AUTOSTRADE

Aspi, da Cdp offerta in due tempi: dieci settimane per chiudere l’affare

Cdp e fondi inviano ad Atlantia la proposta vincolante per Autostrade. Due diligence e firma digitale entro metà gennaio: prima verifica tra un mese

di Laura Galvagni

default onloading pic
(ANSA)

Cdp e fondi inviano ad Atlantia la proposta vincolante per Autostrade. Due diligence e firma digitale entro metà gennaio: prima verifica tra un mese


3' di lettura

Un’offerta con proposta di accordo entro 10 settimane per l’88% di Autostrade per l’Italia. E, più o meno a metà percorso, una verifica intermedia sullo stato di avanzamento della trattativa. È questo quello che arriverà sul tavolo del consiglio di amministrazione di Atlantia convocato per oggi da parte della cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti e partecipata dal fondo americano Blackstone e dal fondo australiano Macquarie per la concessionaria autostradale. Una proposta vincolante ma soggetta a due diligence e all’approvazione del piano economico finanziario di Aspi e potenzialmente rivolta al 100% della società nel caso in cui Allianz, Silk Road ed Edf decidessero di mettere sul piatto il proprio 12% del gruppo autostradale. Già definito, peraltro, l’assetto della bidco che dovrà promuovere l’offerta, partecipata al 40% da Cdp e per il restante 60% dai due fondi, e la governance. Al riguardo, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, presidente e amministratore delegato della newco e di Autostrade verranno individuati dalla Cassa con il parere favorevole di Blackstone e Macquarie ai quali spetterà invece la scelta del cfo.

Sul piano economico, tuttavia, poco si aggiunge rispetto all’offerta preliminare rispedita al mittente dal board della holding controllata dalla famiglia Benetton soltanto una settimana fa. Di fatto il prezzo è molto vicino ai 9 miliardi di euro. Quindi distante da quelle che sono le aspettative della società, in parte suffragate dalle valutazioni degli analisti, per i quali l’asset vale in media poco meno di 11 miliardi di euro, e da quanto stabilito dal socio Tci, ora azionista al 10% di Atlantia, e che l’estate scorsa ha più volte sottolineato come a suo parere Autostrade valga tra gli 11 e i 12 miliardi.

Loading...

In proposito va ricordato che, a valle della presentazione dell’offerta preliminare che indicava un range di 8,5-9,5 miliardi per il 100% di Aspi, il board della holding aveva respinto al mittente la proposta sottolineando come non fosse adeguata. Quale potrebbe essere dunque la risposta del consiglio di Atlantia di fronte a un’offerta ancora non congrua sotto il profilo economico? Difficile dirlo. Tanto più considerato che essendo l’offerta stessa collegata al pef i termini economici potrebbero mutare. Non a caso, dopo quattro settimane la parti dovrebbero fare nuovamente il punto della situazione.

A proposito del piano economico finanziario, ieri il consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia ha esaminato la lettera inviata dal ministero delle Infrastrutture giovedì scorso che di fatto sollecitava valutazioni e proiezioni sul traffico a valle del parere negativo espresso dall’Art, l’Autorità di regolazione dei trasporti, sull’incremento di tariffa (+1,75%) concordato tra la società e l’esecutivo. Al riguardo Aspi ha deciso, per il momento, di non dare riscontro formale alla missiva ma piuttosto di proseguire le interlocuzioni tecniche con il ministero. Alla luce anche del fatto che lo scorso 14 luglio, quando è stato trovato un accordo di massima con il governo, si è stabilito che pef, atto transattivo e atto aggiuntivo facessero parte di un unico pacchetto.

In definitiva, dunque, uno dei nodi chiave, ossia la valorizzazione di Aspi, da stabilire sulla scorta del contenuto del pef, è ancora irrisolto. Tutto questo, tra l’altro, mentre si avvicina un’altra scadenza chiave. Il prossimo 30 ottobre è in agenda l’assemblea di Atlantia per deliberare la scissione di Autostrade a favore degli attuali soci della holding. Il cda, se dovesse ritenere soddisfacente la proposta di Cdp, potrebbe tuttavia decidere di rimandare l’assise. Allo stato attuale, tuttavia, non si può escludere che la compagnia decida di mantenere viva anche questa seconda opzione facendo votare ai soci la separazione dell’asset. Un percorso che potrebbe, dal punto di vista della valutazione, garantire la miglior valorizzazione della partecipazione, pef permettendo. Non a caso il mercato ha già votato a favore, stando alle indicazioni dei proxy advisor.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti