offensiva A nord est

Bombe turche sulla Siria. Erdogan minaccia l’Ue: se ci ostacolate vi mandiamo milioni di profughi

L’operazione Prince Spring al secondo giorno. Raid aerei turchi anche nel nord Iraq. Obiettivo: i curdi

di An.Man.


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Civili scappano da Ras al-Ain, città nel Nordest della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca

2' di lettura

«Centonove terroristi sono stati uccisi», proclama il presidente turco Recep Tayyip Erdogan davanti ai dirigenti del suo partito, l’Akp. Il presidente turco e il suo ministro della Difesa continuano coi trionfanti annunci della sua operazione militare nel Nord Est della Siria: l’offensiva denominata «Peace Spring» è al secondo giorno ed è arrivata dopo il via libera di Donald Trump tre giorni fa.

Le truppe di Erdogan premono all’est dell’Eufrate contro le milizie curde considerate gruppi terroristi dal governo di Ankara. Erdogan non muove dunque contro l’Isis ma contro i curdi con la motivazione ufficiale di dare una «safe zone» ai rifugiati. Erdogan manda anche un messaggio minaccioso alla Ue: se ci accuserà di aver occupato la Siria e ostacolerà la nostra operazione militare, «apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi».

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I bombardamenti dell'artiglieria e dell'aviazione turca proseguono contro obiettivi curdi, riferiscono le tv locali, e mostrano immagini del fumo che si leva dalla zona di Tal Abyad, di fronte al confine turco di Akcakale. Altri raid si segnalano sull'area di Ras al Ayn, altro punto d'accesso dell'offensiva di Ankara, città da cui già arrivano immagini di civili in fuga, distante circa 120 km da Tal Abyad.

Caos in Medio Oriente e a Washington
L’operazione può avere conseguenze drammatiche in Medio Oriente e in Siria in particolare, paese squassato da otto anni di guerra civile, ma i colpi di artiglieria di Erdogan rimbombano anche a Washington dove i repubblicani rinfacciano a Trump di aver tradito i curdi, fedeli alleati americani nella lotta all’Isis. Curdi che adesso avvisano: la Syrian Democratic Forces da loro guidata potrebbe smettere di contrastare l’Isis causa offensiva turca.

A Washington, un gruppo di senatori repubblicani, tra cui Lindsey Graham, alleato chiave di Trump fortemente critico con il disimpegno nella zona di conflitto voluto da Trump, condanna l’incursione e minaccia di punire la Turchia con sanzioni. L'ambasciatrice americana all'Onu, Kelly Craft, al termine delle consultazioni del Consiglio di Sicurezza, sostiene che «come il presidente Donald Trump ha ampiamente chiarito, gli Usa non hanno in alcun modo avallato la decisione del governo turco di organizzare un'incursione militare nel nordest della Siria», mentre i Paesi europei che siedono nel Consiglio di sucurezza dell’Onu chiedono ad Ankara di cessare l’azione militare unilaterale: «Le rinnovate ostilità armate comprometteranno ulteriormente la stabilità dell’intera regione, esacerberanno le sofferenze dei civili e provocheranno ulteriori spostamenti che aumenteranno ancora il numero di rifugiati e sfollati».

L’Isis festeggia
Aspetto cruciale dell’operazione militare turca è il vantaggio che può trarne l’Isis, il gruppo terrorista che ha messo radici tra Siria e Iraq, tra la siriana Raqqa e l’irachena Mosul dove nel 2014 è stato procalamato il sedicente califfato, e ha poi scatenato una ondata di terrore in Europa e negli Stati Uniti. I curdi stamattina hanno avvertito che la scorsa
notte la Turchia ha bombardato una prigione in cui sono detenuti miliziani dell'Isis «di oltre 60 Paesi» durante gli attacchi che destano la preoccupazione dell’Occidente.

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