ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl voto in Commissione finanza

Usa, la Camera pubblicherà le dichiarazioni dei redditi di Trump

L’ex presidente deferito per insurrezione e frode nell’inchiesta sull’assalto al Campidoglio: ipotizzati almeno 4 reati gravi. Il deferimento non obbliga il dipartimento di giustizia ad intraprendere alcuna azione

Usa, Donald Trump deferito per l'assalto a Capitol Hill

4' di lettura

La commissione Finanze della Camera, controllata dai democratici, ha approvato, con 24 voti favorevoli e 16 contrari, la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi di Donald Trump, relative agli anni che vanno dal 2015 al 2020.

La mossa mette fine ad una battaglia legale durata anni tra i democratici e l’ex presidente che si è sempre battuto per mantenere segreti i suoi redditi, contravvenendo alla trasparenza mostrata dai suoi predecessori in materia, fino a quando la Corte Suprema il mese scorso ha bocciato il suo tentativo di impedire la pubblicazione delle dichiarazioni.

Loading...

Non è chiaro comunque quando i documenti verranno pubblicati dalla commissione, che dal prossimo gennaio verrà sostituita da una a maggioranza repubblicana con l’insediamento del nuovo Congresso.

La commissione ha inoltre smontato uno degli argomenti principali usati da Trump per giustificare il suo rifiuto a pubblicare le dichiarazioni durante la campagna elettorale del 2016, cioè il fatto che fosse in corso un accertamento da parte dell’Irs, il fisco americano.

Lloyd Doggett, deputato democratico del Texas, ha spiegato che la commissione ha scoperto che l’Irs ha avviato l’accertamento solo nel 2019, praticamente lo stesso giorno in cui la commissione ha chiesto per la prima volta i documenti.

Trump deferito per insurrezione e frode

Con una mossa senza precedenti nella storia americana, la commissione parlamentare ha inoltre deferito l’ex presidente al ministero della giustizia, per reati gravissimi. Il panel della Camera che da un anno e mezzo sta indagando sull’ assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha concluso la sua ultima udienza pubblica approvando all’unanimità la relazione finale dell’inchiesta e decidendo di deferire alla giustizia Donald Trump per almeno quattro reati: aver assistito o aiutato un’insurrezione, aver ostruito il Congresso nella certificazione della vittoria di Joe Biden, aver cospirato per rendere false dichiarazioni (al governo federale) e per frodare gli Stati Uniti.

«Accuse false» per fermare la ricandidatura alla Casa Bianca. Donald Trump ha reagito così alla raccomandazione della commissione della Camera dei rappresentanti perché sia incriminato per l’assalto al Congresso del 6 gennaio del 2021. «Questa faccenda di perseguirmi è proprio come l’impeachment: un tentativo di parte di mettere in disparte me e il Partito Repubblicano», ha scritto sulla piattaforma Truth. L’ex presidente americano, che il mese scorso ha annunciato la sua ricandidatura alla elezioni del 2024, ha accusato ancora: «Queste persone non capiscono che quando mi perseguono, le persone che amano la libertà si stringono intorno a me. Questo mi rafforza. Ciò che non mi uccide mi rende più forte. Gli americani sanno che ho spinto per avere 20.000 uomini per prevenire la violenza il 6 gennaio, e che sono andato in televisione a dire a tutti di andare a casa».

Una mossa, dunque, che mina la sua nuova corsa presidenziale, dipingendolo come il regista di un’ operazione premeditata con la falsa dichiarazione di vittoria, la “big lie” sulle frodi di massa e l’istigazione ad una marcia sovversiva sul Capitol. Insieme al tycoon sono stati deferiti il suo ex avvocato John Eastman, uno degli “architetti” del tentativo di ribaltare il voto, ed altri stretti alleati di Trump. Quattro parlamentari repubblicani (Kevin McCarthy, speaker in pectore della Camera, Jim Jordan, Scott Perry e Andy Biggs) saranno inoltre deferiti alla commissione etica della Camera per non aver ottemperato alle citazioni.

“Il presidente è stato molto chiaro, la nostra democrazia continua a rimanere sotto minaccia e tutti noi abbiamo una parte per proteggerla”, ha reagito la Casa Bianca tramite la portavoce Karine Jean-Pierre. «Il nostro non è un sistema dove i fanti vanno in prigione e le menti e i capobanda restano in libertà», ha ammonito alla fine dell’udienza il dem Jamie Raskin, uno dei nove deputati inquirenti.

WASHINGTON - Jamie Raskin - Photo by CHIP SOMODEVILLA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

Trump ha dimostrato di essere «inadatto per qualsiasi nuovo incarico pubblico», aveva accusato in apertura Liz Cheney, una dei due soli repubblicani della commissione, di cui è vicepresidente. «Ha infranto la fiducia» nel sistema elettorale, aveva detto poco prima Bennie Thompson, presidente della commissione: «Sapeva di aver perso le elezioni del 2020 ma scelse di rimanere in carica attraverso uno schema articolato per ribaltare i risultati. Non abbiamo mai avuto un presidente che ha scatenato un violento tentativo di bloccare il trasferimento del potere».

WASHINGTON - Il capo della commissione parlamentare Bennie Thompson - Photo by Drew Angerer / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP

«Ogni presidente nella nostra storia ha difeso questo ordinato trasferimento dei poteri, tranne uno», ha rincarato Cheney. «Tra le cose più vergognose scoperte dal questa commissione - ha proseguito - c’è il fatto che Trump restò seduto nella dining room fuori dell’Ufficio Ovale a guardare alla tv la violenta sommossa al Capitol. Per ore non fece alcuna dichiarazione pubblica per ordinare ai suoi supporter di disperdersi e di lasciare il Capitol, nonostante le sollecitazioni dello staff della Casa Bianca e di decine di altre persone».

«Durante quel periodo di tempo, agenti furono attaccati e seriamente feriti, il Capitol fu invaso, il conteggio dei voti fu bloccato e le vite di coloro che stavano in parlamento furono messe a rischio», ha aggiunto Cheney, definendo il comportamento dell’ex presidente non solo «illegale ma anche un completo fallimento morale e una chiara inadempienza del dovere».

Il deferimento non obbliga il dipartimento di giustizia ad intraprendere alcuna azione ma manda un segnale potente sulle responsabilità di Trump nell’assalto al Campidoglio. In ogni caso il dipartimento ha già i fari puntati su Trump in un’ indagine penale sulla stessa vicenda, come pure in quella del sequestro di documenti classificati nella sua residenza di Mar-a-Lago.

Ad aggravare la situazione del tycoon arriva ora la decisione di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti