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Assegnazione, necessari lavoro stabile o residenza

In tutte le Regioni chi ha già usufruito degli aiuti non può concorrere

2' di lettura

Con un’ordinanza dello scorso giugno, il tribunale di Genova ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di una norma, contenuta nell’articolo 5 della legge regionale 10/2004. In base a questo articolo, l’aspirante assegnatario di una casa popolare deve risiedere oppure aver lavorato da almeno cinque anni in uno dei comuni del territorio cui si riferisce il bando per l’assegnazione degli alloggi.

Non è la prima volta che la Corte è chiamata a decidere se creano o no ingiustificate disparità di trattamento le clausole che subordinano al maturare di una determinata anzianità di residenza l’accesso alle prestazioni pubbliche agevolate.

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Il ventaglio dei requisiti

Ogni Regione con le proprie leggi ha definito un elenco di requisiti che gli aspiranti inquilini di un’abitazione di proprietà pubblica devono soddisfare. Il panorama è vario, con alcuni punti fermi.

Uno dei titoli che ovunque deve essere posseduto, riguarda la condizione economica del nucleo famigliare, che alcune Regioni misurano con il reddito e altre con un indicatore della situazione più complessiva, per esempio con l’Isee.

Lo spartiacque è territoriale: in quelle del Sud, isole comprese, si ricorre al primo di questi due parametri. Più in alto è posta l’asticella del reddito o dell’Isee da non superare, più lunga diventa la lista di attesa per l’assegnazione.

Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, per concorrere ai bandi occorre la cittadinanza italiana, di uno Stato dell’Ue oppure essere in regola con i permessi di soggiorno. Unanime è anche la decisione delle Regioni di non ammettere ai bandi chi già possiede una casa o è già stato aiutato ad averne una. Per gli altri requisiti (assenza di condanne, non essere occupanti abusivi, eccetera), vanno in ordine sparso.

La residenza

La residenza o il lavoro stabile degli aspiranti inquilini in un’area è un requisito in tutte le Regioni. Ormai solo in una minoranza di esse, quasi tutte del Sud (tra cui Basilicata, Campania, Molise), coincide con i singoli comuni o gli ambiti territoriali dei bandi.

In molte Regioni è necessario anche aver maturato una certa anzianità di residenza o di lavoro per partecipare ai bandi. Si oscilla tra i sei mesi della Calabria e i cinque anni di Abruzzo, Veneto, Piemonte, Liguria; in Lombardia e Toscana invece, l’anzianità non serve più.

Questo vincolo temporale è stato introdotto per limitare l’accesso ai bandi degli stranieri, soprattutto extra comunitari, ma è una barriera anche per i cittadini italiani che non risiedono negli ambiti territoriali nel quale esso si applica.

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