Trasporto aereo

Assaeroporti si spacca, se ne vanno AdR e Save

La società di Fiumicino esce dall’associazione. Le divergenze erano già sorte quando gli altri soci hanno eletto presidente Borgomeo, scelto da F2i

di Gianni Dragoni

(LAPRESSE)

3' di lettura

Dopo il dissenso sulla scelta del nuovo presidente di Assaeroporti è arrivata la spaccatura definitiva. Aeroporti di Roma, la prima società aeroportuale italiana, ha formalizzato la decisione di uscire dall’associazione degli scali nazionali. Identica la mossa di Save, che gestisce lo scalo di Venezia, insieme alle società controllate Aer Tre (Treviso) e Catullo (Verona e Brescia). Con la scissione escono due società di gestione che, prima della pandemia, rappresentavano circa il 40% del traffico in Italia. AdR e gruppo Save hanno già costituito l’associazione Aeroporti 2030, che sollecita un’accelerazione degli impegni per la sostenibilità e l’innovazione.

Le motivazioni di AdR e Save. Divergenze già su Borgomeo

AdR ha motivato l’uscita con le difficoltà di dialogo all’interno dell’associazione. Aeroporti di Roma «ha comunicato ad Assaeroporti, con rammarico, la propria decisione di uscire dall’Associazione, constatata già da mesi l’impossibilità in questo momento di portare avanti un dialogo proficuo su temi centrali come la sostenibilità, l’intermodalità e l’innovazione digitale», dice la società controllata da Atlantia. Analoghe le motivazioni comunicate da Save, Aer Tre e Catullo. Il recesso scatterà dal primo gennaio 2022. Le divergenze erano affiorate già in maggio, nella laboriosa procedura che ha portato all’elezione del nuovo presidente, Carlo Borgomeo, presidente della Gesac di Napoli.

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Scontro tra il fronte F2i e quello Benetton-Atlantia

La Gesac è controllata dal fondo F2i e dal socio Ardian, attraverso 2i Aeroporti Spa, che è anche azionista di peso della Sea di Milano e controlla altri aeroporti, da Trieste a Olbia. Borgomeo è il successore di Fabrizio Palenzona, espresso invece dallo schieramento Benetton-Atlantia. Il 25 giugno AdR e Save (che ha soci diversi dal gruppo Benetton) si erano astenute nel voto in assemblea. L’assemblea degli associati lo ha eletto presidente con 109 voti a favore, 50 astenuti, due schede bianche. In precedenza nel consiglio direttivo la candidatura di Borgomeo aveva avuto 8 voti favorevoli contro 7.

Costituita una nuova associazione, Aeroporti 2030

Roma e il gruppo di Venezia hanno espresso perplessità sulla scelta, non sulla figura del nuovo presidente, ma perché la considerano un'imposizione di F2i senza un confronto sui temi più urgenti per gli aeroporti. Il 25 giugno, mentre era in corso l’assemblea di Assaeroporti, AdR e Save hanno annunciato la nascita di una nuova associazione, Aeroporti 2030, «con l'obiettivo di rafforzare e promuovere l'innovazione, digitalizzazione e sostenibilità ambientale degli aeroporti italiani».

Rifiutate le cariche

L’a.d. di Save, Monica Scarpa, non ha accettato la nomina nel consiglio direttivo di Assaeroporti. L’a.d. di AdR, Marco Troncone, non ha accettato la carica di vicepresidente vicario, pur restando nel direttivo, anche se non si è mai fatto vedere.

Le assenze all’assemblea sul programma

Il 13 settembre l'assemblea di Assaeroporti ha approvato il programma di mandato di Borgomeo per il prossimo triennio. Un voto unanime, ma erano di nuovo assenti AdR e Save, i «potenziali dissidenti». Una fonte ha riferito che, secondo lo statuto, il programma avrebbe dovuto essere presentato prima dell’elezione a presidente.

La replica di Assaeroporti
L’associazione presieduta da Borgomeo ha replicato agli scissionisti con un comunicato il 27 settembre, durante la riunione del consiglio direttivo. «La decisione di AdR e di Save di lasciare l’associazione di rappresentanza delle società di gestione aeroportuali costituisce un fatto gravissimo per il settore chiamato a far fronte alla più grave crisi che abbia mai colpito il trasporto aereo». Assaeroporti afferma che «le due società, che hanno gestito nel 2019 il 34,77 % e nel 2020 il 28,56% del traffico aereo, con questa scelta si assumono una pesante responsabilità nei confronti dell'intera categoria, in un momento in cui era ed è necessaria la massima unità e determinazione per uscire dalla crisi e suscitare una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni sul ruolo del traporto aereo per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale del paese». Le controparti non hanno replicato, ma una fonte del settore fa notare che la somma delle attività degli scissionisti, inclusi gli scali di Verona, Brescia e Treviso, con 5mila dipendenti totali, è pari al 38% del traffico nel 2019 e al 40% degli occupati negli scali. «Nel tentativo maldestro di trovare motivazioni plausibili ad una scelta così grave, nel comunicato di AdR, che annuncia il recesso da Assaeroporti, si auspica trasparenza nei rapporti tra gli associati e la possibilità di creare le condizioni per un proficuo dialogo. Auspicare un maggior dialogo nel momento in cui si decide di lasciare un’associazione è atteggiamento singolare; ma lo è ancora di più se l'auspicio viene da chi ha tassativamente evitato il confronto in seno e fuori dagli organi». Il consiglio direttivo ha cooptato, quale quarto vicepresidente, al posto di Marco Troncone di AdR, l’amministratore delegato di Sea, Armando Brunini.

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