IL BILATERALE CONTE-PUTIN

Asse Italia-Russia per stop alle sanzioni: sì a pressing diplomatico, no a veto

Il presidente del Consiglio ha ventilato l’ipotesi di un asse Roma-Mosca per ottenere la revoca delle misure restrittive comminate dall’Unione europea dopo la crisi in Ucraina. Il 27 giugno il governo giallo verde ha votato sì alla proroga al 31 gennaio della stretta

di Andrea Carli

Putin a Roma, il premier Conte ribadisce intesa, no alle sanzioni

4' di lettura

L’Italia punta a mettere in campo un pressing diplomatico per convincere i partner europei a revocare le sanzioni alla Russia, comminate dall’Unione europea dopo la crisi con l’Ucraina, ma un vero e proprio veto in sede di Consiglio Ue, in occasione del prossimo rinnovo semestrale, è un’ipotesi che a palazzo Chigi non viene presa in considerazione, per le conseguenze che avrebbe sul piano del rapporto con le altre cancellerie, ma non solo.

Conte a Putin: asse anti sanzioni
In occasione della visita lampo che il presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha fatto in Italia il premier Giuseppe Conte ha assicurato il leader del Cremlino: l’Italia, è il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio nel bilaterale di ieri a Palazzo Chigi, lavora per il superamento delle sanzioni a Mosca comminate dall’Unione europea dopo la crisi in Ucraina. «Speriamo che l’Italia sulle sanzioni porti avanti la posizione di un ritorno dei rapporti a 360 gradi con la Russia», è stato il commento di Putin.

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Il Consiglio Ue rinnova all’unanimità le misure (e l’Italia vota sì)
Il 27 giugno, ovvero otto giorni fa, il Consiglio Ue, nell’ambito della Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), ha formalizzato quanto deciso la settimana prima dai capi di Stato e di governo dei 28: il rinnovo delle sanzioni economiche contro settori specifici dell’economia russa per sei mesi, fino al 31 gennaio del prossimo anno, per il mancato rispetto degli accordi di Minsk. La decisione è stata presa all’unanimità, quindi anche con il sì dell’Italia (era già accaduto lo stesso in occasione del precednte rinnovo). A influire sulla scelta dei leader Ue di mantenere la barra dritta sulle sanzioni il sequestro di tre navi ucraine da parte delle forze navali russe nel Mar d’Azov. Dopo questa prova di forza, infatti, i rapporti Russia e Ucraina si sono fatti ancora più tesi, e l’Europa ha scelto di confermare le sanzioni.

Il pressing diplomatico del governo giallo verde
Come mai il 27 giugno l’Italia ha deciso di non andare allo strappo con i partner europei sul dossier Russia? Come si concilia la disponibilità espressa a Putin con quella decisione? In un certo senso, ragionano fonti di palazzo Chigi, la risposta è quella che ha dato lo stesso leader del Cremlino nella conferenza stampa al termine dell’incontro di Conte. Ovvero: la Russia comprende che l’Italia è legata agli impegni derivanti dall’essere membro delle strutture europee, quindi non abbiamo pretese nei confronti degli amici italiani. Insomma il lavoro, prezioso, che l’Italia può fare è diplomatico, di moral suasion. Andare alla rottura con l’Europa rischierebbe di creare un problema per risolverne un altro.

Tafuro Ambrosetti (Ispi): per Salvini priorità è politica migratoria
Nonostante il vicepremier Matteo Salvini abbia in passato ventilato l’ipotesi di porre il veto in sede di voto per il rinnovo delle sanzioni a Mosca, la sensazione è che ora il leghista non sia disposto ad andare al muro contro muro su questo tema. «Secondo me, se proprio volesse fare un’azione di rottura in Europa, sarebbe più qualcosa legato alle politiche di gestione dei flussi migratori», osserva Eleonora Tafuro Ambrosetti, ricercatrice dell'Osservatorio Russia, Caucaso e Asia dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. «Porre il veto - continua - sarebbe una scelta molto drastica, possibile ma politicamente rischiosa: c’è il pericolo che l’Italia rimanga isolata in Europa. Il sostegno dell’Italia alla Russia si limita sostanziamente a due cose: lobbying continua e promozione del dialogo al posto delle sanzioni; ed evitare che si impongano nuove misure contro la Federazione, oltre a quelle già in vigore. Questo è uno scenario nel quale confidano molti paesi dell’Europa centro orientale. C’è stata ad esempio la proposta di imporre nuove misure punitive nei confronti della Russia per il decreto, recente, che garantisce la cittadinanza russa ai cittadini dell’Ucraina orientale in via molto semplificata».

Che cosa accadrebbe se Roma ponesse il veto
Se l’Italia decidesse di far mancare il suo appoggio e di porre il veto in occasione del prossimo rinnovo semestrale, la conseguenza sarebbe una frattura profonda con le altre cancellerie europee, con il rischio di un isolamento diplomatico . Il veto potrebbe avere sia una veste unilaterale (l’Italia pone il veto), sia multilaterale (l’Italia mette in campo una colizione di paesi contrari al rinnovo delle sanzioni europee alla Federazione; Cipro e Malta, ad esempio, ne potrebbero far parte). Il veto, qualora venisse posto, farebbe mancare l’unanimità, richiesta per quel tipo di decisioni. La conseguenza, come spiega un report l’Ispi, sarebbe lo stop al rinnovo delle sanzioni economiche; rimarrebbero in piedi, tuttavia, gli altri tipi di sanzioni: le sanzioni diplomatiche, le restrizioni alla cooperazione economica con la Russia e l’embargo economico alla Crimea.

Le due incognite
Una volta revocate le sanzioni, peraltro, non è detto che Mosca decida di revocare le sue. C’è poi un’altra incognita: la reazione degli Usa a qualcosa, la revoca delle misure adottate contro l’eterno rivale, che nella sostanza non condividono.

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