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Assegnati 260 milioni per la ricerca sanitaria, ma la riforma degli Irccs è ancora lontana

Finanziati 226 progetti. Il riordino dei super ospedali va approvato entro fine anno

di Marzio Bartoloni

Fitto: "Pnrr approvato prima della guerra, costo materie prime aumentato"

3' di lettura

Assegnati i primi fondi per la ricerca sanitaria targati Pnrr con un bando da 260 milioni per 226 progetti presentati dai team di ricerca del Servizio sanitario nazionale. Grazie ai fondi europei del Recovery plan i ricercatori potranno condurre ricerche per assicurare lo sviluppo e la qualità delle prestazioni e dell’assitenza ai pazienti in tema di malattie rare, malattie croniche non trasmissibili ad alto impatto sui sistemi sanitari e socio-assistenziali e per i progetti cosiddetti «Proof of Concept», cioè quelli che mirano a colmare il gap tra ricerca e industria che si crea nell’intervallo tra la fase della scoperta e quella della messa a punto.

Il nodo della riforma degli Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico

Fin qui il bicchiere mezzo pieno perché quello vuoto sullo stesso fronte della ricerca sanitaria riguarda la riforma degli Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico), i 52 ospedali che oltre a curare i pazienti portano le innovazioni terapeutiche al letto dei pazienti. La riforma è uno dei milestone del Pnrr da raggiungere entro fine anno, ma per raggiungere entro meno di due mesi il target i tempi stringono sempre di più. Dopo l’approvazione della legge delega di riforma degli Irccs la scorsa estate il Governo guidato dall’ex premier Draghi in tutta fretta ha approvato a fine settembre il decreto attuativo che disegna nel concreto il riordino di questi Istituti.

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I passaggi mancanti

Solo che il provvedimento deve ancora fare due passaggi istituzionali: uno in Parlamento dove sono attesi i pareri delle commissioni competenti di Camera e Senato e l’altro in Conferenza Stato Regioni prima del via libera definitivo di Palazzo Chigi. La riforma che riguarda grandi centri - dall 'Istituto tumori di Milano al Gemelli e allo Spallanzani di Roma - ma anche strutture più piccole, prova ad alzare l'asticella dei criteri per poter rientrare in questo “dream team” degli ospedali italiani che accanto alla cure fanno anche ricerca di frontiera: oltre all’efficienza dell’organizzazione (è richiesto l’equilibrio economico finanziario e patrimoniale) e alla qualità delle struttura è necessario ad esempio rispettare il requisito organizzativo del 35 % dei ricercatori con contratto di lavoro subordinato.

Il bando di ricerca

Tornando al bando di ricerca come detto sono 226 i progetti di ricerca biomedica - sui 300 complessivi presentati - che accederanno ai 262 milioni euro di finanziamenti per la ricerca sanitaria messi a disposizione con il primo avviso pubblico del Piano nazionale di ripresa e resilienza, pubblicato il 20 aprile scorso.

Il Comitato tecnico sanitario presso il ministero della Salute nella seduta del 28 ottobre ha approvato dunque la graduatoria finale e l’attribuzione del finanziamento ministeriale sui seguenti temi: malattie rare (50 milioni); malattie croniche non trasmissibili ad alto impatto sui sistemi sanitari e socio-assistenziali (162 milioni); Proof of Concept (50 milioni). I destinatari istituzionali del bando vedono come capofila dei progetti le Regioni, l’Inail, l’Agenas, gli Irccs e gli Izs. E poi come altri possibili partner istituzionali si contano anche aziende ospedaliere; Asl; altri enti del Servizio sanitario nazionale (con l’esclusione di strutture private accreditate con il Ssn); università; enti di ricerca pubblici e soggetti privati no profit.

Il bando è relativo all'investimento «Valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del Ssn» nell’ambito della missione 6 Salute del Pnrr. Entro il 2023 verrà emanato un secondo bando per lo stesso importo, in modo da impegnare lo stanziamento complessivo di oltre 524 milioni di euro.

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