ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di aprile

Aspettando la ripresa: perché la Fed resterà immobile

Le condizioni finanziarie diventano ancora più accomodanti malgrado il rialzo, per ora interrotto, dei rendimenti. Solo le Borse segnano nuovi rapidi record

di Riccardo Sorrentino

(REUTERS)

3' di lettura

Un’ordinaria manutenzione delle aspettative. Non avrà altra funzione, con tutta probabilità, la riunione di aprile della Federal reserve, in attesa delle proiezioni macroeconomiche della prossima riunione del 16 giugno. Poche sono del resto le novità: in prospettiva, l’ottimo andamento della campagna vaccinale ha la potenzialità di cambiare davvero gli scenari, ma è decisamente presto per parlare di una exit strategy (giunta all’ordine del giorno in Eurolandia solo a causa delle dichiarazioni di alcuni governatori).

Condizioni finanziarie sempre più favorevoli

L'INDICE DELLA FED DI CHICAGO SULLE CONDIZIONI FINANZIARIE
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Le condizioni finanziarie degli Stati Uniti restano molto favorevoli, e sembrano adeguate per accompagnare la ripresa. Il rialzo dei rendimenti che ha interessato la porzione più lunga della curva non ha inciso sull’indice della Chicago University, che tiene conto di tutte le porzioni della catena di trasmissione della politica monetaria: è tornato vicinissimo ai minimi segnati appena prima dell’inizio della pandemia, nell’ultima settimana di gennaio 2020. Il quadro, complessivamente, non inquieta la Fed: i mercati – l’insieme dei mercati – non stanno davvero negando l’orientamento della politica monetaria.

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Si ferma il rialzo dei rendimenti

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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Il rialzo dei rendimenti registrato nelle scorse settimane si è fermato. Non c’è stata alcuna “correzione”, né spontanea né indotta dagli acquisti della Federal reserve, che sembra piuttosto interessata – come anche la Bce – alla parte breve della curva, che è ormai ai minimi di tutta la fase pandemica. A questo punto, e tenuto conto delle nuove prospettive, la Fed può considerare normale il rialzo dei rendimenti a lunga scadenza, come effetto delle migliori aspettative di crescita e di inflazione.

Aspettative di inflazione verso la normalità

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE, MISURE DI MERCATO
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La frenata dei rendimenti trova un suo sostegno nel fatto che le aspettative di mercato di inflazione – per la Fed meno importanti però di quanto siano, o siano state, per la Bce – non puntano all’”incendio” dei prezzi temuto da alcuni economisti. Hanno ormai tutte superato quota 2%, ma il nuovo obiettivo della banca centrale Usa – un livello “medio” del 2% “nel tempo” – permette che ci sia, dopo la lunga fase di bassa inflazione, un lungo periodo di moderato overshooting (tra il 2 e il 2,5%, niente di più). Le aspettative di più lunga durata e quelle dei breakeven a cinque anni sono calate, mentre quelle a dieci anni – sembrano volersi stabilizzare intorno al 2,1%, un livello intermedio tra le altre due misure (segno che i mercati credono in un temporaneo limitato surriscaldamento seguito da un graduale rientro verso l’obiettivo.

Si blocca il rialzo del dollaro

IL CAMBIO EFFETTIVO DEL DOLLARO
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Il dollaro, altro elemento importante delle condizioni finanziarie, appare relativamente sotto controllo. Il rialzo che aveva accompagnato l’aumento dei rendimenti è stato seguito da una correzione che non ha riportato il cambio effettivo ai livelli precedenti le turbolenze, ma almeno ha interrotto una tendenza che avrebbe potuto complicare la vita della Fed (che non può controllare il cambio).

Borsa ancora ai massimi

L'INDICE DI BORSA WILSHIRE 5000
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Resta sotto steroidi il mercato azionario, che è molto importante negli Stati Uniti anche per finanziare le famiglie. L’indice Wilshire 5000, il più seguito dalla Fed perché il più completo, continua a segnare un record dopo l’altro e a correre lungo un percorso tendenziale molto ripido. La Fed non dirà nulla per contrastare questo fenomeno, almeno fino a quando non individuerà segni di un’aumentata volatilità – che dopo i massimi toccati a maggio 2020 è però rapidamente calata – o di una “scommessa a senso unico”, in questo caso il rialzo, da parte degli investitori.
Il problema resta: una politica ultraespansiva, tenuta a lungo, altera i prezzi di asset finanziari e immobiliari: ora, come nel 2007-8, il fenomeno sembra coinvolgere anche le materie prime, dove rialzi sostenuti - per la natura stessa del mercato - non si verificano molto spesso. Difficile, però, che la Fed intervenga, anche solo a parole.

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