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Aspettando il «Miracolo di Mario»

L’incarico a Draghi ha portato lo spread sotto quota 100. Non succedeva dal 2015. L’aria sembra già cambiata, in attesa di voltare finalmente pagina

di Giancarlo Mazzuca

(ANSA)

2' di lettura

Non si è ancora insediato a Palazzo Chigi, ma l’aria sembra già cambiata: se il buon tempo si vede dal mattino, anche se non è primavera poco ci manca dopo i gelidi «giorni della merla». In effetti, con l’incarico affidato dal presidente Mattarella a Draghi, lo spread, il differenziale tra i decennali benchmark di Italia e Germania, si è attestato sotto quota 100: non succedeva dal dicembre del 2015, più di cinque anni fa. Se, come speriamo, verrà confermato questo trend, le prossime emissioni di titoli di Stato saranno a tassi davvero competitivi con vantaggi immediati per tutti nel Belpaese.

Da Miracolo a Milano al «Miracolo di Mario»

Se una volta si parlava di «miracolo a Milano», la speranza è che presto ci sarà anche il «miracolo di Mario». Un fatto è, comunque, già assodato: l’ex-presidente della Bce comincia a pesare ancora prima di essere operativo come premier. È un buon segnale perché l’Italia e gli italiani non possono più attendere: debbono cercare di voltar pagina. È chiaro che questi primi segnali dei mercati non sono certo sufficienti a farci dire che la svolta è vicina. Solo nei prossimi mesi potremo verificare la tenuta del nuovo governo quando dovrà affrontare tutti i contraccolpi del secondo «lockdown» sul fronte economico e si moltiplicheranno i campanelli d’allarme dalle Alpi alla Sicilia.

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L’uomo che raddrizza situazioni complesse

Abbiamo, comunque, un precedente: nella sua lunga carriera, Draghi, dovunque sia andato, è riuscito a raddrizzare situazioni che sembravano compromesse. È successo quando era al Tesoro (attuò il piano delle grandi privatizzazioni: vi ricordate il «summit» con i banchieri di tutto il mondo organizzato a bordo del «Britannia»?); quando era alla Goldman Sachs in un momento di crisi mondiale; quando era alla Banca d’Italia dopo la sfortunata gestione di Fazio; quando era alla Bce con il suo «bazooka» monetario in grado di attutire gli effetti sull’euro del «pianto greco» diffuso in tutta l’Europa.

Pensionato, ma per poco

Un giorno intervistai Franco Modigliani, premio Nobel dell’economia, che era stato maestro di SuperMario al Mit di Boston: mi confermò che l’ex-allievo non era abituato a stare con le mani in mano. E proprio ricordandomi di quanto mi disse il premio Nobel dell’economia, scrissi sul Sole, quando lasciò Francoforte, che «drago» non avrebbe fatto per molto il pensionato. E il titolo di quell’articolo («Draghi, dal Mit di Boston alla Bce fino alla panchina. Ma per quanto?») si è dimostrato azzeccato: speriamo che, oggi, anche i segnali dei mercati siano particolarmente significativi...


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