare l’uso del tipo più popolare di inalatore a base di idrofluorocarburi, noto come inalatore a dose dosata (Mdi).

«La sostituzione del trattamento terapeutico per motivi non clinici - continua Di Francesco - potrebbe potenzialmente avere un impatto negativo sulla salute dei pazienti, oltre a richiedere un ulteriore impegno economico. Non possiamo permettere che messaggi allarmanti, che pongono l’onere della responsabilità ambientale sui pazienti, danneggino il trattamento dell’asma e della Bpco. Di fronte a una crisi climatica globale, dobbiamo tutti condividere l’onere dell’azione. Per questo auspico che altri si uniscano a noi in questo percorso».

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