infrastrutture

Aspi: Consiglio dei ministri entro 10 giorni, a queste condizioni Governo procede a revoca

Se non cambiano le condizioni il Consiglio dei ministri procederà alla revoca della concessione ad Aspi, altrimenti la stessa riunione servirà a valutare la nuova posizione di Atlantia

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Se non cambiano le condizioni il Consiglio dei ministri procederà alla revoca della concessione ad Aspi, altrimenti la stessa riunione servirà a valutare la nuova posizione di Atlantia


2' di lettura

Un Consiglio dei ministri entro dieci giorni sul dossier Aspi, dopo la lettera con la quale Atlantia ha cambiato il quadro rispetto all’accordo che era stato raggiunto a metà luglio.
È quanto emerge, riferiscono fonti vicine al dossier, dal vertice di Governo concluso nella serata del 30 settembre.
Se queste restano le condizioni, è il senso della linea dell’Esecutivo, il Consiglio dei ministri procederà alla revoca della concessione ad Aspi, altrimenti la stessa riunione servirà a valutare la nuova posizione di Atlantia. Trapela “irritazione” nell'esecutivo per le lettere inviate il 29 settembre da Aspi. Ne vengono respinti tutti gli argomenti: Atlantia - secondo quanto riferiscono fonti del governo - ha modificato le condizioni che avevano portato ad un accordo a luglio. Respinte anche le accuse secondo cui il governo starebbe obbligando la società ad un'operazione non trasparente e non di mercato.

Gli effetti di una eventuale revoca

La revoca della concessione avrebbero pesanti conseguenze. Fonti vicine alla holding infrastrutturale sottolineano che la conseguenza sarebbe un default disastroso a livello europeo con 16,5 miliardi di debito non ripagati a banche e migliaia di obbligazionisti: per questo - si prosegue - la società confida «nella capacità di mediazione e nell'equilibrio del presidente Conte, considerandolo un riferimento di garanzia per tutti».

Inoltre, si aggiunge, ogni richiesta pervenuta dal Governo dal luglio 2019 è stata accolta e la società continuerà ad agire in totale buona fede, affinché possa essere trovata una soluzione equa, ragionevole, di mercato.

Posizioni ancora distanti

Fonti vicine alla holding sottolineano inoltre che il primo settembre l'accordo con Cassa era stato sostanzialmente trovato e come la manleva fosse solo uno degli elementi negoziali sul tavolo (da scontare magari sul prezzo) e non un ostacolo insormontabile: invece – si conclude – nel giro di poche ore l'Ente ha fatto un passo indietro mentre dal Governo arrivava una missiva che integrava l'Atto Transattivo inserendo di fatto l'obbligo che Cdp rilevasse il controllo di Aspi.

Da ambienti romani, le posizioni sono ben diverse, se non opposte. Ovvero: non c'è mai stato nessun accordo tra Atlantia e Cdp, visto che la manleva non è mai stata concessa né ad agosto né a settembre. È dimostrato dal fatto, si aggiunge, che nella process letter inviata dagli advisor per il riassetto di Aspi è espressamente precisato che non viene fornita alcuna garanzia. Infine, si sottolinea, Cdp ha proposto ad Atlantia la stesso strumento finanziario di garanzia che Autostrade aveva concesso a Gemina nella fusione del 2013 quando sulla concessionaria pendeva una richiesta di danni del Ministero dell'Ambiente per 800 milioni e l'ad di Gemina era proprio Bertazzo, oggi a capo di Atlantia.

Secca al proposito la contro replica di fonti vicine alla holding infrastrutturale: sono due temi totalmente diversi, quello era un riassetto già chiuso e deliberato da cda e assemblee e quello strumento finanziario fu solo un addendum per non modificare i concambi dell'aumento di capitale.Insomma, le distanza tra Atlantia e Cdp restano ancora significative anche se ora la parola spetta soprattutto al Governo.

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